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Investire in BTP, corporate bond o high yield? Facciamo il punto

“Comprate gli High Yield perché rendono di più e hanno rischio più basso

Ve lo hanno mai detto? In questo post proveremo ad analizzare i dati…

Noi di Advise Only non diamo nulla per scontato, quindi facciamo una breve premessa.

Gli High Yield Bond (HY) sono un particolare tipo di obbligazioni, caratterizzate da un elevato rendimento in considerazione del fatto che presentano più rischio. L’emittente, quindi, per risultare più “attraente” agli occhi degli investitori, deve pagare un maggiore interesse sul prestito obbligazionario. Il rischio di queste obbligazioni è di insolvenza  e, per questa ragione, le agenzie di rating assegnano a tali strumenti rating (valutazioni) Ba1/BB+ o inferiore.

I Corporate Bond sono obbligazioni societarie (non governative) il cui rating è investment grade (ossia superiore a Ba1/BB+). A differenza della categoria precedente, presentano emittenti di maggiori dimensioni, con business più stabili e con bilanci migliori (minore indebitamento, minore leva finanziaria). Per tali ragioni possono presentarsi sui mercati dei capitali con prestiti obbligazionari che pagano spread minori (talvolta negativi se si tratta di elevato rating) sui titoli Governativi e rispetto agli HY.

In questo post vi proponiamo due grafici a confronto:

  • Nel primo sono riportate le performance di alcuni indici obbligazionari: indici degli High Yield europei ed americani, indice delle obbligazioni corporate europee ed un indice di BTP, a partire dal 2008.
  • Nel secondo viene rappresenta la volatilità degli stessi indici, resa leggibile, ossia “mediata” per eliminare i picchi.

 
come investire oggi?

 
come investire oggi?

Analizziamo le performance. Si può notare che, su tutto il periodo, le attività finanziarie cosiddette “a spread” (gli High Yield e i Corporate bond) presentano performance decisamente migliori di quelle dei BTP.

Adesso concentriamoci sulla volatilità. Dal grafico emergono due “regimi”:

  • Quello successivo alla “Crisi Lehman”  dove, pur rimanendo al di sopra delle altre tipologie di titoli, la volatilità delle obbligazioni High Yield inizia a scendere, convergendo verso le volatilità dei titoli societari e dei BTP.
  • Quello a partire dalla metà del 2011, quando a tenere banco sui mercati finanziari è la “Crisi del Debito Sovrano”. Il protagonista principale è l’Italia e le volatilità dei BTP e degli HY diventano confrontabili. Addirittura nel 2012 la volatilità dei BTP è superiore a quella degli HY.

Vi segnalo subito alcuni punti di attenzione circa queste considerazioni. Misurare la volatilità di un “indice” high yield non è esattamente come misurare la volatilità del BTP: gli High Yield sono caratterizzati da minore liquidità, quindi i loro prezzi oscillano meno (e in definitiva sono meno volatili). Inoltre, per un investimento in obbligazioni, la volatilità, non è il migliore indicatore di rischio. Il rischio peggiore per un risparmiatore è infatti perdere il capitale, ovvero andare incontro al default dell’emittente.

Occorre fare un inciso, la supremazia del rendimento degli High Yield viene ridimensionata se si considera la performance delle diverse asset class dalla burrasca sui BTP dello scorso novembre: High Yield Europei e BTP hanno fornito rendimenti paragonabili e superiori alle altre due classi di attività (chi fosse interessato mi scriva in community per avere il grafico). Le volatilità, come detto prima, sono analoghe per le prime due classi di attività, con i BTP più liquidi e dunque maggiormente volatili.

Per avere un’informazione migliore circa il rischio di queste attività finanziarie è bene considerare anche il Max Drawdown, ovvero la massima perdita nel periodo osservato (se volete saperne di più, leggete il post “Rischio, ve lo spieghiamo pane e salame”). Vi sintetizzo i risultati in Tabella.

max drawdown

Conclusioni

L’attività che ha generato la maggiore perdita (considerando che si fosse investito nel punto di massimo e disinvestito nel punto di minimo) è il BTP, insieme agli High Yield Europei ed a quelli USA. Va detto che il periodo in considerazione è stato decisamente “estremo” per le obbligazioni governative.

Le obbligazioni HY sono molto più legate al rischio di default delle aziende: in situazioni di elevata e prolungata crisi economica le aziende hanno difficoltà a commercializzare i loro prodotti (servizi) e ad avere accesso al credito. Quindi sono, evidentemente, più esposte al rischio fallimento.

Basandoci sulla storia, si nota comunque una supremazia di rendimento delle obbligazioni high yield, seguite molto da vicino dai BTP. Ciò non significa che gli High Yield convengano di più rispetto ai BTP. Questa è un’analisi ex post, il risparmiatore che ha investito in obbligazioni ha sopportato un rischio default assai più alto rispetto a quella di un BTP!

Come investire?

Puntare anche sulle obbligazioni ad alto rendimento (non su una singola obbligazione ma imperativamente via Fondi Comuni o ETF) potrebbe essere una buona strategia d’investimento, naturalmente in un’ottica di diversificazione di portafoglio. Investire in strumenti finanziari come gli high yield con un ETF o un fondo comune è un metodo migliore perché il rischio specifico di fallimento di un singolo emittente viene spalmato tra tante emissioni e dunque pesa meno sull’investimento totale. Inserire la classi Hig yield in un portafoglio obbligazionario consente di ottenere una diversificazione laddove questa asset class è poco correlata con il resto del portafoglio.

Un portafoglio d’investimento ben diversificato, infatti, sopporta meglio le situazioni in cui uno strumento o asset class va male, pesando percentualmente meno tra i propri investimenti.

Come costruire il proprio portafoglio? Sul sito di Advise Only puoi provare a metterti alla prova, inserire gli strumenti che preferisci a analizzare nel tempo l’andamento della performance, del rischio e della liquidità per singoli strumenti e per il portafoglio nella sua interezza. Il tutto è gratis.


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Scritto da

Esperta di obbligazioni e di gestione di portafoglio, è laureata in Economia Politica Internazionale all'Università di Torino. Vanta una lunga esperienza sui mercati finanziari, acquisita in primarie realtà nel mondo del risparmio gestito, come DWS Investments e Anima Sgr. È stata ricercatrice presso l’International Center for Economic Research.

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