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Tutto parte – di nuovo – dalle banche centrali. Le attese di politiche monetarie accomodanti per opera della Banca Centrale Europea, della Bank of England e della Federal Reserve

Come se non fosse già una novità, le nuove previsioni del Fondo Monetario Internazionale presentate a Davos la scorsa settimana certificano una realtà oramai conclamata. Sebbene in rallentamento, il

“In”, poi “out”, ora di nuovo “in”? Sembrerebbe proprio di sì. Riepiloghiamo l’antefatto. Esattamente un anno fa, nel gennaio del 2018, l’obbligazionario dei mercati emergenti era considerato un’opportunità interessante.

Ripartiamo dall’ABC. Anzi, dal BRIC: vi ricordate la sigla lanciata a livello globale nel 2001 da Jim O’Neill di Goldman Sachs? Stava per Brasile, Russia, India e Cina. Con

Aumento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti e rafforzamento del dollaro USA, valuta in cui il loro debito è rinominato. Senza dimenticare un terzo fattore decisivo, anche questo made

Non è un buon momento per i mercati emergenti. Dopo due anni di performance a doppia cifra, il 2018 finora è stato deludente (-9,0% da inizio anno, in euro).

Conto alla rovescia per l’indice di riferimento per i mercati emergenti (MSCI Emerging Markets) che, dopo tre rinvii, il 31 maggio accoglierà 234 azioni cinesi fino ad ora rimaste

Negli ultimi 15 anni, il debito emergente è cresciuto in maniera significativa fino a diventare un segmento importante delle opportunità indicizzate: secondo i dati aggiornati al settembre 2017, la

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