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Il potere della cultura italiana alla conquista del mondo

Qual'è l'impatto della cultura italiana sulla nostra economia.

Un’Italia che fa l’Italia: basta pensare alle infinite bellezze storiche sparse sui nostri 300 mila chilometri di penisola per capire quanto la bellezza sia uno dei punti di forza del nostro bel Paese, una bellezza che si misura non solo in termini di arricchimento culturale, ma anche in risultati economici. Nella settimana della tragedia di Notre Dame, è bene ricordare l’importanza delle nostre opere d’arte e di quanto contribuiscano al valore non solo artistico ma anche economico di una nazione.

 

La bellezza è uno dei nostri punti di forza

Quanto conta la nostra cultura? L’Italia, lo sappiamo, è il paese dell’arte e della storia. Le bellezze artistiche sono innumerevoli e sono sparse in ogni angolo del Paese: si stima che la nostra penisola concentri dal 60% al 75% di tutti i beni artistici presenti nel mondo. A livello globale, il nostro Paese rappresenta quindi un punto di riferimento per chi si occupa d’Arte.

Ma spesso la cultura non viene riconosciuta come un vero e proprio settore produttivo, e gli impatti socioeconomici dei cosiddetti “settori culturali e creativi” non vengono presi in considerazione come dovrebbero. Tuttavia, secondo un recente studio della fondazione Symbola e di Unioncamere, l’Italia ha un notevole vantaggio competitivo dovuto al suo straordinario patrimonio storico, artistico e archeologico, che sta assumendo un ruolo sempre più importante in tutti i settori produttivi italiani.

 

La forza della cultura in numeri

Lo studio1 di Symbola e Unioncamere ha analizzato gli impatti economici del Sistema produttivo culturale e creativo italiano, il quale comprende tutte quelle attività economiche che si occupano di beni e servizi culturali: industrie creative (architettura, comunicazione, design), turismo, industrie culturali (cinema, editoria, videogiochi, software, musica e stampa), patrimonio storico-artistico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici), a cui si aggiungono le imprese che non si occupano direttamente di generare beni culturali ma che impiegano professioni culturali e creative, come ad esempio l’artigianato artistico.

 

 

Cos’hanno scoperto? Che solo nel 2017 l’industria culturale e creativa italiana ha prodotto circa 92 miliardi di euro di valore aggiunto. Questo risultato è stato raggiunto grazie al contributo di tutte quelle organizzazioni che gravitano intorno alla cultura, dal mondo privato alle istituzioni pubbliche fino ad arrivare al mondo del no profit (particolarmente presente nelle performing arts).

Anche per numero di occupati non si scherza: la cultura dà lavoro a ben 1, 5 milioni di persone. Dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo deriva il 6,1% dell’occupazione complessiva in Italia. Grazie a questa forza culturale, il made in Italy è oggi, secondo KPMG (una delle quattro più grandi società di revisione aziendale al mondo), il terzo marchio più conosciuto a livello mondiale, dopo Coca Cola e Visa.

 

L’Italia della qualità e della bellezza prova a sfidare la crisi

In questo momento l’economia italiana non se la passa di certo bene, ma grazie alla cultura abbiamo sicuramente un vantaggio competitivo in un comparto che influenza e attiva tanti settori produttivi, e che ha effetti sull’immagine complessiva del Paese e sulla sua forza di penetrazione all’estero.

Secondo il rapporto sopra citato, la cultura ha infatti un effetto moltiplicatore sul resto dell’economia pari a 1,8: ovvero per ogni euro prodotto dalla cultura se ne attivano 1,8 in altri settori. Prendendo quindi i 92 miliardi di euro di valore aggiunto prodotti dal sistema culturale, ne verrebbero generati altri 165. Non male. È il settore turistico il principale beneficiario: più di un terzo della spesa turistica nazionale, esattamente il 38,1%, è attivata proprio dalla cultura e dalla creatività.

 

 

Culturalmente parlando l’Italia è il Paese più influente del mondo

Secondo un’indagine2 della rivista US News e dell’Università della Pennsylvania, l’Italia è il primo Paese al mondo per influenza culturale. Si avete capito bene, non solo serie tv americane e McDonald, ma anche pizza, pasta e mandolino vanno alla conquista del mondo.

Attenzione, questo primato non è solo sulla carta, poiché i paesi che dominano l’influenza culturale sono dei veri e propri “trendsetter”. Cosa significa? Significa che i loro prodotti hanno quel certo “je ne sais quoi” che li fa andare a ruba un po’ più velocemente degli altri. Inoltre, la musica, la moda e i film di questi Paesi vengono assorbiti da altre culture, dominando la scena creativa globale e influenzando le scelte d’acquisto dei consumatori in giro per il mondo.

 

Il “Made in Italy” è un brand che vale miliardi

Eh sì, l’Italia è praticamente un brand, e anche uno dei più importanti e rilevanti al mondo. L’ultima classifica “BrandZ Top 30 Most Valuable Italian Brands 2019”, stilata da Wpp e Kantar stima che il valore dei marchi italiani aumenta di circa il 20% ogni anno e nel 2019 ha toccato i 97 miliardi di dollari. Abbigliamento, cibo, architettura, design e musica: delle 179.000 imprese europee in ambito culturale e artistico una su sei parla italiano. Sono settori ricchi di valore umano, che saranno ancora più valorizzati nel futuro, in un contesto dove robotica e intelligenza artificiale potranno sostituirsi all’uomo in molti settori produttivi, ma non in questo. Della serie: “La bellezza salverà… l’Italia”.

 



1 – Io Sono Cultura 2018 – Fonte: Symbola
2 – Cultural Influence – Fonte: US News

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Jessica è nata e cresciuta in Italia, ha conseguito la laurea triennale in commercio internazionale presso l'Università di Milano per poi trasferirsi in Olanda dove ha ottenuto la laurea specialistica in economia politica internazionale. La sua passione per i viaggi l'ha portata a vivere e lavorare per diverse start-up in giro per il mondo, sempre in ambienti internazionali e multiculturali. Ama scrivere e trascorrere i suoi fine settimana sulle sue amate Dolomiti trentine.

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