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Bollettino AO | Fiat-Peugeot, fusione a quattro ruote

I fatti salienti della settimana

Auto, c’è intesa tra FCA e PSA. Fiat Chrysler Automobiles e Groupe PSA, proprietario dei marchi Peugeot e Citroën, hanno raggiunto un accordo di fusione. I due gruppi, si legge sul comunicato congiunto, “progettano di unire le forze per creare un leader mondiale in una nuova era della mobilità sostenibile”.

Dalla fusione prenderà vita il quarto gruppo industriale nella classifica globale dei costruttori d’auto, dopo Volkswagen, Toyota e Renault-Nissan-Mitsubishi (con cui FCA aveva tentato le trattative mesi fa).

Un gruppo dal valore di 45 miliardi di euro circa, con ricavi annui per oltre 170 miliardi di euro, un utile operativo annuo di più di 11 miliardi e almeno 8 milioni di autoveicoli venduti ogni anno. Senza – si spera – sacrifici in termini di posti di lavoro.

La Fed ha tagliato i tassi. Ora sono all’1,5%-1,75%. Si è trattato del terzo intervento di riduzione da luglio, per un totale di 0,75 punti percentuali.

Per decidere cosa fare d’ora in avanti, la banca centrale USA continuerà a monitorare i segnali economici. I quali finora sono stati tutt’altro che fiacchi, con la prima lettura del PIL del terzo trimestre che ha segnalato una variazione pari al +1,9%, sopra le stime.

Tuttavia, il presidente Trump non ha perso l’occasione per ribadire che vorrebbe una Fed nettamente più aggressiva nell’abbassare il costo del denaro.

Brexit rinviata al 31 gennaio. La proroga, esattamente come la precedente, è flessibile: qualora il Parlamento inglese e le autorità europee dessero l’ok a un accordo di recesso prima di quella data, il divorzio si potrebbe agevolmente anticipare.

Il primo ministro inglese Boris Johnson, che aveva promesso la realizzazione dell’uscita a fine ottobre senza “se” e senza “ma”, non è stato granché felice di questo esito. In compenso, ha ottenuto l’ok del Parlamento inglese alla sua proposta di elezioni generali giovedì 12 dicembre.

L’Argentina ha un nuovo presidente. È il peronista Alberto Fernandez, che domenica 27 ottobre ha battuto il liberale Mauricio Macri. Fernandez adesso è chiamato a fronteggiare la nuova, importante crisi economica che attanaglia il Paese.

A tarda notte, dopo il voto, la banca centrale ha rafforzato i controlli valutari limitando gli acquisti in dollari da parte dei risparmiatori a 200 dollari al mese dai precedenti 10.000.

L’Ohio d’Italia Alle regionali di domenica 27 ottobre ha stravinto il centrodestra. Male centrosinistra e M5S. Affluenza al 64,4%, nove punti in più rispetto al 2015.

Standard and Poor’s ha confermato il nostro rating: BBB con outlook negativo. Secondo l’agenzia, l’economia italiana crescerà dello 0,1% nel 2019 e dello 0,4% nel 2020.

La crescita prevista per il 2019, ha sottolineato S&P, è “la terza più bassa tra le maggiori economie” che l’agenzia monitora, “dopo Turchia e Argentina”. Ma i target della nuova manovra finanziaria sono considerati credibili.

La Cina rallenta anche a ottobre. Il rallentamento della Cina registrato nel terzo trimestre dell’anno sembra essere proseguito anche a ottobre: lo segnala l’indicatore di Bloomberg Economics.

D’altro canto, l’allentamento delle tensioni con gli Stati Uniti registrato tra settembre e ottobre è troppo recente per poter avere già sortito i suoi effetti.

 

 

Come si sono mossi i mercati

Nikkei ai massimi da un anno. Bene anche gli indici statunitensi. Mista l’Europa. La notizia della fusione tra FCA e PSA ha fatto registrare in Borsa reazioni opposte: acquisti sulla prima, raffica di vendite sulla seconda.

Dove sale il rendimento. In mezzo a una selva di rendimenti obbligazionari negativi, quelli del decennale giapponese in settimana hanno toccato i massimi da giugno.

In Italia, intanto, il Mef ha collocato 6,25 miliardi di euro di Btp e CCTeu, ricevendo domande per oltre 9 miliardi. L’Italia è l’unico Paese euro a offrire oggi un rendimento reale sui titoli di Stato, mantenendo viva la domanda.

Effetto Umbria? Al rialzo dei rendimenti delle nostre emissioni potrebbe aver contribuito l’esito del voto in Umbria, che getta un’ombra sulle reali possibilità di tenuta dell’attuale maggioranza di governo.

Il Sole 24 Ore formula la suggestiva ipotesi di un non lontano sorpasso della Grecia, il cui decennale è attualmente separato dal nostro da uno spread di appena una decina di punti.

Scorte USA in aumento. Sono ancora salite le scorte di greggio negli USA: secondo l’EIA, divisione del Dipartimento dell’Energia americano, nei sette giorni fino al 25 ottobre sono aumentate di 5,7 milioni, rispetto agli 0,5 milioni attesi.

 



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I market movers della settimana

Nella settimana che inizia lunedì 4 novembre concentreremo l’attenzione su pochi dati, ma importanti:

– l’indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero a ottobre in Germania;

– l’indice dei direttori degli acquisti del settore costruzioni, sempre a ottobre, in Gran Bretagna (dove martedì 5 novembre sono attesi anche il PMI composito a ottobre e l’indice dei direttori degli acquisti del settore dei servizi nello stesso mese).

Martedì 5 novembre negli Stati Uniti il focus sarà sull’indice ISM non manifatturiero (a ottobre) e sui nuovi lavori JOLTs a settembre. Un dato, quest’ultimo, che dà un’indicazione sui volumi delle offerte di lavoro, sulle assunzioni e sul turnover, evidenziando l’eventuale eccesso di offerta in certi settori e in determinati periodi.

In conclusione, torniamo nel Regno Unito, dove giovedì 7 novembre è attesa la decisione sul tasso d’interesse.

 


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