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Bollettino AO | Dazi, Brexit e cigni neri

I fatti salienti della settimana

La nuova lista anti-Pechino. L’Ufficio del Rappresentante Commerciale USA ha divulgato una nuova lista di beni, per un totale di 200 miliardi di dollari, sui quali ha in programma di imporre dazi del 10%. Una mossa che era già stata annunciata il 18 giugno dal presidente Donald Trump.

Si tratta di dazi che dovrebbero entrare in vigore non prima di settembre e solo dopo apposito iter. Intanto una ulteriore tranche di sanzioni USA su 16 miliardi di prodotti cinesi è già stata approvata e potrebbe scattare ad agosto. La Cina ribadisce: reagiremo.

La stagione delle trimestrali. Venerdì è entrata nel vivo la stagione delle trimestrali USA, con i conti di Citigroup, Wells Fargo e JPMorgan. Nell’aria c’è grande ottimismo e la Corporate America sembra avere il vento in poppa. Ma la vera sfida sono le guidance, su cui c’è scarsa visibilità a causa delle tensioni commerciali. La stagione in Europa inizia più avanti e il punto di domanda riguarda il rallentamento economico registrato nei primi mesi del 2018.

Lo ZEW ha battuto le stime (in peggio). La produzione industriale europea di maggio ha confermato il recupero che già emergeva dai dati nazionali. Quella italiana si è rivelata più o meno in linea con le attese. Lo ZEW di luglio in Germania ha fatto perfino peggio delle stime, che già lo davano in calo. A maggio la bilancia commerciale tedesca è apparsa un po’ più in disavanzo rispetto alle attese, in scia all’import.

Brexit nella nebbia. Si è dimesso il segretario della Brexit David Davis e il ministro degli Esteri Boris Johnson lo ha seguito a ruota, entrambi in protesta contro le condizioni della Brexit approvate dal governo, giudicate troppo morbide (e criticate anche da Trump, che non è proprio il più grande alleato dell’Unione Europea). Intanto la prima stima del PIL britannico del secondo trimestre conferma il rimbalzo, favorito dal settore costruzioni.

Il ministro Savona e il “cigno nero”. C’è stato un po’ di trambusto in Italia provocato dalle parole del ministro delle Politiche Comunitarie Paolo Savona, tornato sul tema della possibilità di un piano B per l’uscita dell’Italia dall’euro.

“Potremmo trovarci in una situazione nella quale non saremo noi a decidere, ma altri. Per questo dobbiamo essere pronti a ogni evenienza”, ha detto in audizione alle Commissioni congiunte di Camera e Senato. “Una delle mie case, la Banca d’Italia, mi ha insegnato che non ci si deve preparare a gestire la normalità, ma l’arrivo del ‘cigno nero’, lo shock”.

Primo rialzo dei tassi a luglio? Alcuni membri del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea starebbero pensando a un primo rialzo dei tassi di interesse a luglio del prossimo anno.

 


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Grafico della settimana

I morosi della NATO. Non tutti i membri dell’organizzazione internazionale per la collaborazione nel settore della difesa pagano la quota stabilita (2% del PIL), tanto che Trump ha minacciato l’uscita degli Stati Uniti, i quali al momento contribuiscono più di tutti al mantenimento dell’istituzione, con una spesa pari al 3,5% del PIL stimata per quest’anno. In Europa solo Grecia, Regno Unito, Polonia, Lettonia, Lituania e Estonia risultano in regola.

Come si sono mossi i mercati

Bene la Cina, benissimo gli indici USA. La Cina in settimana ha beneficiato di una serie di buone notizie, tutte più o meno collegate all’intenzione, espressa e ribadita in più di un’occasione dalle autorità, di reagire ai dazi con misure a supporto del Paese e delle sue imprese. Da segnalare il rimbalzone del titolo ZTE a Shanghai dopo l’accordo con il dipartimento del Commercio USA, che gli consentirà di ricominciare a fare affari con le aziende statunitensi. Brillantissimi gli indici statunitensi.

L’Europa ha un po’ risentito della questione Brexit, del meeting NATO e della situazione in Turchia, ma ha snobbato il ministro Savona. Ancora qualche turbolenza sul settore bancario. A Milano il Ftse MIB, dopo due sedute deboli, ha tentato il recupero tra giovedì e venerdì.

L’asta esorcizza l’effetto Savona. Come fa notare Giuseppe Sersale di Anthilia Capital Partners SGR, il BTp ha fatto un po’ fatica a scrollarsi di dosso l’effetto Savona, ma, aggiungiamo noi, ha chiuso la settimana con il differenziale sul Bund tedesco in calo. L’asta BTp è stata recepita molto bene, soprattutto sulle scadenze più brevi, e questo ha aiutato.

Il termometro della Brexit. La sterlina ha guadagnato terreno dopo le dimissioni di Davis, forse perché gli operatori hanno visto in questo il primo possibile passo verso una Brexit più morbida. Poi, dopo la notizia dell’addio di Johnson, ha fatto retromarcia.

Le indiscrezioni su un consiglio direttivo pronto ad alzare i tassi a luglio 2019 hanno sostenuto l’euro (ma sul finire della settimana siamo ancora sull’1,16 contro il dollaro USA). Lo yen ha risentito ancora del clima pesante tra Stati Uniti e Cina e tra Stati Uniti e resto del mondo.

Quotazioni del greggio in calo. In settimana l’OPEC ha pubblicato le sue previsioni, che confermano un declino della domanda mondiale di greggio per effetto del rallentamento dei consumi. Se a questo si aggiungono le tensioni commerciali, il dato delle scorte USA e le sanzioni contro l’Iran, si può capire perché le quotazioni siano di nuovo in fibrillazione, chiudendo la settimana in calo rispettivamente sui 73 (Brent) e intorno ai 70 (WTI).

In agenda

Di seguito, alcuni dei principali appuntamenti e dati macroeconomici della prossima settimana (fonte: Bloomberg).

Cina – Lunedì 16 luglio la settimana inizia con il dato sulla variazione anno su anno del Prodotto Interno Lordo (dato aggiornato al secondo trimestre dell’anno) e con la produzione industriale.

Stati Uniti – Focus sulle scorte di greggio e su due discorsi del presidente della Fed Jerome Powell. Da segnalare poi l’indice manifatturiero del NY Empire State (il 16), la produzione industriale (il 17) e vari dati di aggiornamento sul settore edile (il 18).

Gran Bretagna – Martedì 17 luglio è atteso il dato sulla variazione nelle richieste di sussidi disoccupazione (a giugno), mentre il 18 toccherà all’indice dei prezzi al consumo (variazione annuale) e poi, il 19, alle vendite al dettaglio.

Europa – Mercoledì 18 luglio è atteso l’aggiornamento sull’indice dei prezzi al consumo.


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