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#ABCFinanza: performance di Borsa e rendimenti obbligazionari, una (cor)relazione complicata

L’imperfetta correlazione tra l’andamento dei vari investimenti è un presupposto fondamentale della teoria di portafoglio. Perché, in sostanza, se non ci fosse imperfetta correlazione, non avrebbe proprio alcun senso costruire portafogli diversificati – che contengono cioè differenti investimenti – al fine di ridurne il rischio complessivo1.

È particolarmente cruciale comprendere la natura della correlazione tra azioni e obbligazioni, due asset class che, da sole, sono i pilastri degli investimenti per la maggioranza dei risparmiatori. Vediamo un po’ di che si tratta, e studiamo la storia in cerca di qualche spunto.

 

La correlazione tra azioni e obbligazioni

Innanzitutto, due parole spicce sulla correlazione: è una misura statistica dell’intensità con la quale due (o più) variabili, in questo caso azioni e obbligazioni, “si muovono assieme” ed è compresa tra -1 e 1 (ora chiedo sincero perdono al dio della statistica, nel caso esista, per quanto appena scritto).

Prendiamo dunque l’andamento della Borsa, rappresentato da un indice borsistico, e quello delle obbligazioni, o meglio del loro rendimento a scadenza2, o yield to maturity (per il quale ho serie storiche belle lunghe, che offrono un’interessante prospettiva storica). Abbiamo due casi:

  • se la correlazione è positiva, vuol dire che quando l’indice di Borsa sale, sale anche il rendimento delle obbligazioni, e dunque scende il loro prezzo, a causa della relazione inversa tra prezzo e rendimento di un bond3; e, viceversa, se la Borsa scende, scenderà il rendimento delle obbligazioni
  • se la correlazione negativa, quando la Borsa sale, il rendimento delle obbligazioni va invece nella direzione opposta, e quindi il prezzo sale; viceversa se la Borsa scende.

Ora, ho notato che molti risparmiatori s’immaginano un mondo ideale che funziona più o meno così:

  • quando le Borse vanno male, gli investitori vendono azioni e corrono ad acquistare obbligazioni – il cui prezzo perciò sale, mentre il rendimento a scadenza scende;
  • al contrario, quando le Borse salgono, gli investitori vendono le obbligazioni, facendone scendere il prezzo e crescere il rendimento a scadenza.

In questo mondo ideale, pertanto, i valori degli indici di Borsa e il rendimento delle obbligazioni sono correlati positivamente: se le azioni salgono, cresce anche il rendimento a scadenza delle obbligazioni, e viceversa. Il paradiso della diversificazione4 di portafoglio, insomma…

 

Funziona davvero così?

Mica tanto. Guardate questo grafico, che mostra l’andamento della correlazione storica tra Borse mondiali e rendimenti globali dal 1964 a oggi, mese per mese (maggiori delucidazioni metodologiche nella nota al grafico), e poi ne parliamo.

 

ABC Correlazione | amCharts

 

Interpretiamo il grafico

Oltre mezzo secolo di dati è in grado di dirci qualcosa, certo, ma può anche indurre a fantasticare eccessivamente sui numeri, trovando interpretazioni immaginifiche. Quindi, occorre cautela nell’individuare i fatti salienti, quelli che possono essere d’utilità per i risparmiatori. Ecco che cosa secondo me ci insegna la storia.

 

1) La correlazione varia moltissimo nel tempo

La prima cosa che balza agli occhi è che la relazione tra il rendimento delle obbligazioni e l’andamento di Borsa a volte è positiva (come nel “paradiso della diversificazione), altre volte è negativa. In quest’ultimo caso, quindi, Borse e obbligazioni scendono o salgono in sintonia, sicché la diversificazione di portafoglio ha minore efficacia. Signori, benvenuti nel mondo reale…

 

2) Mediamente la correlazione tra azioni e obbligazioni è nulla

La media dal 1964 ad oggi è -0,06: praticamente zero. Ciò è vero anche nella maggior parte dei sottoperiodi d’una certa lunghezza (diciamo dieci anni), il che fa pensare che sia un dato affidabile. Questo è confortante: vediamo subito perché.

 

3) La diversificazione azioni-obbligazioni funziona (nel medio periodo, però)

In effetti, avere in portafoglio investimenti con correlazione media pari a zero significa avere un portafoglio ottimamente diversificato. Già, perché per godere della diversificazione, lo rammento, basta una correlazione inferiore a 1. Solo, visto che la correlazione oscilla, non bisogna aspettarsi che la diversificazione funzioni sempre, in ogni singolo giorno o mese dell’investimento. Ha bisogno di tempo. E della vostra pazienza.

 

4) Negli ultimi 5 anni la correlazione tra Borsa e rendimenti dei bond è scesa

Dopo la Grande Crisi iniziata nel 2008, la correlazione tra rendimenti dei bond e indici di Borsa è scesa, fino a toccare un minimo. Quindi, per intenderci, i prezzi delle azioni e delle obbligazioni si sono mossi in sintonia, alla facciazza della diversificazione. È verosimile che sia stato un effetto delle politiche monetarie espansive adottate un po’ ovunque (Quantitative Easing in EU, UK e USA, Abenomics in Giappone). Però, da qualche mese, il trend discendente mostra i primi segni di inversione, a tutto beneficio dell’effetto diversificazione: forse i rendimenti obbligazionari nominali e reali sono così bassi che, non appena possibile, gli investitori vendono obbligazioni e acquistano azioni.

 

Quindi? Calma e sangue freddo

In conclusione, sebbene la correlazione tra rendimenti obbligazionari e Borsa vari moltissimo nel tempo, nel medio-lungo periodo potete contare sulla diversificazione dei rischi di un portafoglio ben bilanciato tra obbligazioni e azioni. Non è quindi mai il caso di perdersi d’animo se per qualche tempo tutto il portafoglio va male, perché la storia ci insegna che su orizzonti d’investimento medio-lunghi possiamo contare sulla diversificazione.

 



1 – #ABCFinanza: cos’è il rischio di un investimento?
2 – #ABCFinanza: che cos’è il rendimento a scadenza delle obbligazioni?
3 – Cosa succede ai BTP se i tassi salgono (o scendono)?
4 – Perché è così importante diversificare il portafoglio?

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

Ultimi commenti
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    Ma con il termine “obbligazioni” intendi più che altro i titoli di stato?

    Perché io i bond corporate mi aspetterei che si muovano come prezzo più o meno all’unisono con la borsa.
    Se l’economia va male:
    > giù prezzi borse
    > e giù (in proporzione minore) i prezzi dei bond corporate (visto che le stesse aziende faranno più fatica a pagare il debito),
    > su invece i prezzi del TDS considerati titoli rifugio (se di paesi solidi ovviamente).

    • Raffaele Zenti

      Sì, prevalentemente titoli di Stato.
      Per i Corporate bond (che includono una componente equity al loro interno, perché nella loro forma più semplice sono riconducibili a un bond credit-riskfree + un’opzioni put sul valore della società), il comportamento dovrebbe essere ancora meno limpido: ci sono diversi fattori che interagiscono tra loro. Comunque non ho serie storiche abbastanza lunghe a livello globale per una verifica empirica sufficientemente approfondita.

      • Avatar

        Ok, grazie!

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    Per come la vedo io , la diversificazione di un portafoglio tra azioni e bond ,serve a limitare i rischi, perché in caso di crolli ,la componente di bond cala di meno rispetto alle azioni ,tutto questo quando c’è correlazione a +1

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