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I dodici zeri del costo dell’uscita della Grecia dall’Euro

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Premessa: credo sia nell’interesse di tutti che la Grecia rimanga nell’Euro e si farà di tutto per evitare il trauma della sua uscita. Il cosiddetto Grexit (o Greexit), che solo fino a qualche mese fa era considerato un evento estremo, a bassissima probabilità per la maggior parte degli economisti, ora è ritenuto probabile. Basti pensare che Morgan Stanley attribuisce all’evento il 35% di probabilità di accadimento in un orizzonte temporale di 12/18 mesi.

Molte sono le analisi sui possibili effetti economici dell’uscita dall’Euro, sulla Grecia ma anche sull’Europa e sul resto del mondo; il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che, in caso di uscita, il Pil greco potrebbe contrarsi del 10% nel primo anno mentre l’Economist riporta in modo dettagliato una stima di ING sugli effetti sulla “crescita” del Pil degli altri Paesi.

Il costo per il sistema, però, come riportato dal The Guardian, potrebbe andare oltre i $ 1.000 miliardi (circa € 800 miliardi)! Se le stime sono veritiere, stiamo parlando di una somma impressionante, considerando che il Pil italiano è pari a circa $ 2.000 miliardi (€ 1.600 miliardi).

La realtà è che un’uscita dall’Euro potrebbe avere costi non misurabili e inattesi: molto dipende dall’effetto domino che si potrebbe generare e da quanto abili e tempestive risulteranno le autorità nel contenere l’”effetto contagio” di cui tanto si parla.

Ma come si arriva a tale cifra da capogiro? E quali possono essere i canali di trasmissione?

Bisogna considerare le seguenti voci:

  • i prestiti che la Grecia ha già ottenuto dall’Unione Europea grazie all’EFSF, circa la metà dei € 145 miliardi stanziati;
  • la Banca Centrale Europea detiene oltre € 50 miliardi di debito greco che, finora, sono rimasti fuori dall’haircut forzoso del PSI ma che, in caso di uscita, diverrebbero privi di valore;
  • in ultimo (non per dimensione) i debiti della Banca Centrale greca all’interno del cosiddetto sistema Target 2 (il sistema di prestiti tra le banche Centrali dell’Unione), stimati in circa € 130 miliardi.

Il debito del Governo di Atene verso i Governi e le Istituzioni dell’Unione si aggira dunque intorno ai € 300 miliardi, il 3% del Pil dell’Eurozona, debito che, con ogni probabilità, si trasformerebbe in “costo” in caso di uscita della Grecia dalla moneta unica.

A ciò va aggiunto quanto le aziende ed i consumatori greci devono alle Banche internazionali: circa € 50 miliardi a fine 2011, sempre secondo l’Economist.

Per avere un’idea dell’effetto diretto su due paesi come la Francia e la Germania, è utile osservare la seguente tabella, pubblicata dal Financial Times, che è tratta da uno studio dell’IESEG School of Management, Université Catholique de Lille:


Il Financial Times va oltre e stima che, in caso di svalutazione della Dracma del 50%, le perdite sarebbero di quasi € 20 miliardi per le banche Francesi e di € 4,5 miliardi per le tedesche.

Fin qui si è misurato il costo “diretto” dell’uscita, ossia l’impatto della Grecia sul resto d’Europa. Questa cifra potrebbe lievitare se l’uscita della Grecia fosse scomposta e soprattutto se generasse il temuto contagio sugli altri periferici: Portogallo, Irlanda, Spagna ed Italia in testa.

Se da un lato, infatti, un’uscita ordinata avrebbe un costo (anch’esso difficilmente quantificabile) in termini di rialzo dei tassi di interesse e calo dei prezzi degli strumenti finanziari dei Paesi meno virtuosi dell’area Euro, un’uscita caotica potrebbe generare una serie di reazioni a catena per tutti i paesi dell’Unione. L’impatto sarebbe difficilmente contenibile e coinvolgerebbe in primo luogo il sistema bancario; le banche europee non se la passano bene, non è un mistero (si pensi a quelle spagnole) e un’uscita della Grecia potrebbe generare panico tra i cittadini e dare il via ad una vera e propria corsa agli sportelli. La fuga dalle banche troverebbe la sua genesi, secondo gli analisti, nella paura che la reintroduzione della Dracma e la sua svalutazione (stimata al 50%) si possa replicare in altri Paesi Euro, dando luogo ad un drastico calo del valore dei depositi bancari, che verrebbero ridenominati nelle nuove divise locali. Anche la dimensione di questa componente è difficilmente quantificabile, ecco cosa pubblicava qualche giorno fa The Wall Street Journal:

Inoltre il sistema dei prestiti tra Banche Centrali Target 2 consiste in strette e ampie relazioni tra le Banche Centrali di tutti i Paesi dell’Unione. Per comprenderne la dimensione basti citare che la voce Target 2 è l’attività di maggiore peso per la Banca Centrale Tedesca: circa € 500 miliardi (secondo Pimco). Il destino di tali somme non è noto, ma è certo che anche solo ipotizzare una chiusura dei rubinetti del Terget 2 paralizzerebbe l’intero sistema Bancario dell’Unione con enormi effetti sui sistemi economici.

Si ricordi infine che i titoli di Stato greci non sono che una parte degli oltre € 200 miliardi di acquisti di titoli di Stato governativi effettuati dalla Banca Centrale Europea tramite il SMP (Security Market Program), il cui deprezzamento in caso di effetto contagio, potrebbe generare perdite pesanti nel bilancio della BCE.

In ultimo gli aiuti della Troika (Fondo Monetario Internazionale, BCE e Unione Europea) ai Paesi in difficoltà via EFSF non si limitano alla sola Grecia, ma includono anche le garanzie stanziate per Portogallo ed Irlanda. Non ci resta che sperare.

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Bilba è una tipetta vispa dall’aria solo apparentemente tranquilla, che si è ritrovata imbarcata in mille avventure sui mercati finanziari, cavandosela sempre. Fatevi guidare da Bilba per superare gli alti e bassi di azioni ed obbligazioni e per uscire sani e salvi dai labirinti dell’economia. Perché i piccoletti se la cavano sempre!

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