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HomeCAPIRE LA FINANZAFINANZA PERSONALEQuali domande fare quando si compra un fondo comune o un ETF – parte seconda

Quali domande fare quando si compra un fondo comune o un ETF – parte seconda

Rieccoci qua, per completare l’elenco delle domande che dovrebbero aiutarvi a difendervi evitando investimenti totalmente inadeguati o troppo costosi. Per chi se la fosse persa, c’è anche la prima parte del corso1 . Bene, allora si riparte dalla domanda numero 6.

 
6 ) Quanto è il TER?

TER sta per Total Expense Ratio ed è il costo totale del fondo: include tutte le commissioni e costi vari. Insomma, è il principale indicatore di costo. È una percentuale che andrà a diminuire di anno in anno il rendimento del vostro capitale. Se per esempio in un dato anno avete avuto un rendimento (al lordo delle commissioni) del 5% e il TER è dell’1%, il vostro rendimento vero – il rendimento netto – sarà del 4%.
 
7 ) Esistono commissioni di sottoscrizione (o d’ingresso)?

Sono i soldi che scucite solo per iniziare a investire e che ovviamente non vengono investiti. Sono incluse nel TER.
 
8 ) Esistono commissioni d’uscita o altre penalizzazioni al disinvestimento?

Solo in pochi casi, per ragioni tecniche (per esempio, strategie finanziarie che vengono danneggiate dall’uscita degli investitori), sono accettabili. Per la maggior parte dei fondi o ETF, l’uscita di un investitore di piccole dimensioni (come generalmente è un risparmiatore privato) è un evento trascurabile, che non comporta particolari danni o costi. Quindi, se esistono queste commissioni d’uscita, o altri costi del genere, per esempio penali, chiedete perché. E se la risposta non suona più che convincente, irritatevi parecchio.
 
9 ) Che performance ha avuto il fondo a 6 mesi, 1 anno, 3 anni, 5 anni, da avvio?

Si investe per far crescere i risparmi, quindi poche storie: la performance è importante. Nel caso degli ETF, che seguono un indice finanziario e basta, la storia però è poco rilevante perché ricalca quella dei mercati. Serve giusto per farsi un’idea di che cosa potrebbe capitare ai vostri investimenti con un certo ETF, ma non serve a valutare la società di gestione, che si limita a seguire il mercato.

Invece, per i fondi comuni e le Sicav che fanno gestione attiva è diverso: guardare alla performance del gestore rispetto al suo benchmark (riportato fino alla noia in tutto il materiale informativo sul prodotto) serve per capire se il gestore ci sa fare. È semplice: il gestore dovrebbe battere il benchmark con una certa regolarità. Lo potete vedere nelle tabelline con le performance annue che vi mostreranno.
 

 
Se non ve le mostrano, chiedete: è un vostro diritto. Comunque occorrono molti anni per capire se un gestore è bravo davvero. Quindi innanzitutto verificate se il fondo esiste da almeno 3-5 anni (meglio 5 o più), oppure se il gestore ha già gestito un altro prodotto simile. Per quanto riguarda i fondi comuni lanciati di recente, a meno che non siano realmente convincenti da altri punti di vista, meglio soprassedere.

Tornando alla performance, come dicevo, è difficile capire dalla storia se un gestore è veramente bravo. Tuttavia, quel che è certo è che se vi mostrano una fila di performance, su vari archi temporali, tutte pessime, be’, allora verosimilmente non è tanto bravo. Peraltro, qualche brutto periodo è fisiologico, dato che i mercati sono in buona misura dominati dal caso. Anzi, qualche risultato negativo è persino un buon segno: per dire, Madoff presentava una lunghissima sfilza di performance positive (tutte false), e si è visto com’è andata a finire2 .

Non guardate solo la performance recente, nel bene e nel male. Valutate le performance su un arco di tempo corrispondente alla durata dell’investimento che state per fare. Quindi, se volete investire per 2-3 anni circa, chiedete com’è andato il prodotto su quell’arco temporale. Possibilmente in periodi storici diversi. E usate il buon senso. Non vi fate incantare solo dalle eccellenti performance degli ultimi tempi: è una tecnica di vendita vecchia come il mondo presentare al cliente il prodotto che è andato meglio di recente.
 
10 ) Qual è stata la peggior performance settimanale, mensile, trimestrale, annua?

Da questi numeri, ammesso che il fondo o ETF abbia una storia sufficientemente lunga (almeno 3-5 anni), potete farvi un’idea di quale sia il rischio reale e tangibile del prodotto che state considerando. E capire se può andarvi bene oppure no.

Ora, questo decalogo (le cinque domande di oggi più le cinque dell’altra volta) è lontano dall’essere completo e perfetto. Tuttavia, se lo seguirete (insisto, senza mai sentirvi in soggezione di fronte all’operatore di sportello, o al consulente finanziario, o al private banker), ridurrete di molto il rischio che vi rifilino un prodotto poco adeguato alle vostre esigenze. O, nei casi peggiori, un bel bidone.
 



1. Prime 5 domande da fare
2. Truffe finanziarie

 

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