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HomeECONOMIA E MERCATICOMMENTO AL MERCATORiassunto mensile di settembre: mercati frenati da Evergrande e crisi energetica

Riassunto mensile di settembre: mercati frenati da Evergrande e crisi energetica

Settembre si è concluso e ha rispettato il pronostico di mese di riorganizzazione sui mercati. Molti dei principali listini mondiali, infatti, hanno interrotto la loro corsa al rialzo per ripiegare di alcuni punti percentuali. Si è parlato molto di Cina.

Già, perché la seconda economia mondiale è dapprima finita sotto i riflettori per la vicenda legata a Evergrande, il colosso immobiliare gravato da 300 miliardi di dollari di debiti finito a un passo dal fallimento.

E poi, nei giorni finali del mese, ha fatto molto parlare la decisione del governo di Pechino di tagliare le forniture di corrente elettrica alle fabbriche, tra cui quelle di Apple e Tesla. Una tegola non da poco per le aziende americane, che già sui mercati stanno scontando la carenza di microchip.

La forte ripresa mondiale ha rinfocolato le tensioni sui prezzi delle materie prime e, di conseguenza, la tendenza inflattiva. Motivo per cui le banche centrali stanno pensando sempre di più a correggere, chi più chi meno, la propria politica monetaria di stimolo all’economia.

 

I fatti salienti del mese di settembre

La Federal Reserve, la banca centrale americana, in uno dei suoi ultimi bollettini ha annunciato che la riduzione di acquisti straordinari di titoli di Stato da 120 miliardi di dollari potrebbe iniziare a breve, forse addirittura entro l’anno. Per ora non aumenteranno i tassi, ma si comincia a parlare all’interno del board di un possibile primo ritocco verso l’alto già a partire dal 2022.

La grande notizia del mese è la crisi delle materie prime a livello globale. La forte ripresa mondiale sta rendendo difficile l’approvvigionamento di qualsiasi combustibile e questo si riflette sui prezzi. In Italia ne abbiamo visto l’effetto con i forti rincari a partire dal mese di ottobre nelle bollette di luce e gas.

Ma nemmeno il gigante cinese è rimasto al riparo da questo fenomeno mondiale. È degli ultimi giorni del mese, infatti, la notizia di un taglio delle forniture energetiche alle fabbriche decisa dal governo guidato da Xi Jinping. La motivazione ufficiale è che la Cina si sta apprestando a passare alle energie rinnovabili e per questo non costruirà altre centrali a carbone. Ma alla base ci sono anche altre motivazioni, ovvero l’aumento dei prezzi del carbone e del gas naturale, cosa che ha convinto le autorità a far rallentare la produzione di energia.

In Europa, invece, pure la Banca centrale europea sta pensando di ricalibrare la politica monetaria, anche se la presidente Christine Lagarde ha detto che l’economia ha ancora bisogno di un approccio accomodante e che gli effetti sull’inflazione sono riconducibili alle circostanze straordinarie che stiamo vivendo.

 

 

Come si sono mossi i mercati

In Europa, i listini hanno tutti perso terreno durante il mese di settembre. Il Ftse Mib è arretrato sotto la soglia dei 26mila punti. Un calo condiviso dal Cac 40 francese e dal Dax tedesco.

Pure negli Stati Uniti non è andata benissimo. L’S&P 500 ha ripiegato di alcuni punti percentuali, cominciando a sgonfiarsi dopo avere più volte aggiornato i propri massimi storici durante il periodo estivo. A incidere diversi fattori, tra cui la prospettiva di un tapering della Fed e le già citate difficoltà di reperimento di materie prime e microchip. Quest’ultimo aspetto ha pesato in particolare sul Nasdaq, che ha lasciato sul terreno oltre il 5% della sua capitalizzazione dall’inizio del mese.

In Asia, il Ftse China A 50 e l’Hang Seng a Hong Kong hanno vissuto un mese contrastato. Il primo indice, infatti, ha conosciuto una piccola ripresa (anche se aveva perso molto terreno prima). Mentre il secondo ha continuato il suo movimento ribassista dovuto anche all’interventismo statale cinese nell’economia.

Sul fronte obbligazionario, il rendimento del bond decennale USA è salito nel corso del mese attorno a quota 1,49%, dall’1,33% di inizio mese. In Europa lo spread BTP/Bund è in discesa in area 105 punti base.

Sul fronte delle commodity, l’oro è calato a quota 1755 dollari l’oncia. Il gas naturale è schizzato a 5,90 dollari al metro cubo (a inizio mese scambiava a 4,60). Il carbone viaggia a 218 dollari a tonnellata, mentre un anno fa era poco sopra i 50. Anche il petrolio è in crescita oltre 78 dollari al barile per il Brent e appena sotto i 75 dollari il WTI.

Sul fronte valute, il dollaro si è apprezzato in modo consistente sull’euro e ora è il cambio è fissato 1,15 (da 1,17 del mese precedente).

 

Eventi da tenere d’occhio nel mese di ottobre

Se il mese di settembre è stato un mese di riorganizzazione, quello di ottobre sarà utile per capire dove andranno a posizionarsi i vari asset manager.

Da tenere sotto controllo il rialzo delle materie prime che, se si dovesse aggravare, potrebbe avere serie ripercussioni anche sulla ripresa economica post pandemia. Focus anche sulla crisi dei semiconduttori, che potrebbe continuare a sprigionare i suoi effetti anche sui listini tecnologici.

In Cina riflettori rivolti sulla vicenda di Evergrande, nella cui vicenda sarà interessante vedere come lo stato cinese interverrà per limitare il danno sistemico e se si procederà, come qualcuno ipotizza, a un default controllato dalla mano pubblica.

 


 

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