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Bollettino AO | Dalla guerra dei dazi alla guerra dei tassi

I fatti salienti della settimana

Fed contro Trump. La Federal Reserve ha mantenuto i tassi tra il 2,25% e il 2,50%, ma si prepara a cambiare rotta (gli operatori si aspettano un taglio già il mese prossimo), stanti il rallentamento della crescita globale e le tensioni commerciali.

Il FOMC ha ancora una volta ignorato le pressanti richieste di Trump di un taglio immediato dei tassi. E malgrado le voci che insistono sull’intenzione di Trump di sostituirlo, il numero uno Jerome Powell ha detto di non considerarsi licenziato.

Non solo Powell. Trump ce l’ha anche con il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, che in settimana ha dato il via al Forum annuale della BCE nella località portoghese Sintra e ha ricordato che il Quantitative Easing è uno strumento con “spazio considerevole”, utile a sostenere la crescita economica europea. Ebbene, Trump se l’è presa e ha parlato di “concorrenza sleale”.

L’ultimo falco è norvegese. La Bank of Japan ha confermato i tassi e l’impostazione accomodante della sua politica monetaria. Anche la Bank of England, che teme il no deal, ha lasciato invariati i tassi di interesse (allo 0,75%) e il suo Quantitative Easing.

L’ultimo avamposto del “falchismo” monetario sembra essere la Norges Bank, che ha aumentato il costo del denaro di 25 punti base, all’1,25%, nel terzo incremento da settembre.

Novità dal Regno Unito. Il nuovo segretario dei Conservatori – e nuovo primo ministro del Regno – sarà o Jeremy Hunt o Boris Johnson. Ovvero, uno tra gli ultimi due candidati rimasti in corsa a seguito dell’ultima votazione interna al partito.

Ora la parola passa agli iscritti: all’incirca 160mila, che avranno due settimane di tempo per dare il loro voto. L’annuncio del vincitore avverrà nella seconda metà del mese di luglio. Per la sua popolarità, il favorito sembra il super hard Brexiteer Johnson.

Un conto miliardario. Secondo Bloomberg Economics, una Brexit senza accordo potrebbe costare 30 miliardi di sterline alle finanze pubbliche entro il 2023-2024.

USA-Cina, l’incontro ci sarà. Dopo che i due si sono finalmente accordati per incontrarsi durante il G20 di Osaka, in Giappone, a fine giugno, il presidente USA Donald Trump ha definito il cinese Xi Jinping un presidente “straordinario” e un grande leader.

E durante una manifestazione per lanciare la campagna per la sua rielezione, ha detto che con la Cina raggiungerà un “accordo equo” o nessun accordo.

Xi intanto dialoga con la Corea del Nord in merito alla questione nucleare, e potrebbe usare la sua influenza sull’area per far leva sugli Stati Uniti.

 

 

Come si sono mossi i mercati

Dazi e tassi: siamo sempre lì. Rally sulle piazze azionarie asiatiche e a Wall Street in scia alla ripresa dei colloqui tra Cina e Stati Uniti. I listini USA hanno beneficiato anche dei segnali accomodanti della Fed.

Il “club” dei rendimenti negativi. E proprio in scia all’atteggiamento accomodante della Fed, i rendimenti dei titoli del Tesoro a 10 anni sono scesi sotto il 2%.

Intanto Francia e Austria si sono unite a Germania, Paesi Bassi e Finlandia nel “club” dei rendimenti decennali negativi. In Giappone rendimenti ai minimi da tre anni. Il messaggio di Draghi fa bene anche ai titoli italiani: in calo lo spread BTP-Bund, sui 242 punti base.

Dollaro giù in scia alla Fed. Lo yen ha mantenuto i guadagni dopo che la Banca del Giappone ha lasciato invariata la sua politica. La lira turca ha risentito delle voci su possibili sanzioni USA a carico della Turchia, rea di aver acquistato un sistema missilistico russo.

Braccio di ferro USA-Iran. Il petrolio continua a risentire delle tensioni crescenti in Medioriente: sul finire della settimana, la Casa Bianca ha autorizzato una serie di attacchi militari all’Iran, salvo poi stoppare la missione (ma la temperatura resta comunque elevata).

Intanto OPEC+ dovrebbe incontrarsi a Vienna il primo luglio per discutere dell’eventuale estensione dei tagli alla produzione.

Occasioni d’oro? Venerdì il metallo giallo ha superato i 1.400 dollari l’oncia per la prima volta dal settembre del 2013.

 



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Da segnare in agenda

Stati Uniti – Martedì 25 giugno verranno diffusi gli aggiornamenti sulla fiducia dei consumatori e sulle vendite di nuove abitazioni. Il 26 sarà la volta dei principali ordinativi di beni durevoli e, come ogni settimana, delle scorte di petrolio.

Giovedì 27 uscirà il dato sul PIL nel primo trimestre dell’anno.

Europa – Lunedì 24 giugno avremo l’aggiornamento sulla fiducia delle aziende in Germania attraverso l’indice IFO. Venerdì 28 sarà la volta dell’indice dei prezzi al consumo.

In settimana usciranno anche diversi dati sulla fiducia, con rilevazioni su industria, servizi e consumatori.

Gran Bretagna – Venerdì 28 avremo indicazioni sulla variazione annuale e trimestrale del PIL nel primo trimestre dell’anno.

 


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