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Bollettino AO | Il Pechino Express fa il giro d’Europa

Inizia il tour del leader di Pechino in giro per l'Europa. #BollettinoAO

I fatti salienti della settimana

Antefatto: Brexit verso il rinvio. Il Consiglio europeo ha proposto al primo ministro inglese Theresa May la proroga al 22 maggio se la prossima settimana il Parlamento UK approva l’accordo già bocciato due volte o al 12 aprile se invece lo boccerà per la terza volta.

In questo secondo caso, entro il 12 aprile il Regno Unito dovrà comunicare all’UE se punta a un accordo, a nessun accordo, a una proroga lunga o addirittura alla revoca dell’articolo 50. Il no deal, quindi, è ancora un’opzione.

Xi Jinping in Italia. Il presidente cinese è atterrato a Fiumicino (Roma) intorno alle 18.30 di giovedì 21 marzo.

Nella sua agenda, una serie di incontri: con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con i presidenti di Camera e Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, e con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Soprattutto, in programma c’è la firma del memorandum d’intesa Italia-Cina sulla Belt and Road Initiative (BRI), nota anche come “Nuova Via della Seta”.

Vertice a Parigi. La scelta italiana di gettare un ponte con la Cina senza consultare i partner europei non è stata presa benissimo.

Basti pensare che martedì 26 marzo Xi Jinping sarà a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker, antipasto di un vertice UE-Cina fissato per il 9 aprile.

L’Italia, per citare Robert De Niro nel film “Ti presento i miei”, sembra fuori dal cerchio della fiducia.

Dazi, precisazione di Trump. Chiudiamo il tema Cina con le parole del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che in settimana ha chiarito un punto nelle trattative con Pechino: il raggiungimento di un eventuale accordo non comporterà l’immediata eliminazione dei dazi a carico delle merci cinesi, che verranno mantenuti fino a quando non sarà certo che la Cina sta rispettando l’accordo.

Fed colomba. Nuova riunione, con tanto di aggiornamento del “dot plot”, per la Federal Reserve: i tassi sono rimasti invariati al 2,25%-2,50% e attualmente non si prevedono aumenti per quest’anno.

Riviste quindi le indicazioni di dicembre, secondo le quali nel 2019 gli interventi di incremento sarebbero stati due. L’anno prossimo dovrebbe esserci un solo rialzo, poi di nuovo zero nel 2021. La riduzione del bilancio monstre della Fed dovrebbe rallentare a maggio per poi interrompersi a settembre.

 

 

Come si sono mossi i mercati

Si riparte dalle banche mondiali. L’inclinazione accomodante delle banche centrali mondiali – chiaramente emersa dalle ultime decisioni del comitato di politica monetaria della Fed – ha sostenuto gli acquisti sull’azionario globale. Chiudono la settimana in calo le Borse del Vecchio Continente dopo i dati sull’attività manifatturiera.

Borse su, rendimenti giù. E lo slittamento delle banche centrali verso posizioni più accomodanti ha fatto sì che i rendimenti obbligazionari in tutto il mondo calassero: il decennale giapponese è giunto al livello più basso dal 2016, mentre i Treasuries sono scesi questa settimana ai livelli più bassi da oltre un anno.

Venerdì spread BTP-Bund sopra i 250 punti, con il Bund a tasso zero per la prima volta dal 2016. Nota da Bloomberg: la quota globale di debito con un rendimento negativo ha raggiunto i massimi dalla metà del 2017.

La carta italiana torna a piacere. Secondo Bankitalia, a gennaio gli investitori esteri hanno comprato titoli pubblici, in prevalenza BTP, per 21,8 miliardi di euro. Per l’acquisto di titoli del debito italiano non si registravano afflussi di capitali dall’estero da luglio.

La sterlina sta alla Brexit come il dollaro alla Fed. La sterlina resta – nel bene e nel male – in balia delle news dal fronte Brexit, con un recupero dopo l’ok di May alla proposta UE. Passato l’effetto Fed, che ha provocato un indebolimento del dollaro USA nel cambio con le altre valute, sul finire di settimana si registra un recupero: euro/dollaro sull’1,137.

 



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Da segnare in agenda

Stati Uniti – Martedì 26 marzo focus sui permessi di costruzione rilasciati e sulla fiducia dei consumatori. Ma soprattutto, attenzione giovedì 28 alla variazione del PIL nel quarto trimestre rispetto ai tre mesi precedenti.

Regno Unito – Il Paese sarà alle prese con la variazione del PIL venerdì 29 marzo, data originaria della Brexit, che invece ora pare andare verso il rinvio.

Italia – Il 27 marzo usciranno gli aggiornamenti sulla fiducia dei consumatori e del manifatturiero. Sarà anche il giorno del sentiment economico. Il 29 spazio all’indice dei prezzi al consumo e alla produzione. Nell’area euro, in settimana è atteso il dato sulla massa monetaria M3.

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