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Mutui a tasso variabile: addio all’Euribor, cosa cambia?

L'Euribor cambia volto e modifica lo scenario dei mutui italiano

È ormai ufficiale: dall’autunno 2019 l’Euribor andrà in pensione. Quota 100? No: semplicemente, il Parlamento Europeo ha dato il via libera a un nuovo regolamento in materia di tassi per migliorare l’integrità dei parametri di riferimento utilizzati nella zona euro.

E perché ciò dovrebbe interessarci? Perché l’Euribor è impiegato come tasso di base ai fini del calcolo degli interessi variabili dei mutui. La novità avrà effetti su un mercato dei finanziamenti pari a 1.000 miliardi di euro, qualcosa come circa l’8% del PIL europeo.

 

Che cos’è il tasso Euribor e perché è importante

L’Euro Interbank Offered Rate (Euribor) è un parametro di riferimento dei tassi di importanza critica per la zona euro. Infatti è utilizzato – insieme a Eonia1 – come tasso di riferimento per più di 175 trilioni di dollari di prodotti finanziari all’ingrosso e al dettaglio, tra cui i mutui immobiliari a lungo termine in Finlandia, Spagna e Italia.

Il tasso Euribor è determinato dalla domanda e dall’offerta del sistema bancario : in altre parole, è il tasso pagato da un istituto di credito per ottenere liquidità da un altro istituto di credito con scadenze molto brevi.

Attualmente, le maggiori banche europee decidono quotidianamente a quali condizioni prestarsi denaro tra di loro, fissando i cosiddetti tassi interbancari, tra cui, per l’appunto, il tasso Euribor. Una raccolta di denaro più gravosa – quindi con tassi elevati – si tramuta in interessi più alti e conseguentemente in un mutuo più caro.

Ma cosa cambierà, nel concreto, per chi desidererà stipulare un mutuo dopo l’entrata in vigore del nuovo Euribor?

 

 

Un nuovo metodo di calcolo: cosa aspettarsi?

È meglio cominciare a informarsi da subito, visto che parliamo del tasso a cui sono indicizzati i nostri mutui a tasso variabile, i quali vedranno cambiare l’algoritmo di calcolo degli interessi dovuti.

A partire dal primo gennaio 2020, infatti, l’Euribor non verrà più determinato quotidianamente in base alle valutazioni di un panel di 20 istituti di credito – tra cui gli italiani Intesa Sanpaolo, UniCredit e Monte Paschi di Siena – ma si baserà su un modello ibrido di calcolo. Il valore del tasso terrà conto delle reali transazioni del mercato e, quando queste non fossero disponibili, delle stime del costo della raccolta effettuata dalle banche del panel, con una rilevazione non più su base giornaliera, bensì su base mensile.

Finalmente più trasparenza? Sembra proprio di sì. Il tasso sarà infatti più legato alla realtà e non costruito artificialmente dai maggiori istituti di credito europei (scoraggiando così eventuali manipolazioni illecite dell’indice da parte delle banche, come già successo in passato2).


 

Per approfondire il tema mutui:

#ABCFinanza: Come funziona il mutuo per la casa?

 


Quali conseguenze per chi ha un mutuo a tasso variabile?

Sotto l’aspetto pratico, non ci saranno troppe differenze. Dalle simulazioni effettuate finora, le oscillazioni di valore fra i vecchi e i nuovi tassi sono comprese fra 1 e 5 punti base.

È vero che la rata del mutuo di chi ha un tasso variabile potrà oscillare molto più di oggi (attualmente l’Euribor è molto stabile e ai minimi storici, addirittura negativo), ma l’applicazione di una media mensile dell’indice e non di un valore giornaliero dovrebbe assorbire eventuali scossoni temporanei. Inoltre, poiché si tratta solamente di un cambio della metodologia di calcolo e non di una vera e propria sostituzione del tasso, non dovrebbe essere necessario aggiornare i contratti in vigore.

Quindi, c’è da preoccuparsi? Ancora non possiamo dirlo, molto dipende dalle politiche future della Banca Centrale Europea. Abbiamo però la consapevolezza che gli attuali tassi variabili, che costano in partenza circa 100 punti base in meno del fisso, non potranno che salire in futuro, anche se di poco e molto lentamente.

 

Euribor | amCharts

 

È meglio correre a ripararsi sotto il tasso fisso?

Gli italiani ad oggi non hanno dubbi: il 90% di coloro che richiedono un finanziamento per l’acquisto di un immobile sceglie il tasso fisso. Ma davvero conviene?

Iniziamo chiarendo che i mutui a tasso fisso non dipendono dall’Euribor bensì dagli indici Eurirs, basati sul calcolo della media ponderata delle quotazioni alle quali le banche europee realizzano l’Interest Rate Swap (IRS). Anche per gli indici IRS le previsioni sono molto positive, dunque valori bassi per alcuni anni ancora per i mutui a tasso fisso.

 

Eurirs | amCharts

 

A conti fatti, se oggi dovessimo fare una scelta sarebbe meglio optare per il tasso variabile. Bisogna però sempre tenere conto che, al di là delle variazioni dei tassi, la considerazione più importante da fare nella scelta di un mutuo a tasso fisso o variabile è la durata. Il tasso variabile conviene se il mutuo ha durata breve, da 5 a 10 anni, anche dopo la riforma dell’Euribor. Ma per scadenze oltre i 15 anni è meglio optare per il fisso.

 



1 – L’EONIA (Euro OverNight Index Average) è il tasso di interesse medio di riferimento nelle operazioni bancarie a brevissima scadenza (overnight).
2 – Nel 2012 la banca d’affari inglese Barclays è stata condannata e multata per avere manipolato il tasso Libor (l’equivalente dell’Euribor sul mercato monetario londinese) dal 2005 al 2009.

Scritto da

Jessica è nata e cresciuta in Italia, ha conseguito la laurea triennale in commercio internazionale presso l'Università di Milano per poi trasferirsi in Olanda dove ha ottenuto la laurea specialistica in economia politica internazionale. La sua passione per i viaggi l'ha portata a vivere e lavorare per diverse start-up in giro per il mondo, sempre in ambienti internazionali e multiculturali. Ama scrivere e trascorrere i suoi fine settimana sulle sue amate Dolomiti trentine.

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