I PIR mettono il turbo alla Borsa italiana

pir aumentano valore azioni italiane

I PIR stanno riscontrando un buon successo già a pochi mesi dalla loro introduzione. I titoli compatibili sono relativamente pochi, la domanda è alta e il loro prezzo cresce in fretta.


L’industria finanziaria italiana, che conosce bene i suoi polli (i risparmiatori), ha subito fiutato l’appetitosa opportunità d’incamerare commissioni grazie ai PIR, cioè i Piani Individuali di Risparmio introdotti con l’ultima Legge di Stabilità. In questi primi mesi del 2017 sono così partiti alla spicciolata una ventina di PIR. Crescono rapidamente in numero e, in poche settimane, hanno già raccolto più di un miliardo di euro di risparmi degli italiani, che gradiscono moltissimo l’esenzione fiscale condita con l’idea di aiutare le imprese connazionali. E in Borsa “l’effetto PIR” si sente. Eccome.

Azioni Mid e Small Cap alla riscossa

L’effetto sul mercato è di quelli che vengono definiti “tecnici”: la forte domanda di PIR determina un sensibile aumento della domanda di titoli compatibili con i PIR. Parliamo dunque di azioni e obbligazioni di aziende italiane, in buona parte medio-piccole, non incluse nell’indice di Borsa Italiana FTSE MIB. La domanda di questi titoli si scontra però con un’offerta piuttosto rigida, perché il mercato finanziario italiano, titoli di Stato a parte, è provincialotto e quotare una nuovo titolo azionario, o emettere un’obbligazione, non è cosa che si fa dall’oggi al domani (benché questo sia uno dei probabili effetti di medio-lungo termine dei PIR). Se la domanda di titoli aumenta ma l’offerta è stabile, il prezzo sale, no way. In effetti, gli indici di Borsa Italiana riflettono bene questo fenomeno, basta dare un’occhiata al grafico.

L’indice più sensibile di tutti è il FTSE Italia STAR, quello che raccoglie le imprese con capitalizzazione compresa tra 40 milioni ed 1 miliardo di euro, ossia quelle maggiormente sensibili a questi flussi d’acquisto, perché “piccoline”.

Segue il FTSE Italia Mid Cap, composto dalle prime 60 società per capitalizzazione che non appartengono all’indice FTSE MIB, anch’esse appetibili per i PIR.

Infine viene il FTSE AIM Italia, l’indice delle azioni quotate sull’AIM, il mercato regolamentato di Borsa Italiana rivolto alle piccole-medie imprese italiane con alto potenziale di crescita (…e anche piuttosto illiquide). Il FTSE MIB, che contiene le prime 40 società italiane, le cosiddette large cap, si è mantenuto assai più basso, muovendosi in linea con l’indice di Borsa dell’Eurozona Euro Stoxx 50.

L’importante è comprare

I flussi di acquisto in questo momento sui titoli delle società a piccola e media capitalizzazione italiani sono abbastanza acritici: i soldi da investire sono talmente tanti che, detto brutalmente, non c’è modo di selezionare accuratamente le migliori società secondo qualche criterio finanziario: molte non avrebbero abbastanza capienza in termini di capitalizzazione. Non c’è molto spazio per lavorare di fino. E così, in buona sostanza, si compra in modo massivo tutto ciò che è PIR-compatibile.

Fino a quando durerà?

È probabile che duri ancora un po’, se non si verificano pesanti correzioni dovute ai vari rischi sistemici in circolazione. Innanzitutto, molte banche ed asset manager (in particolare gli operatori esteri) devono ancora partire con i PIR. E, quando lo faranno (si parla di altri fondi comuni, polizze unit-linked, gestioni patrimoniali, forse altri ETF), se sapranno promuovere bene i loro prodotti, ingolosiranno i risparmiatori e genereranno ulteriore domanda di titoli. Una domanda che sospingerà ancor più in alto i prezzi dei titoli.

Inoltre, le recenti ottime performance dei PIR probabilmente ne sosterranno ancora la domanda, mentre, come dicevo prima, è difficile che l’offerta di titoli aumenti drasticamente nel breve-medio termine. Se consideriamo che in Italia circa un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie resta parcheggiata su conti correnti a rendimento zero (o quasi), la massa da investire c’è, eccome.

Non è tutto oro…

Dal punto di vista del risparmiatore, come abbiamo già visto su questo blog, i PIR hanno sia luci che ombre (trovate un paio di articoli in merito, in calce al post) di cui essere consapevoli per evitare investimenti irrazionali e incauti – che potrebbero portare a pericolose concentrazioni di rischio-Italia, lontane da un’asset allocation ideale. Anche perché l’industria del risparmio italiana non è affatto estranea alla creazione di prodotti rapaci. E i PIR sono una bella tentazione per uccelli da preda affamati di pollastri.

Raffaele Zenti

Raffaele Zenti

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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