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Bollettino AO | Wall Street corre dopo il voto, passi avanti sul Recovery Fund

I fatti salienti della settimana

And the winner is? Joe Biden è sempre più vicino alla vittoria delle elezioni presidenziali Usa – nel momento in cui scriviamo continua lo spoglio negli ultimi Stati. Il presidente uscente Trump ha denunciato brogli, accusando i Democratici di rubargli le elezioni: “Se si contano i voti veri vinco io”, ha twittato.

Niente Onda Blu. La Camera si è confermata in mano ai Democratici, ma il Senato – salvo sorprese – sembra destinato a rimanere sotto il controllo dei Repubblicani.

Affluenza record. Con quasi 101 milioni di voti espressi in anticipo e un’affluenza stimata intorno al 67%, la partecipazione al voto è stata comunque la più alta negli ultimi 100 anni.

Il lavoro latita. Intanto, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono scese solamente di 7 mila unità, per un totale di 751 mila, un dato che suggerisce uno stallo del mercato del lavoro a causa della terza ondata di contagi nel Paese.

Parlano le banche centrali. La Fed ha deciso di mantenere i tassi di interesse vicini allo zero visto che l’economia americana è ancora lontana dai livelli pre-crisi. Stessa linea per la Bank of England che si è anche impegnata a iniettare nel sistema altri 150 miliardi di sterline.

Italia in semi-lockdown. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha varato un nuovo Dpcm con misure volte ad arginare la diffusione dei contagi. In tutta Italia è vietato uscire di casa dalle 22 alle 5, tornano alla didattica a distanza le scuole superiori, chiudono musei, mostre e sale bingo, mentre la capienza dei mezzi pubblici è ridotta al 50%. A queste restrizioni nazionali se ne aggiungono altre in funzione dell’intensità di circolazione del virus nelle diverse Regioni.

Zone rosse e zone arancioni. In Puglia e Sicilia – considerate a rischio medio-alto (“zone arancioni”) -chiudono bar e ristoranti ed è vietato ogni spostamento fuori dal proprio Comune. In Lombardia, Piemonte, Valle D’Aosta e Calabria, considerate a rischio elevato (“rosse”) chiudono anche tutti i negozi, eccetto alimentari, farmacie ed edicole, ed è vietato uscire di casa se non per ragioni di salute, lavoro e istruzione, per attività sportiva individuale o passeggiate in prossimità della propria abitazione.

Aiuti italiani. Venerdì il Consiglio dei ministri dovrebbe dare il via libera al secondo decreto Ristori, indirizzato in particolare alle categorie più colpite dalle misure restrittive all’interno delle zone rosse.

Recovery Fund, primo passo verso il via libera. Parlamento europeo e Consiglio Ue hanno trovato un accordo per vincolare la distribuzione delle risorse del budget settennale e del Recovery Fund al rispetto dello stato di diritto e dell’indipendenza della magistratura negli Stati membri. Nelle prossime settimane è atteso il via libera finale delle due parti.

Crescita ballerina. La Commissione europea ha aggiornato le stime di crescita dell’Eurozona: nel 2020 il Pil è visto in calo del 7,8%, leggermente meglio di quanto previsto in estate. Rallenta però la crescita per il 2021, fissata al 4,2%. Per l’Italia il crollo per l’anno in corso sarà del -9,9%, con un successivo rimbalzo del +4,1% per il 2021. È improbabile, comunque, che il Belpaese torni al livello pre-pandemia entro il 2022.

Numeri europei. A ottobre l’indice Pmi manifatturiero dell’Eurozona si attesta a 54,8 punti, in aumento rispetto ai 53,7 punti di settembre. In Italia l’indice è salito a 53,8 punti dai 53,2 del mese precedente.

E cinesi. Nel Paese del Dragone il settore manifatturiero è salito a ottobre a una velocità che non si registrava dal gennaio 2011 grazie all’aumento della domanda interna, toccando quota 53,6.

Brexit, il tempo stringe. Il capo negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier ha ammesso che restano ancora “divergenze molto serie” con il Regno Unito su molti punti, a meno di due settimane dalla scadenza per trovare un accordo.

Moody’s sull’Italia. Intanto nella serata di venerdì è atteso il giudizio di Moody’s sul rating italiano.

 

Come si sono mossi i mercati

I listini internazionali hanno vissuto all’insegna dei rialzi la settimana del voto statunitense, in scia alla scommessa che alla fine l’esito delle elezioni – con un Congresso diviso – non porterà a radicali cambiamenti sul fronte delle tasse o della regolamentazione.

Wall Street festeggia. Wall Street ha deciso di ignorare le minacce di paralisi giuridica in arrivo da Donald Trump e ha chiuso giovedì la quarta seduta consecutiva di aumenti: fra lunedì e giovedì il Dow Jones ha guadagnato il 7,2%, l’S&P500 il 7,4%, il Nasdaq il 9%. Il tutto nonostante il monito della Fed, che ha parlato di “rischi considerevoli per l’economia statunitense” a causa del coronavirus.

Europa incerta sul finire della settimana. Più volatili le piazze europee, comunque avviate a chiudere una settimana positiva, ma con una virata al ribasso nella giornata di venerdì. Qui a destare i timori sono ancora una volta i contagi, che ogni giorno segnano nuovi record, e le misure sempre più restrittive che minacciano l’economia.

Tokyo sui massimi di quasi 30 anni. In Asia, intanto, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo, portandosi ai massimi dal 1991, in scia ai risultati trimestrali sopra le aspettative sul comparto tecnologico.

Cambi e spread. Sul fronte dei cambi, l’euro si muove sopra la soglia di 1,18 dollari, mentre sul mercato obbligazionario si segnalano i Btp a 5 anni, finiti per la prima volta nella storia in territorio negativo. Lo spread viaggia in area 125 punti.

 

Indici azionari
Azioni Italia 10.22%
Azioni Europa 7.12%
Azioni Usa 7.58%
Azioni Cina 5.27%
Indici obbligazionari
Bond governativi eurozona 0.07%
Bond governativi usa 0.77%
Bond corporate usa 2.08%
Spread Btp-Bund 123 punti
Materie prime
Oro 1,945.60 (2.85%)
Petrolio Wti 37.89 (2.79%)
Valute
Cambio Eur/Usd 1.1879 (2.02%)
Cambio Eur/Gbp 0.9047 (0.34%)

Indici di mercato. Dati aggiornati ore 16.30 del 06/11/20

 

I market movers della settimana

La settimana che sta per aprirsi si profila ricca di indicatori macro da monitorare, specialmente negli Stati Uniti. Martedì è in arrivo l’indice Zew che rileva il sentiment sull’economia tedesca, mentre nel Regno Unito saranno diffusi i dati su salari medi (settembre) e richieste di sussidi di disoccupazione (ottobre) e negli Usa sarà pubblicato l’indice Jolts (Job Openings and Labor Turnover Survey) di settembre.

Si prosegue mercoledì con i numeri sul Pil del Regno Unito e, a seguire, con l’indice dei prezzi al consumo di ottobre negli Usa.

La settimana si conclude con l’indice dei prezzi alla produzione di ottobre, sempre negli Stati Uniti.

 


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