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Il problema del debito pubblico tra le due sponde atlantiche: una preoccupazione giustificata ma eccessiva-Parte II

Riprendendo brevemente quanto scritto nella parte prima del post (leggi) dove descrivevo come  le recenti preoccupazioni circa le conseguenze dell’innalzamento del tetto del debito fossero  eccessive,  va detto che  l’economia americana non naviga in acque tranquille. Vediamo perché.

1)      L’America sta attraversando una lunga fase di recessione che perdurerà per lungo tempo.

2)       I bassi tassi d’interesse hanno spinto il sistema verso una situazione di “trappola della liquidità” simile a quella del Giappone. In questa situazione la politica monetaria espansiva non ha avuto alcuna efficacia, in quanto la liquidità immessa nel sistema  non si è trasformata  in investimenti produttivi in grado di rilanciare l’economia.

3)      L’economia americana soffre di un elevato debito privato e pubblico, che riflette squilibri esterni nei confronti del resto del mondo (ad esempio nei confronti della Cina, che mostra invece  un avanzo della bilancia commerciale, i c.d. “squilibri globali”).

4)      Il dollaro è svalutato ed si mostra debole nei confronti dell’Euro.

Riguardo quest’ultimo punto, occorre  soffermarsi un attimo.  L’America ha accumulato nel tempo un elevato debito pubblico e privato; ciò riflette il fatto che è un paese che importa molto più di quanto esporta: 1) la manovra del “quantitative easing”, per rilanciare l’economia americana,  ha spinto verso il basso i tassi d’interesse e per questa via i deflussi di capitale (degli investitori che cercano mercati obbligazionari con rendimenti più elevati) hanno deprezzato ulteriormente il dollaro; 2) la svalutazione si è resa necessaria per migliorare la differenza tra esportazioni ed importazioni degli Stati Uniti e stimolare ulteriormente la domanda (aggregata).

La questione ora è: quanto si svaluterà il dollaro dato l’ingente debito pubblico da una parte e la forte recessione dall’altra?

Com’è  stato sottolineato da Paolo Savona e Carlo Pelanda (su “Il Foglio”)  due sono gli scenari possibili, il primo in fase di attuazione,  il secondo più drastico ma meno probabile.

  • Scenario 1:  se l’Unione Europea  avrà successo nella sua politica di difesa dei debiti sovrani, allora l’indebolimento del dollaro nei confronti dell’Euro (e quindi il suo rafforzamento) ridurrà  le esportazioni della  eurozona. Inoltre,  l’apprezzamento del cambio genererebbe inflazione importata. La BCE, a questo punto, aumenterebbe il tasso di riferimento per contrastare l’inflazione. L’Eurozona e la Germania andrebbero incontro a recessione a causa del rigore di bilancio che sarebbero costrette a rispettare per il risanamento dei debiti sovrani, della riduzione delle esportazioni e dell’aumento dei tassi d’interesse (BCE). Quale sarebbe l’effetto sui debiti pubblici? La loro  insostenibilità.  Infatti i termini che influiscono direttamente sul livello del rapporto debito/PIL varierebbero in questo modo: a) aumenterebbe la differenza  (se è positiva) o si ridurrebbe (se è negativa) tra  spesa per interessi  in termini reali  e il tasso di crescita dell’economia; b) aumenterebbe  il rapporto Debito/PIL  ed  il rapporto spesa pubblica al netto della tassazione e PIL, questo a causa della riduzione del reddito (PIL); c)  aumenterebbe (ridurrebbe) la differenza positiva tra la tassazione e la spesa pubblica (la differenza positiva tra spesa pubblica e tassazione).
  • Scenario 2: questo scenario si differenzia dal primo per l’ipotesi di  una forte svalutazione del dollaro. In tale situazione,  si genererebbero forti deflussi di capitali con recessione borsistica ed economica elevata negli USA. La caduta della domanda globale che ne seguirebbe,  genererebbe una depressione mondiale.

Questo secondo scenario è improbabile, mentre il primo difficilmente non troverà soluzione. Infatti,  credo che gli Stati  cercheranno di limitare le oscillazioni dei cambi, proprio per gli effetti negativi che l’assenza di una tale manovra comporterebbe.

Scritto da

Dopo l'importante esperienza lavorativa in AdviseOnly, dove ha ricoperto il ruolo di portfolio advisor e analista macroeconomico, è entrato in Cassa Depositi e Prestiti. Ha conseguito la Laurea in Economia Politica all'Università degli Studi di Roma I "La Sapienza", trascorrendo alcuni periodi di studio all'estero ed il Master in Finance (II livello) presso l’Università di Torino (CORIPE Piemonte). La sua principale passione è l'economia.

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