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Bitcoin, è virtuale la valuta che ha corso di più nel 2015

Il dollaro corre, ma non è lui il più forte. La forza della divisa americana è un argomento che ha tenuto banco per tutto il 2015 nel mondo delle valute. In effetti nell’anno appena trascorso il biglietto verde ha continuato la sua corsa già iniziata nel 2014, arrivando ad apprezzarsi di oltre l’8% contro il paniere delle maggiori divise mondiali. Ma questo non è bastato a conquistare il titolo di miglior valuta del 2015, che è spettato invece alla controversa moneta virtuale bitcoin.

Bitcoin, la moneta virtuale

Di certo il nome non è nuovo, ma facciamo un rapido passo indietro per capire cosa si intende esattamente per bitcoin: in sostanza si tratta di una moneta elettronica crittografata, creata nel 2009 e in grado di esistere senza un ente centrale che ne stabilisca il valore, come accade invece per le altre valute. Si tratta dunque di un sistema di pagamento peer-to-peer appoggiato alla rete, una sorta di circuito dipendente dalle persone che fanno circolare le monete tramite acquisti, simile ai sistemi utilizzati per scaricare e condividere file – musicali per esempio – in cui ogni computer diventa un nodo della rete alla pari con gli altri, senza nodi centrali. Per utilizzare la valuta virtuale, ogni utente deve essere in possesso di un indirizzo bitcoin e di un portafoglio digitale online.

Cos’è blockchain?

Tutto il meccanismo si regge in piedi grazie al protocollo Blockchain (letteralmente “catena di blocchi”), vero cuore pulsante dei bitcoin che ne rende possibile e sicuro l’utilizzo: si tratta di un software che funge da registro di ogni transazione, una sorta di libro contabile aperto, trasparente e accessibile a tutti.

+35% sul biglietto verde

Ma torniamo a noi: come abbiamo detto, il bitcoin è stata la migliore valuta del 2015. La criptomoneta più famosa al mondo infatti ha sovraperformato il biglietto verde del 35%, grazie a una decisa accelerazione messa a segno tra ottobre e dicembre, che l’ha portata a valere circa 429 dollari (ma non è stata l’unica a fare meglio della valuta americana: lo shekel israeliano ha chiuso il 2015 con un +0,3% sul dollaro).

BITCOIN

Nel grafico qui sopra il dollaro viene usato come base di riferimento: i dati mostrano l’apprezzamento o il deprezzamento di ciascuna valuta rispetto al dollaro tra il 29 dicembre 2014 e il 29 dicembre 2015. (Elaborazione AdviseOnly su dati di The Economist)

Oscillazioni continue

Certo bitcoin non è nuovo alle oscillazioni e agli eccessi, per un verso o per l’altro: basti pensare che aveva già conquistato lo scettro di miglior moneta dell’anno nel 2013, ma ha anche registrato la performance peggiore tra tutte le valute nel 2014.

Il mondo della finanza e della tecnologia non resta indifferente

Del resto la criptomoneta è ancora uno strumento di nicchia, anche se i numeri iniziano a crescere: gli investimenti di venture capital in business collegati ai bitcoin hanno raggiunto quota un miliardo di dollari nel 2015 e, nel mese di dicembre, sono state realizzate in media 200mila transazioni al giorno in bitcoin, +136% rispetto a un anno prima. Ma la vera forza attrattiva del sistema sembra risiedere più che altro nella “catena di blocchi” alla sua base: alcuni colossi della tecnologia e della finanza – tra cui IBM, Intel, Cisco, London Stock Exchange Group, JP Morgan, Wells Fargo e State Street — stanno collaborando con l’organizzazione non profit Linux per creare una tecnologia simile alla blockchain. L’obiettivo è cercare di migliorare il livello di automazione e trasparenza all’interno di diverse tipologie di servizi, tra cui i mercati finanziari.

E voi, siete pronti a comprare un portafoglio crittografico?

Scritto da

La scrittura è sempre stata la sua passione. Laureata in Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione all’Università Bocconi di Milano, è entrata nel mondo del giornalismo nel 2008 con uno stage in Reuters Italia e successivamente ha lavorato per l’agenzia di stampa Adnkronos e per il sito di Milano Finanza, dove ha iniziato a conoscere i meccanismi del web. All’inizio del 2011 è entrata in Blue Financial Communication, dove si è occupata dei contenuti del sito web Bluerating.com e ha scritto per il mensile Bluerating.

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