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HomeECONOMIA E MERCATICOMMENTO AL MERCATOBollettino AO | Semi-risolto il problema coreano, ora tocca all’Iran

Bollettino AO | Semi-risolto il problema coreano, ora tocca all’Iran

I fatti salienti della settimana

Storico incontro tra Nord e Sud. Venerdì i leader delle due Coree – Kim Jong-un per il Nord e Moon Jae-in per il Sud – hanno annunciato un accordo di pace entro fine anno e l’impegno a denuclearizzare la penisola.

Novità accolte con grande soddisfazione dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che in settimana ha ricevuto a Washington il presidente francese Emmanuel Macron. Anche loro hanno parlato di nucleare ma riferendosi all’Iran (come vedremo tra poco) e anche di commercio internazionale.

Commercio internazionale. In tema commerciale, ecco un po’ di aggiornamenti: Trump ha fatto sapere che il segretario al Tesoro Steve Mnuchin sta per andare a trattare in Cina e che ci sono buone chance di accordo, aggiungendo che “negoziamo molto seriamente con l’UE per i dazi su acciaio e alluminio”; il presidente ha poi dichiarato che le trattative sul North American Free Trade Agreement (NAFTA) stanno procedendo bene. A margine segnaliamo che il 13 luglio Trump sarà in Gran Bretagna e vedrà il primo ministro britannico Theresa May.

PIL e PMI. Come dati macro abbiamo avuto il PIL dagli Stati Uniti del primo trimestre dell’anno (+2,3% rispetto al 2% atteso) e l’aggiornamento sull’indice dei direttori acquisti (PMI) dagli USA e dall’Europa.

Dall’altra parte dell’Atlantico il dato preliminare sul PMI manifatturiero è salito a 56,5 punti dai 55,6 del mese precedente, battendo le attese che lo davano a quota 55. Buone notizie anche dal terziario: 54,4 punti dai 54 di marzo.

Nell’area euro il PMI è rimasto invariato a 55,2 punti: servizi su a 55 punti dai 54,9 di marzo, manifatturiero giù a 56 dai 56,6 precedenti (il minimo da 14 mesi).

Altre notizie dall’area euro. Nel quarto trimestre 2017 il rapporto debito/PIL è sceso all’86,7%, mentre il deficit/PIL è stabile allo 0,6%; in Italia i due parametri si attestano rispettivamente, secondo Eurostat, al 131,8% e al 2,3%.

In Germania il governo ha abbassato la stima di crescita del Prodotto Interno Lordo al 2,3% dal 2,4% per quest’anno: una decisione che è arrivata dopo le ultime notizie macro, in particolare su ZEW e IFO, entrambi scesi ad aprile.

E l’Italia? Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affidato al presidente della Camera Roberto Fico del M5S il compito di sondare la fattibilità di un governo 5Stelle-PD. Ma dallo stallo ancora non si esce e, nell’attesa, rimane in carica per le questioni ordinarie il governo Gentiloni.

Il quale ha approvato il Documento di programmazione Economica e Finanziaria (DEF), che incorpora le seguenti previsioni: PIL in aumento del +1,5% nel 2018 secondo la stima prudenziale (+1,4% nel 2019 e +1,3% nel 2020), debito in calo nel 2018 al 128%, deficit/PIL tendenziale all’1,6% quest’anno (0,8% nel 2019, pareggio nel 2020).

L’OCSE vede l’Italia terza tra i Paesi industrializzati per il peso delle tasse sui salari e 23esima per reddito netto dei lavoratori, battuta dalla Spagna.

Banche centrali. La Banca of Japan ha confermato lo status quo in materia di tassi e stimoli decidendo di eliminare l’indicazione temporale per il raggiungimento del target di inflazione del 2%. In Svezia la banca centrale ha lasciato i tassi a -0,50%, escludendo aumenti fino a fine anno.

Giovedì 26 aprile la Banca Centrale Europea che ha mantenuto tassi, quantitative easing e linee guida invariati. Il presidente Mario Draghi ha parlato di “qualche moderazione nella crescita”, ma nel quadro di “un’espansione solida e diffusa”, aggiungendo che “permane la necessità di un ampio stimolo monetario” e assicurando che la BCE è “pronta a reagire a qualsiasi restringimento delle condizioni finanziarie”.

Grafico della settimana

Fari puntati su Big Pharma. Oltre al tema dazi, negli Stati Uniti è da mesi è “trend topic” la questione dei prezzi dei farmaci con prescrizione medica obbligatoria: Trump vuole imporre una riduzione alle case farmaceutiche. Che stanno reagendo alla minaccia rafforzando le loro posizioni. Per esempio, attraverso una serie di fusioni e acquisizioni.

In settimana sono entrate nel vivo le trattative per l’acquisto, da parte della giapponese Takeda, di Shire, società con sede a Dublino. Negli ultimi 10 anni il settore è stato uno dei più interessati, per numero e valore totale, da operazioni di fusione: solo nel 2017 si sono toccati i 103 miliardi di dollari, a fronte di 343 operazioni di fusione.

Un vero e proprio record, ma niente in confronto ai primi mesi del 2018: secondo il Financial Times, da inizio anno sono già stati annunciati più di 183 miliardi di dollari di accordi in ambito farmaceutico.

Come si sono mossi i mercati

Settimana vivace per le Borse. Gli umori degli investitori sono stati positivamente condizionati dalle trimestrali, in particolar modo, verso la fine della settimana, da quelle tecnologiche, che si sono scrollate di dosso una mesata di nervosismo. Ottimismo ulteriormente rafforzato dall’allentamento delle tensioni geopolitiche, con l’incontro tra le due Coree, e commerciali.

Negli Stati Uniti le piazze azionarie hanno dovuto vedersela con l’effetto T-Bond (vedi sotto), difendendosi comunque abbastanza bene. A Milano il Ftse MIB ha provato ad agganciare i 24 mila punti, chiudendo la settimana poco sopra la parità.

Giù lo spread, su i Treasuries. Il differenziale di rendimento tra BTp decennale e Bund tedesco ha passato la settimana ad aggiornare continuamente i suoi minimi, tornando sui valori a cui viaggiava nel 2016. Un movimento dettato per lo più da un rialzo del rendimento del decennale tedesco.

Negli States, il T-Bond decennale ha visto il rendimento rompere il tetto del 3% per la prima volta dal gennaio 2014 per poi ripiegare: ma lo sfondamento di quella che è ritenuta una “soglia psicologica” è comunque bastato a far scattare algoritmi e operatori, che hanno spostato soldi dall’azionario all’obbligazionario.

Euro/dollaro verso l’1,20. La prudenza della Banca Centrale Europea, che vuole aspettare i prossimi dati macro prima di dare indicazioni più nette sulla politica monetaria e sul proseguimento del programma di acquisti, porta l’euro a 1,21 dollari (settimana scorsa era a 1,23). La moneta unica ha chiuso la settimana attorno a questo livello.

Le tensioni iraniane spingono il petrolio. Continua il recupero delle quotazioni del barile di greggio, sia Brent che WTI, che salgono ancora traendo beneficio dalla posizione critica degli States sull’accordo nucleare iraniano.

Il presidente francese Macron ha fatto sapere che Trump intende ritirarsi e la Russia ha reagito dichiarando che questa intesa non ha alternative. Le scorte USA, intanto, hanno registrato un aumento superiore alle stime.

In agenda

Di seguito, alcuni dei principali appuntamenti e dati macroeconomici della prossima settimana (fonte: Bloomberg).

Asia – Lunedì 30 aprile festa in Giappone e in Cina, Paesi dai quali in settimana arriverà l’aggiornamento sui rispettivi indici dei direttori acquisti ad aprile.

Europa – Il 30 aprile si conosceranno i dati sull’inflazione in Germania e in Italia. Martedì primo maggio sarà Festa dei Lavoratori in Francia, Germania, Italia e Spagna. Il 2 usciranno il tasso di disoccupazione, la variazione trimestrale e annuale del PIL e le stime sull’inflazione nell’area euro. Il 3 la Commissione Europea diffonderà l’aggiornamento sulle sue previsioni economiche.

Stati Uniti – Mercoledì 2 maggio variazione dell’occupazione ADP. E sempre il 2 sarà la giornata dedicata alla riunione del FOMC e alla decisione sui Fed funds. Il 3 protagonista della scena sarà l’indice ISM non manifatturiero ad aprile.

Venerdì 4 chiuderanno la settimana i dati sulle buste paga del settore non agricolo ad aprile e il tasso di disoccupazione sempre nel mese di aprile.


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