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Bollettino AO | Trade war, a far la pace comincia tu

I fatti salienti della settimana

Fase 1 in vista? Stati Uniti e Cina hanno concordato di cancellare i dazi per gradi, a seconda degli sviluppi dell’accordo. I rispettivi presidenti Donald Trump e Xi Jinping sembrano quindi ormai prossimi alla firma della cosiddetta “fase 1” dell’intesa commerciale.

A proposito di dazi. A ottobre l’export cinese è sceso per il terzo mese consecutivo, dello 0,9%, mentre l’import è apparso in ribasso per il sesto mese di seguito, del 6,4%.

Italia stagnante. Secondo le stime della Commissione Europea, il PIL italiano crescerà dello 0,1% nel 2019, dello 0,4% nel 2020 e dello 0,7% nel 2021. Quest’anno il rapporto deficit/PIL sarà del 2,2%, per salire al 2,3% nel 2020.

Il debito pubblico in rapporto al PIL salirà al 136,2% nel 2019 e al 136,8% nel 2020.

Nel 2020 e nel 2021 la crescita del Paese stimata dalla Commissione resterà la più bassa dell’Unione. L’Italia è nel ristagno economico, “nessun segno di ripresa significativa”. Nel periodo 2019-2021 la disoccupazione rimarrà fissa al 10%.

Poi c’è il dossier Ilva. Il Parlamento italiano ha fortemente depotenziato il cosiddetto “scudo penale”, norma che copre i proprietari e i dirigenti dell’Ilva dal rischio di venire coinvolti in cause per questioni ambientali e di sicurezza aperte dalle precedenti gestioni.

ArcelorMittal – multinazionale franco-indiana dell’acciaio vincolata all’Ilva da un contratto di affitto siglato un anno fa che dovrebbe trasformarsi in acquisizione – ha quindi avviato l’iter legale per sciogliere il contratto. Come convincerla a tornare sui suoi passi?

Il ripristino dello scudo legale potrebbe aiutare. Ma non basterebbe. Stanti le attuali difficoltà del mercato globale dell’acciaio, ArcelorMittal chiede anche, fra l’altro, l’autorizzazione a licenziare circa 5 mila dipendenti Ilva (oggi sono poco più di 10 mila) e a tagliare la produzione-obiettivo (da sei a quattro milioni di tonnellate).

D’altra parte, se ArcelorMittal si sfila, la chiusura diventerà una prospettiva molto concreta. Oppure partirà la nazionalizzazione?

Ancora problemi per Alitalia. Lufthansa ha fatto un passo indietro dicendo di non essere interessata all’Alitalia attuale, ma a una compagnia nuova e ristrutturata.

Ora Ferrovie dello Stato e Atlantia dovranno decidere se chiudere definitivamente con i tedeschi o iniziare a lavorare sullo spostamento – l’ottavo – della data di invio dell’offerta vincolante prevista per il 21 novembre.

Ci consoliamo con il PMI. A ottobre l’indice PMI servizi si è attestato sui 52,2 punti, aumentando rispetto ai 51,4 di settembre. L’indice della produzione composita si è posizionato sui 50,8 punti dai 50,6 del mese precedente.

Allarme debito dal FMI. L’indebitamento globale ha raggiunto i 188 mila miliardi di dollari e ciò è fonte di rischio per l’economia e la stabilità finanziaria: lo ha detto il direttore generale del Fondo Monetario Kristalina Georgieva durante una conferenza a Washington.

Complessivamente, il debito supera il 230% del PIL mondiale e fino a due terzi del suo ammontare è ascrivibile al settore privato.

Tassi invariati nel Regno Unito. La Banca d’Inghilterra ha lasciato i tassi di riferimento allo 0,75%.

Saudi Aramco verso l’IPO1. L’Arabia Saudita ha annunciato l’intenzione di quotare le azioni di Saudi Aramco, la società più redditizia del mondo, alla Borsa di Riyadh. Probabilmente a dicembre.

Più ottimista sulla Turchia. Fitch ha ritoccato al rialzo le sue prospettive sulla valutazione sovrana della Turchia, a stabile da negativo, confermando il rating BB.

 

 

Come si sono mossi i mercati

Rialzi sulle piazze azionarie. A Wall Street l’indice S&P 500 ha raggiunto nuovi massimi, ma l’Europa non è rimasta a guardare: qui, il DAX tedesco ha superato i 13.000 punti. Il rialzo dell’azionario globale è stato favorito da vari segnali di ripresa nei settori ciclici e dalle speranze di un allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

Fari puntati su UniCredit e FCA. A Piazza Affari l’attenzione è rimasta sintonizzata su UniCredit, che ha ceduto l’intera partecipazione in Mediobanca (8,4% del capitale) a investitori istituzionali, e su FCA, dopo la fusione annunciata con il gruppo PSA.

Peraltro S&P Global Ratings ha posto sotto osservazione, con implicazioni positive, i rating a lungo e breve termine di FCA, attualmente a BB+ e B.

Clamoroso sorpasso. L’avevamo anticipato la settimana scorsa, e alla fine c’è stato: giovedì 7 novembre i tassi dei titoli di Stato decennali greci sul mercato secondario sono scesi sotto il livello di quelli dei BTP italiani di pari durata. Sorpasso anche su altre scadenze.

Lo spread si accinge a chiudere la settimana in rialzo, ben sopra i 140 punti base.

Lato cambi, sul finire della settimana l’euro si è attestato sotto l’1,11 dollari. Sterlina in calo dopo decisioni della Banca d’Inghilterra.

E le materie prime? Ancora in flessione l’oro, attorno ai 1.465 dollari l’oncia, giù anche il greggio.

 



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I market movers della settimana

Prossima settimana attenzione ai dati preliminari sul PIL del terzo trimestre in Giappone, Regno Unito, Germania e area euro.

Martedì sarà la volta dello ZEW, mercoledì toccherà alla produzione industriale dell’area euro e giovedì occhio alle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli USA, per un riscontro sullo stato di salute del mercato del lavoro statunitense. Negli States focus anche sulle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale.

In Cina c’è attesa per i dati sugli investimenti aziendali, sulle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale.

 



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