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Bollettino AO | “Pulizia contatti” per Facebook, Trump rilancia sui dazi

I fatti salienti della settimana

Dazi, sempre dazi. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ipotizza altri 100 miliardi di dollari di dazi sulla Cina, oltre ai 50 già autorizzati, in risposta alle “ingiuste rappresaglie” da parte di Pechino, che ha indicato 106 prodotti USA a rischio dazi – fra questi, soia e carne di maiale – per un totale di 50 miliardi di dollari.

Insomma, minacce e ritorsioni proseguono. Ma si continua a sperare in un accordo che riesca a disinnescare una guerra commerciale dannosa per tutti.

Va detto che, secondo gli ultimi dati, a febbraio il deficit commerciale negli Stati Uniti è cresciuto più delle previsioni: +1,6% rispetto al mese precedente, a 57,6 miliardi di dollari, ai massimi dall’ottobre del 2008. Segno che le importazioni continuano a essere elevate, specialmente per i gusti dell’amministrazione Trump.

“Un errore enorme”. Il numero uno di Facebook Mark Zuckerberg – che l’11 aprile renderà testimonianza alla Commissione Energia e Commercio della Camera – ha definito così, in una call, i mancati controlli sull’uso dei dati da parte di Cambridge Analytica.

In settimana è venuto a galla un fatto nuovo: e cioè che sarebbero state “condivise impropriamente” le informazioni di ben 87 milioni di utenti senza il loro consenso, molti di più, quindi, dei 50 milioni emersi a marzo dalle inchieste dei media USA.

Da metà marzo, quando è esploso il caso, le azioni di Facebook hanno perso il 14% del loro valore, passando da 185 a circa 160 dollari (con vari tentativi di recupero), per un equivalente di circa 70 miliardi di capitalizzazione.

Un po’ di storie macro. L’inflazione annuale nell’area OCSE a febbraio è rimasta stabile al 2,2%, con l’incremento dei prezzi dell’energia bilanciato dal calo dei generi alimentari. Escludendo energia e generi alimentari, l’inflazione annuale nell’area dei 35 Paesi industrializzati risulta dell’1,9%, anche in questo caso stabile. Al contempo, la stima flash di Eurostat per marzo segnala nell’area euro un aumento dell’inflazione complessiva all’1,4% (1% quella core).

In Italia, intanto, l’ISTAT ha fatto sapere che il deficit/PIL italiano è sceso al 2,3% dal 2,5% del 2016 (inglobando l’effetto del salvataggio di banche venete e MPS). Debito/PIL 2017 rivisto al rialzo al 131,8%.

Grafico della settimana

L’economia globale è ripartita: banche centrali, agenzie di rating e governi concordano su questo. Ovviamente c’è chi “corre”, come alcuni Paesi Emergenti (per l’India è attesa una crescita del 7,2%), c’è chi procede a buon ritmo, come gli Stati Uniti (+2,9% atteso), e chi si accoda, come il nostro Paese (+1,5% per il 2018).

E l’area euro come se la cava? Lo chiediamo al Surprise Index dell’Eurozona, indicatore che consente di cogliere “l’effetto sorpresa” di dati macroeconomici migliori (o peggiori) del previsto: se l’indice si trova in territorio positivo, vuol dire che i dati rilasciati dalle autorità hanno battuto le stime degli analisti, e viceversa.

Ebbene, se i dati di Stati Uniti e Paesi Emergenti continuano a superare le attese del mercato, in Eurozona i numeri sono peggiori di quelli attesi. Questa settimana, infatti, sono stati rilasciati i PMI manifatturieri: a livello di area euro, a marzo il dato è sceso a 56,6 punti da 58,6, al minimo da otto mesi. Giù anche l’Italia (55,1 da 56,8).

Come si sono mossi i mercati

Tentativi di rimbalzo. Megarimbalzo giovedì per le Borse europee, sulla scia di Wall Street. A Milano l’indice Ftse MIB ha provato a riguadagnare i 23mila punti, riportandosi verso i livelli di inizio febbraio, per poi chiudere la settimana in rialzo del 2,7%.

Da segnalare Fiat Chrysler Automobiles, che ha guadagnato il 10% circa rispetto ai valori di martedì mattina nella settimana dell’annuncio dello scorporo di Magneti Marelli.

Stabile la Borsa di Tokyo, con le perdite attenuate dal calo dello yen, che fa bene agli esportatori nipponici. Deboli in generale i mercati emergenti.

Rendimento stabile per il BTp. Nella settimana in cui hanno preso il via le consultazioni delle varie forze politiche con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la formazione del nuovo governo italiano (e la strada finora appare tutta in salita), lo spread tra BTp e Bund – che ormai sappiamo essere il consultatissimo termometro del rischio Italia – è sceso di qualche punto rispetto allo scorso venerdì per effetto del rialzo del rendimento del decennale tedesco, mentre quello del BTp chiude la settimana sui livelli pre-Pasqua.

Euro in calo. Sul mercato valutario, l’euro scende contro tutte le principali valute, per una serie di questioni tecniche e forse anche per effetto dei recenti dati macro e della persistente incertezza politica nell’area.

Scende anche il greggio. Lo avevamo lasciato attorno ai 70 (Brent) e ai 65 (WTI) dollari: in questa settimana, il petrolio è sceso un po’. Il Brent si avvia verso il fine settimana sui 68 dollari al barile, mentre il WTI si attesta sui 63.

In agenda

Di seguito, alcuni dei principali appuntamenti e dati macroeconomici della prossima settimana (fonte: Bloomberg).

Europa – Nel Vecchio Continente la settimana prossima usciranno un po’ di dati sugli indici dei prezzi al consumo, per esempio in Germania. A livello continentale atteso il Sentix Investor Confidence riferito al mese di aprile, la produzione industriale e l’aggiornamento sulla bilancia commerciale.

Italia – Produzione industriale e vendite al dettaglio a febbraio i dati attesi nel nostro Paese.

Stati Uniti – Fra gli altri, in calendario ci sono il sentiment rilevato dall’Università del Michigan e il Monthly Budget Statement, il rapporto mensile sul saldo di bilancio del governo USA.


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