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L’epoca della “chiamata alle armi” dalle pagine dei quotidiani

Nel 150° anniversario della nostra Repubblica, stiamo vivendo un periodo delicatissimo dal punto di vista economico-finanziario: lo spread BTP vs Bund schizza ai massimi storici, il costo dell’indebitamento è ai livelli più alti da quando esiste l’euro e lo stock di Debito Pubblico continua a correre, più veloce che mai. Anche la Politica sembra acciaccata: la solidissima maggioranza che aveva conquistato il Governo Berlusconi nel 2008 si è assottigliata giorno dopo giorno nel corso degli anni, frantumandosi nell’ultimo periodo.

In tutta questa confusione pare si sia diffusa una nuova tendenza tra i fortunati che se lo possono permettere: comprare una pagina di importanti quotidiani nazionali per lanciare idee o proposte per una via d’uscita dalla crisi.

Nel 2005 l’aveva fatto Beppe Grillo, chiedendo su La Repubblica le dimissioni dell’allora governatore della Banca d”Italia Antonio Fazio in seguito allo scandalo sull”OPA Antonveneta. Pochi giorni fa Diego Della Valle, patron della Tod”s, aveva pubblicato sul Correre della Sera un j’accuse alla politica: «a quei politici che si sono contraddistinti per la totale mancanza di competenza e di amor proprio per le sorti del Paese saremo sicuramente in molti a voler dire “vergognatevi”» aggiungendo un auspicio: «le componenti responsabili della società civile che hanno a cuore le sorti del Paese lavorino per affrontare con la competenza e la serietà necessaria questo difficile momento».

La novità è che, il 4 novembre, un altro concittadino ha deciso di dire la sua e di farlo in grande stile. Non si tratta di una personalità nota a livello nazionale «uno di voi, uno di noi» si definisce. Si tratta di Giuliano Melani, un cinquantenne toscano, anch”egli ha scelto il Corriere della Sera per rivolgere un appello dal sapore patriottico: Concittadini amici e fratelli, compriamoci il debito! Ecco il link.

La ricetta di Melani è semplice: comprare i titoli di Stato italiano con l’obiettivo di uscire dalla crisi, per non svendere il Paese, per fare a meno del governo e dell”Europa: «mandiamo a ruba i nostri titoli di Stato, facciamo uno sforzo, compriamo il nostro debito» e aggiunge: «non si può pensare sempre di fare la “rivoluzione dopo pranzo”, ci sono stati uomini e donne che hanno dato la vita per questo Paese e per la libertà, noi possiamo almeno dare un po” di soldi».

Il messaggio “melaniano” è positivo: «Sono convinto che ce la possiamo fare, basta andare in banca e ordinare Bot e Btp, ognuno di noi per quanto può dare e chi più ha più metta». Melani poi spulcia i dati. Cita (per eccesso) l’entità del Debito Pubblico italiano: circa 2.000 miliardi di euro e con una scadenza media di 7/8 anni. Scrive: «il nostro Paese deve rinnovare il debito per 260/270 miliardi l’anno: circa 4.500 euro a testa» e aggiunge: «lo so che le medie ci fanno fessi, ma state sicuri che molte persone dispongono di queste cifre». «Vi giuro che ci conviene, negli ultimi due anni sono state poste in essere manovre per 200 miliardi, sono andati tutti perduti perché nel frattempo sono saliti i tassi d”interesse sul debito».

Un esame di coscienza: «il nostro problema sono i debiti» contratti anche a causa dei comportamenti non corretti di ognuno di noi: «quando non abbiamo pagato le giuste imposte, quando abbiamo lavorato in nero, quando abbiamo preferito presentare un certificato medico invece che andare al lavoro, quando abbiamo circolato gratis sui mezzi pubblici, quando non abbiamo gestito i rifiuti, quando ci siamo riempiti di medicinali che abbiamo regolarmente buttato, quando abbiamo eletto persone inadeguate, quando non ci siamo messi a disposizione…». Non mancano lodi al popolo italico: «vivaddio siamo stati anche liberi e siamo speciali, belli e intelligenti anche se ora ci sentiamo un po’ invecchiati e stanchi» e la chiamata all”azione: «c”è una sola cosa da fare subito: comprare il debito. Saremo ricompensati mille volte di quel poco che non abbiamo nemmeno speso, ma prestato al nostro grande Paese, l”Italia».

Infine decanta con orgoglio: «siamo un grande popolo, dobbiamo avere rispetto dei Cinesi ma facciamogli sapere che non siamo in vendita, all’Europa mandiamo a dire che si sbagliano di grosso se pensano che siamo un peso. È che proviamo simpatia per le emergenze, altrimenti non ci divertiamo”.

Una fotografia, quest’ultima, che rispecchia meglio di tante altre definizioni il nostro Paese.

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