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Bollettino AO | Petrolio in fibrillazione, scintille Fed-Trump

Una settimana dura per il petrolio dopo l'attacco in Arabia Saudita

I fatti salienti della settimana

Tassi giù (ma a Trump non basta). Lasciando per un attimo da parte il Medioriente e le quotazioni del greggio, ci concentriamo sull’altro protagonista della settimana: il mitico FOMC, quel Federal Open Market Committee che è il principale strumento di politica monetaria della Federal Reserve.

Il presidente USA Donald Trump martella da tempo per un convinto taglio dei tassi e per una riedizione degli altri stimoli monetari. E il FOMC? Mercoledì 18 settembre il braccio di politica monetaria della Fed ha tagliato i tassi d’interesse di 25 punti base, al range tra l’1,75% e il 2%. Troppo poco per Trump: “Jay Powell e la Federal Reserve hanno fallito di nuovo. Non hanno fegato, non hanno idea, non hanno visione”, ha twittato.

Ma la cautela nello sciogliere le briglie monetarie si deve alle previsioni economiche dell’autorità monetaria, che sono prudenti ma non fosche: per il 2020 la Fed prevede un aumento del PIL del +2%, un tasso di disoccupazione al 3,7%, invariato rispetto alla stima precedente, e un’inflazione “core” all’1,9%, come il dato precedente.

La BoJ lascia tutto fermo. Da parte sua, la Bank of Japan ha confermato i tassi d’interesse e l’impostazione accomodante della politica monetaria.

Ferma anche la Banca d’Inghilterra. La Bank of England ha lasciato i tassi invariati allo 0,75%, con l’obiettivo di raggiungere il target d’inflazione del 2% e sostenere la crescita e l’occupazione. La banca centrale inglese ha detto che “l’incertezza prolungata della Brexit indebolirebbe la crescita e l’inflazione”.

Nuova mossa della PBC. La banca centrale cinese ha annunciato un lieve ribasso di uno dei tassi sui prestiti che le banche commerciali impongono ai loro clienti. Ennesima misura volta a sostenere l’economia in difficoltà nel mezzo della guerra commerciale con Washington.

La Spagna torna al voto. I negoziati tra il leader dei socialisti e premier incaricato Pedro Sanchez e il numero uno di Podemos Pablo Iglesias, avviati dopo il voto del 28 aprile, si sono risolti in un nulla di fatto: ecco perché lunedì 23 settembre il re Felipe IV scioglierà le Camere. E il 10 novembre gli spagnoli torneranno al voto. Per la quarta volta in quattro anni.

Brexit, è di nuovo corsa contro il tempo. Per il primo ministro inglese Boris Johnson, il Consiglio Europeo del 17 e 18 ottobre rappresenta il termine ultimo per trovare un’intesa sulle condizioni della Brexit.

Il presidente uscente della Commissione UE Jean-Claude Juncker, dal canto suo, ha aperto uno spiraglio su un nuovo deal, posto che il no deal – ha detto in un’intervista a SkyNews – sarebbe una soluzione “disastrosa” per il Regno Unito e per i Paesi UE.

 

 

Come si sono mossi i mercati

L’onda lunga delle banche centrali. Le Borse europee hanno iniziato l’ultima seduta trainate ancora una volta dalle banche, sull’onda lunga delle decisioni delle autorità monetarie. Sul fronte dei cambi, l’euro rimane in area 1,1 contro il dollaro.

Non solo Europa. Spintona dalla Fed ai tre listini azionari USA, S&P500, Dow Jones e Nasdaq. Dopo che la Banca del Giappone ha lasciato invariate le sue impostazioni politiche, anche le azioni giapponesi hanno registrato guadagni, e lo yen è salito.

Guadagni in settimana pure per l’azionario indiano e la rupia, dopo che l’India ha fatto sapere che ridurrà l’aliquota dell’imposta sulle società per le imprese locali a circa il 25,2% dal 30%, come parte degli sforzi per stimolare la crescita economica.

Arabia sotto attacco, petrolio protagonista. Il 14 settembre, dieci veicoli aerei senza equipaggio hanno colpito il più grande impianto di trasformazione del greggio al mondo ad Abqaiq e il secondo giacimento petrolifero più grande dell’Arabia Saudita, a Khurais.

Per i mercati petroliferi è stata la peggiore brusca interruzione di una fornitura di sempre. E non è strano, se si considera che l’Arabia Saudita è tra i principali produttori al mondo.

I ribelli yemeniti hanno rivendicato gli attacchi, dietro cui Stati Uniti e Arabia Saudita sospettano ci sia l’Iran. Il ministro degli Esteri iraniano ha avvertito che qualsiasi attacco sul suo Paese porterebbe a una “guerra totale”.

In questo quadro, dopo aver fibrillato, le quotazioni di Brent e WTI hanno chiuso la settimana ripiegando su valori più usuali (comunque più alti rispetto a quelli dello scorso venerdì).

La nuova età dell’oro. Il prezzo dell’oro è tornato sopra i 1.500 dollari l’oncia, tra i dubbi sulla crescita economica mondiale, anche alla luce dell’ultimo rapporto OCSE.

 



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Market movers della settimana

Atteso il verdetto della Corte Suprema britannica sulla legittimità dell’atto con cui il governo di BoJo ha chiesto e ottenuto dalla regina una sospensione prolungata del Parlamento UK, fino al 14 ottobre, nel pieno della crisi sulla Brexit. Lunedì, lo abbiamo detto, il re spagnolo scioglierà il Parlamento.

Sempre in Europa, avremo il PMI manifatturiero, servizi e composto rilevato da Markit e riferito all’area euro (23 settembre). In Germania, focus sull’IFO (24 settembre). In Italia si conosceranno i dati sulla fiducia dei consumatori e del manifatturiero e sul sentiment economico (27 settembre).

La settimana, negli USA, sarà scandita, fra le altre cose, dal PMI manifatturiero, dalla fiducia dei consumatori, dal PIL del secondo trimestre, dal sentiment dell’Università del Michigan e dagli ordini di beni durevoli.

 


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