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Bollettino AO | Tra guerra commerciale e guerra vera

I fatti salienti della settimana

Pecorino d’élite. Mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella era a Washington, alle 6:01 italiane di venerdì 18 ottobre sono entrati in vigore i dazi USA sui prodotti europei per 7,5 miliardi di dollari. I Paesi più colpiti, nell’ambito della misura autorizzata in sede WTO per gli aiuti a Airbus, sono Germania, Francia, Spagna e Regno Unito.

L’Italia punta a uno “sconto”, considerando che non è mai entrata nel consorzio Airbus. Ma per adesso negli States pecorino, parmigiano e altri prodotti del nostro made in Italy costeranno sensibilmente di più.

Tregua amara in Siria. Ben cinque giorni, Erdogan ha accettato e Trump ha festeggiato. Ma attenzione: se nel frattempo i curdi, civili e militari, che attualmente occupano il nord-est della Siria non si tolgono dai piedi – liberando la “zona franca” profonda 35 chilometri oltre il confine turco dove Erdogan dice di voler trasferire i 3,6 milioni di profughi siriani oggi ospitati da Ankara – allora la guerra riprenderà.

Al di là dell’emergenza geopolitica e umanitaria, ci sono le ripercussioni sull’economia e i mercati: i capitali lasciano la Turchia e la lira turca, già in affanno, soffre ancor di più; e in prospettiva di un aumento delle spese militari finanziate in deficit, i rendimenti dei titoli di Stato turchi lievitano.

Dati allarmanti in Cina. Il Prodotto Interno Lordo cinese è cresciuto del 6% tra luglio e settembre rispetto allo stesso periodo dell’anno prima: è la variazione più bassa dal 1992. La produzione industriale è migliorata e le vendite al dettaglio hanno resistito, ma il rallentamento della crescita degli investimenti rimane preoccupante.

Non solo. Il tasso di posti vacanti negli uffici nelle 17 principali città è salito al 21,5% nel terzo trimestre, secondo CBRE, che lo ha definito il peggior picco dalla crisi finanziaria globale. E gli utili societari si stanno deteriorando dopo un primo semestre già non bello.

Fermi tutti, c’è l’accordo. I negoziatori UE e quelli del Regno Unito hanno raggiunto un accordo su Brexit. Adesso il testo deve passare al vaglio del Parlamento UK: è all’ordine del giorno della seduta di sabato 19 ottobre. In più, deve anche essere approvato dalla Commissione prima di essere trasmesso ai 27 Stati UE.

Alla ricerca di una maggioranza. Lo scoglio più imponente – o forse sarebbe meglio dire il faraglione – è proprio il Parlamento UK: il primo ministro Boris Johnson non ha la maggioranza alla Camera dei Comuni, ma deve convincere i conservatori e l’opposizione a sostenere l’accordo di divorzio. Se fallisce, il Paese sarà sulla buona strada per lasciare l’Unione senza accordo il 31 ottobre (senza escludere un nuovo rinvio).

Il Fondo Monetario Internazionale si accinge a tagliare di nuovo le proiezioni sulla crescita globale. Molto dipenderà dal prosieguo dei colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina.

 

 

Come si sono mossi i mercati

Trade war, Cina e Brexit. L’attenzione degli investitori questa settimana si è concentrata su tre temi: l’accordo commerciale parziale tra Washington e Pechino e la notizia che le due potenze economiche puntano a un’intesa più completa entro fine anno; il rallentamento della crescita cinese; l’accordo su Brexit raggiunto dai negoziatori dei due fronti.

Sul finire della settimana, a questo quadro già articolato si è aggiunto il tonfo di Renault dopo il taglio della guidance sui risultati 2019.

Legge di Bilancio a Bruxelles. In settimana è arrivato il via libera “salvo intese” al decreto fiscale e alla Legge di Bilancio italiana per il 2020, ora al vaglio della Commissione Europea. Settimana che lo spread BTP-Bund si avvia a chiudere attorno ai 140 punti base.

Sterlina in recupero. La sterlina si è rafforzata nel solco dell’ottimismo sul nuovo accordo su Brexit, ma a scapito degli esportatori quotati sul FTSE 100 (e quindi a scapito dello stesso indice). Euro/dollaro intorno ai massimi da sette settimane proprio in scia all’accordo.

 



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Market movers della settimana

Negli USA focus sull’indice dei direttori acquisti di Markit per il manifatturiero, in uscita giovedì: questo indice è interessante perché dà conto della situazione economica domestica. Di interesse anche i nuovi ordinativi di beni di consumo durevoli, sempre giovedì. Inoltre, entrerà nel vivo la stagione delle trimestrali (terzo trimestre).

Nell’area euro, giovedì si conosceranno i PMI preliminari e la nuova decisione della Banca Centrale Europea sui tassi (dopo il bazooka di settembre dovrebbe restare tutto fermo). Sarà l’ultima riunione presieduta da Mario Draghi (24 ottobre). In Germania attenzione all’IFO (venerdì).

Lato emergenti, attese le decisioni sui tassi in Ungheria (martedì), Cile (mercoledì), Indonesia e Turchia (giovedì) e Russia (venerdì). In Giappone lunedì verranno diffusi i dati sulle esportazioni di settembre.

 


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