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Ormai ci siamo: prende il via l’8 giugno in Quebec, Canada, il 44esimo vertice del G7. Coordina i lavori il primo ministro Justin Trudeau e partecipano gli esponenti dei governi di Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti: insieme al Canada, le sette nazioni con la ricchezza netta più alta al mondo.

Quattro le aree di discussione: crescita, uguaglianza di genere, cambiamento climatico, pace e sicurezza. Con un inciso sulle tensioni commerciali internazionali, che il Canada sta sperimentando sulla sua pelle visto che sta rinegoziando, non senza difficoltà, il NAFTA – accordo commerciale in vigore dal 1994 – con Stati Uniti e Messico.

La maggiore crescita nel G7

Dopo una recente visita in Canada, il Fondo Monetario Internazionale ha preso atto che “il mancato raggiungimento di un accordo entro un termine ragionevole potrebbe incidere sugli investimenti e sulla crescita per un periodo prolungato”. L’FMI ha comunque sottolineato che nel 2017 il Canada ha registrato il più alto tasso di crescita tra le economie del G7, con il Prodotto Interno Lordo reale cresciuto del 3%.

Il maggiore contributo è arrivato dai consumi privati, mentre esportazioni e investimenti delle imprese sono rimasti qualche passo indietro.

Il Fondo Monetario prevede ora una variazione del PIL reale pari al +2,1% nel 2018 e al +2% nel 2019. Nel breve periodo, la riduzione delle tasse e una maggiore spesa pubblica negli Stati Uniti dovrebbero sostenere la domanda di export canadese e contribuire a ridurre il deficit delle partite correnti.

Focus sul settore finanziario

Nel frattempo, due settori di grande interesse restano quello finanziario e l’energia. Il primo si conferma redditizio e sembra resistere bene ai timori di un crollo dei valori del mercato immobiliare e alle ansie degli investitori per l’esposizione al debito di famiglie e imprese. Ad alimentare involontariamente queste ansie è stata la Banca del Canada, che a maggio ha lasciato i tassi di interesse fermi all’1,25% dopo averli alzati di un quarto di punto percentuale a gennaio. “I dati recenti sono stati solidi, l’inflazione è vicina ai target e l’economia viaggia quasi a piena capacità”, spiegò all’epoca la banca centrale.

L’aumento dei tassi fu però visto come l’inizio di una serie che avrebbe reso più costosi mutui e prestiti, con un impatto importante su tutto il settore creditizio. Questo finora non è avvenuto. E c’è chi ritiene che comunque le banche sarebbero in grado di tenere botta.

Energia e materie prime

Il Canada è poi uno dei Paesi non OPEC che esportano petrolio, il cui prezzo nell’ultimo anno ha beneficiato del taglio alla produzione sancito in sede OPEC e avallato da Paesi non OPEC come la Russia. Le nuove sanzioni USA a carico dell’Iran e il caos Venezuela hanno pesato sulle forniture e contribuito a far salire le quotazioni, che sono tornate a scendere in vista del meeting OPEC del 22 giugno, il quale dovrebbe sancire un allentamento dei limiti alla produzione introdotti nel 2017. Tutto ciò è ben riflesso dall’andamento del Canadian Crude Oil Index, benchmark del petrolio prodotto in Canada, riportato nel grafico qui sotto.

A questo si aggiunga che, se da un lato il governo è impegnato da anni nella battaglia per lo sfruttamento delle sabbie bituminose della provincia di Alberta, una battaglia che sul versante opposto vede schierati movimenti ambientalisti e comunità locali, dall’altro ha di fronte le possibilità aperte dallo scioglimento dei grandi ghiacciai artici.

Il riscaldamento globale, infatti, qui è particolarmente incisivo e gli ormai ex ghiacci perenni, ritirandosi, stanno rivelando risorse e giacimenti vergini. Nella “conquista” di un’area del pianeta ancora non sfruttata il Canada può partire in vantaggio, data la sua posizione geografica.

La proposta di UBS

Riassumendo: un’economia avanzata che ha le potenzialità di un mercato letteralmente emergente, un settore finanziario redditizio e interessanti materie prime. Proprio per intercettare questo potenziale, UBS propone un prodotto che presenta un’elevata esposizione ai settori Financials e Energy: si tratta dell’UBS ETF (LU) MSCI Canada UCITS ETF (CAD) A-dis (ISIN LU0446734872), che investe in titoli compresi nell’MSCI Canada Index con l’obiettivo di replicare l’andamento del prezzo e del rendimento di questo indice, al netto delle commissioni.

Rendimento dell'ETF di UBS riferito all'indice MSCI Canada

L’MSCI Canada Index misura la performance dei mercati azionari canadesi: i titoli sono selezionati in base a dimensioni, liquidità e flottante minimo. L’indice rappresenta società canadesi che sono accessibili agli investitori di tutto il mondo.

Di questo prodotto esiste anche una versione con copertura valutaria: è l’UBS ETF (LU) MSCI Canada UCITS ETF (hedged to EUR) A-acc (ISIN LU1130155606).

Il rendimento dell'ETF di UBS MSCI Canada nella versione con copertura valutaria

L’ETF replica l’MSCI Canada 100% hedged to EUR Index. L’impatto delle oscillazioni dei cambi tra la valuta dell’indice e qualsiasi moneta estera è ridotto tramite l’utilizzo di strumenti derivati a copertura. Anche questo indice rappresenta società accessibili agli investitori di tutto il globo.

1. I dati sui rendimenti si riferiscono al passato. La performance indicata non tiene conto di eventuali commissioni e costi addebitati all’atto della sottoscrizione e del riscatto di quote e degli eventuali oneri fiscali. Fonte: UBS Asset Management.


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UBS ETF ha un lungo track record nella gestione di soluzioni indicizzate per i propri clienti. Nel 2001 UBS ha lanciato il primo ETF. Oggi UBS ETF propone un’ampia gamma di ETF su indici azionari, obbligazionari e alternativi quotati sulle principali Borse europee. Presente dal 2013 in Italia con un team dedicato di 3 persone, in Europa UBS ETF gestisce patrimoni per circa 38 miliardi di Euro e rappresenta il quinto operatore nel mercato degli ETF (Fonte: ETFGI al 31 dicembre 2018) con 92 prodotti quotati presso Borsa Italiana. UBS ETF fa parte di UBS Asset Management che è una delle principali società di gestione a livello mondiale, con un patrimonio in gestione di 682 miliardi di euro (al 31 dicembre 2018), di cui oltre 260 miliardi di euro in gestioni passive. Per maggiori informazioni www.ubs.com/etf.

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