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Perché quando l’economia cresce le commodity diventano (più) interessanti?

I venti d’inflazione riportano in auge gli investimenti sulle commodity, che hanno la caratteristica di avere un valore reale per cui sono di norma considerate un asset in grado di fornire protezione dall’aumento generalizzato dei prezzi. Storicamente, poi, investire in questo settore può essere un buon modo per diversificare il portafoglio, a maggior ragione in un periodo di ripartenza economica come quello che stiamo vivendo. Le commodity, infatti, sono necessarie per la produzione industriale (pensiamo, per esempio, all’acciaio) e sono chiaramente esposte ai cicli economici, quindi tenderanno ad apprezzarsi quando l’economia mondiale è in crescita. Basti pensare, per esempio, all’andamento del prezzo del rame: nell’ultimo anno è cresciuto di oltre il 70% e a maggio ha toccato il suo massimo storico. Si tratta del resto di una commodity – cioè un bene scambiato sul mercato senza differenze qualitative – molto richiesta poiché svolge un ruolo importante nella produzione dei veicoli elettrici, secondo le aspettative del mercato ormai prossimi a un boom.

 

Le cose da sapere per chi investe in commodity

Chi investe sulle commodity, tuttavia, deve fare attenzione a diversi fattori. A causa dei problemi di stoccaggio e conservazione delle materie prime, non è possibile infatti investire fisicamente su questi beni. Si ricorre quindi ai future, accordi standardizzati nei quali venditore e compratore stabiliscono di scambiarsi, a una data futura, una certa attività a uno specifico prezzo. Un modo pratico per investire sulle commodity sono gli ETC (Exchange traded commodity) come anche gli Etf (exchange traded fund). Questi prodotti non hanno una scadenza, semplicemente per evitare la liquidazione dell’investimento rinnovano i contratti future in un contratto a scadenza successiva. Quella appena descritta si chiama attività di rolling, e genera un rendimento (positivo o negativo) che può influenzare il rendimento complessivo dell’investimento. Quando il risultato derivante dal roll è negativo, in particolare, si dice che il mercato è in contango, mentre viceversa quando questo è positivo di parla di backwardation.

 

Un indice per minimizzare i rischi di rolling

La casa svizzera di investimenti UBS offre un’ampia gamma di Etf sulle commodity, inclusi alcuni dotati di copertura contro il rischio di cambio. L’UBS ETF (IE) CMCI Composite SF UCITS ETF, per esempio, si basa sul Bloomberg Constant Maturity Commodity Index (CMCI), il primo benchmark che introduce il concetto di diversificazione tra scadenze dei contratti future. L’indice, infatti, non investe unicamente in contratti future di breve termine, ma diversifica i suoi investimenti sull’intera curva delle scadenze. Questo punta a offrire agli investitori una maggiore protezione dalle attività speculative che possono accompagnare i rinnovi mensili degli indici tradizionali. Inoltre, può minimizzare l’esposizione a rendimenti negativi sul rolling, riflettendo meglio l’andamento del mercato sottostante. L’indice è diversificato anche per quanto concerne i vari settori, tra energia (31,8%), materiali industriali (25,7%), metalli preziosi (7,7%), prodotti agricoli (30,2%) e bestiame (4,7%). Lo stesso Etf è tuttavia possibile trovarlo con l’esclusione di prodotti agricoli e bestiame.

Lo UBS ETF (IE) Bloomberg Commodity CMCI SF UCITS ETF, invece, è progettato per ottimizzare il rendimento dell’investimento in materie prime applicando ai propri componenti sottostanti il meccanismo di rinnovo giornaliero dei future unito al principio della diversificazione della durata. Questo prodotto applica la metodologia di rinnovo tipica dei prodotti CMCI, utilizzando però i componenti e le ponderazioni delle materie prime del Bloomberg Commodity Index. Quest’ultimo indice utilizza alcune regole, come la limitazione dell’esposizione a una singola commodity a un massimo del 15% o a un singolo settore (25%), mentre l’esposizione a un gruppo è limitata al 33%.

 

Un prodotto per massimizzare il rendimento dei roll

Da segnalare anche l’UBS ETF (IE) CMCI Commodity Carry SF UCITS ETF, in grado di offrire vantaggi sia come strategia autonoma sia in un contesto di portafoglio. Questo perché, da una parte, ha una bassa correlazione con le principali asset class, in più punta a offrire extra rendimento senza una vera esposizione al paniere sottostante. Replica la performance dello UBS Bloomberg CM-BCOM Outperformance Strategy Index ex-Precious Metals 2.5 Leveraged Net of Cost Total Return. Si tratta di un prodotto che punta a massimizzare il rendimento sui roll, ha una leva pari a 2,5 e utilizza una metodologia di rinnovo giornaliero dei contratti future per generare diversificare e ridurre i costi carry associati al rinnovo dei future. È disponibile anche nella classe ex Agricolture, cioè con l’esclusione dal paniere di prodotti agricoli e bestiame.

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UBS ETF ha un lungo track record nella gestione di soluzioni indicizzate per i propri clienti. Nel 2001 UBS ha lanciato il primo ETF. Oggi UBS ETF propone un’ampia gamma di ETF su indici azionari, obbligazionari e alternativi quotati sulle principali Borse europee. Presente dal 2013 in Italia con un team dedicato di 3 persone, in Europa UBS ETF gestisce patrimoni per circa 85 miliardi di dollari e rappresenta il quarto operatore nel mercato degli ETF in Europa (Fonte: ETFGI al 31 dicembre 2020) con oltre 120 prodotti quotati presso Borsa Italiana. UBS ETF fa parte di UBS Asset Management che è una delle principali società di gestione a livello mondiale, con un patrimonio in gestione di 950 miliardi di euro (al 31 dicembre 2020), di cui oltre 350 miliardi di euro in gestioni passive. Per maggiori informazioni www.ubs.com/etf.

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