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Euro, dollaro e yen: è guerra delle valute?

Si è iniziato a parlare di “guerra valutaria” in seguito alla decisione del Primo Ministro giapponese Abe di cambiare tattica per stimolare l’economia, rimettendola in moto con un’azione aggressiva della banca centrale, la Bank of Japan (BoJ).

In pratica, la BoJ ha tirato fuori il “defibrillatore” e lo sta impiegando sull’economia nipponica. La strategia della banca centrale consiste infatti nell’immettere liquidità nel sistema, moltissima liquidità. Ciò ha influito sul deprezzamento dello yen nei confronti delle principali divise. Questo, a sua volta, rende meno costosi e quindi più competitivi i prodotti giapponesi sui mercati esteri, il che è di beneficio per la crescita economica nipponica.

E qui sta il problema: con la ripresa economica globale che arranca (in Italia la crescita è debolissima, siamo tra i Paesi messi peggio…), il tentativo del Giappone di risolvere il problema della deflazione e rilanciare la sua crescita economica, deprezzando lo yen ha generato il timore che ci si possa trovare di fronte a una guerra delle divise, come quella accaduta negli anni ’30 del secolo scorso.

Lo schema di una guerra valutaria, nel caso semplificato di due Paesi, è questo: se la divisa del Paese A si deprezza rispetto a quella del Paese B, nell’immediato l’export del Paese B verso il Paese A ne è danneggiato, perché di colpo i suoi beni e servizi sono diventati più cari, mentre il Paese A è avvantaggiato e riesce a vendere di più. Allora anche il Paese B farà di tutto per deprezzare la sua divisa. E così via, a colpi di deprezzamento.

Come credo abbiate intuito, essendo i cambi dei prezzi relativi, è impossibile che tutte le divise possano deprezzarsi simultaneamente… quello del deprezzamento è un gioco a somma zero. Dunque si tratterebbe di una guerra economica totalmente priva di senso. L’unico caso in cui una guerra delle valute può avere senso è quello di un Paese relativamente piccolo, la cui politica di deprezzamento possa essere tollerata dai “grandi”. Ma non è questo il caso. Qui si fronteggiano grandi blocchi: Giappone, USA, Europa, UK, nonché i principali Paesi Emergenti.

Quali conseguenze?

Una guerra tra grande aree valutarie provocherebbe solo il risorgere di misure protezionistiche: ognuna di queste aree cercherà di alzare barriere economiche per far sì che le merci e i servizi più competitivi della altre aree non possano essere venduti all’interno del proprio perimetro valutario.

Le misure protezionistiche possono essere un tampone momentaneo, ma in definitiva danneggiano gravemente il commercio internazionale. Tra le conseguenze, si verificherebbero pesanti ricadute occupazionali, con perdita di molti posti di lavoro (proprio questo accadde nella “Grande Recessione” degli anni ’30, quando la Gran Bretagna iniziò una serie di svalutazioni competitive).

In un momento così difficile come quello attuale, francamente, di una guerra valutaria ne faremmo volentieri a meno, grazie. In effetti, visto che i banchieri centrali queste cose le sanno molto bene, reputo assai poco probabile che si inneschi tale sorta di guerra economica: sarebbe follia pura.

In tutto ciò, paradossalmente, l’euro ha avuto una dinamica che va contro ogni logica di rilancio dell’economia dell’Eurozona, attualmente in grave difficoltà: l’euro si è rafforzato! Il rafforzamento dell’euro a partire da settembre è ben evidente nel grafico seguente.

Bloomberg Correlation – Weighted Currency Euro Index

Bloomberg Correlation - Weighted Currency Euro Index

Indice ponderato dell’euro rispetto alle principali divise mondiali. Misura la forza relativa di una divisa rispetto a un paniere di altre divise. Una salita indica apprezzamento dell’euro nei confronti delle altre divise, una discesa indica invece deprezzamento. Dati di fonte Bloomberg, elaborazione grafica Advise Only.

L’apprezzamento della divisa europea è un “danno collaterale” dell’azione “militare” di difesa portata avanti dalla BCE che, nella seconda metà del 2012, ha messo in sicurezza l’area euro. Ciò ha favorito il rientro di capitali: al diminuire del rischio di crack dell’Eurozona, le obbligazioni italiane, ma anche quelle spagnole, portoghesi, irlandesi sono tornate ad essere “attraenti” in termini di rendimenti (un fenomeno simile è avvenuto anche sul fronte azionario) dal punto di vista degli investitori. I flussi in acquisto di questi titoli denominati in euro ha provocato perciò un apprezzamento dell’euro che ora, secondo valutazioni fondamentali, appare sopravvalutato rispetto alla maggioranza delle altre divise.

Guardate infatti questo grafico, che riporta l’indice Big Mac calcolato dall’Economist:

euro rispetto a principali altre valute

 

Certo, per guadagnare un po’ di competitività , l’Eurozona trarrebbe beneficio da un euro leggermente deprezzato rispetto ai livelli attuali. Non dimentichiamo, però, che in Europa c’è un Paese che pesa “uber alles” nelle decisioni economiche: la Germania. Il Governo tedesco e la Bundesbank sono stati marchiati a fuoco dall’esperienza tragica della Repubblica di Weimar e da allora sono legati ad uno sviluppo economico basato sulla stabilità dei prezzi (fino a giungere alla “paranoia da inflazione”) e della propria valuta. La BCE, inoltre, si è sostanzialmente disimpegnata dal fronte “cambio”.

Quindi non fate troppo affidamento su un euro sensibilmente più competitivo.

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

Ultimi commenti
  • massimo vicari

    Quindi, se l’euro e’ forte, e tendera’ a restarlo, acquistare titoli esteri diventa piu’ rischioso in termini di cambio. Giusto?

    • Raffaele Zenti

      Le previsioni finanziarie sono impresa ardua, quelle sui cambi di più. Ciò detto, quello che immagino è che vista la rigidità europea sul cambio, l’euro prevalentemente subirà eventuali azioni delle altre banche centrali. In questo senso, si può manifestare il rischio di cui parli tu.
      Tuttavia, come ho scritto nel post, reputo molto improbabile una vera guerra delle valute, quindi penso che l’euro fluttuerà per effetto di “normali” forze del mercato. Ed è molto difficile prevedere dove andrà (non voglio essere evasivo, ma la mia formazione statistica m’impedisce di contar balle: inutile far finta di dominare un fenomeno che ex-ante è in larga parte randomico, poco segnale e tanto rumore…)

  • Pasquale Rossi

    Anch’io sono molto critico su questa storia delle previsioni (sul tasso di cambio in particolare) soprattutto quando esiste una variabile fondamentale,il comportamento della banca centrale che è esogena (quindi non prevedibile per definizione) al sistema e non endogena.
    Inoltre, proprio per rimanere sul carattere esogeno del comportamento della banca centrale, la BCE non ha un obiettivo d’inflation targeting del cambio; non ha quindi un obiettivo di cambio da garantire per cui non è possibile fare previsioni..

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    Se l’euro è sopravvalutato e ci sono monete sottovalutate,come potrebbero essere quelle di Svizzera,Australia,Canada,..non sarebbebbe un’opportunità investire in titoli di stato di questi paesi,l’euro non dovrebbe aumentare in maniera significatva,e si avrebbe una grande protezione comunque vada l’europa.Siete d’accordo? Eventualmente dove trovare questi titoli? Grazie

    • Raffaele Zenti

      Investire nelle divise che si dovrebbero apprezzare secondo qualche valutazione fondamentale, tipo la parità del potere d’acquisto (quella sottostante l’indice Big Mac) è in teoria una buona idea. Ma in pratica occorre tenere presente che le divise possono rimanere sopra/sottovalutate per lunghissimo tempo, alla faccia della teoria, in quanto la loro dinamica risponde a una serie di variabili, non solo quelle macro-fondamentali. Quindi okkio.

      Più “robusta” è l’idea di investire in divise extra-euro, meglio se in odore di apprezzamento, per coprirsi dai rischi dell’Eurozona. E’ peraltro la strategia che abbiamo in atto nel portafoglio EuroTsunami e, in misura inferiore, Intermedio (li trovi qui http://it.adviseonly.com/blog/investimenti/come-investire-in-tempo-di-crisi-advise-only-vi-propone-3-soluzioni/#.UTSaY1fm5LY e nei successivi aggiornamenti).

      Per scovare titoli in divisa con i quali attuare la strategia che hai in mente ti consiglio di cercare su EuroTLX o sul MOT (per stare sicuro, io rimarrei su emittenti che siano enti sovranazionali o gli Stati Sovrani corrispondenti alla divisa).

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        Grazie,faccio riferimento alle valute straniere presenti su Euro Tsunami e intermedio, vedo nuove emissioni vista anche la clausola di azione collettiva introdotta a gennaio per i tiloi di stato italiani,non credo messa a caso.

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