a
a
HomeECONOMIA E MERCATIECONOMIA, POLITICA E SOCIETA'Germania: sapevate che per alcuni parametri è peggio di noi (e della Grecia)?

Germania: sapevate che per alcuni parametri è peggio di noi (e della Grecia)?

La Germania rinfaccia sempre ai Paesi Periferici dell’eurozona, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, la violazione dei parametri europei. Ma non tutti sanno che, a sua volta, ne viola degli altri. Vediamo quali e perché.

La Germania cresce a spese del resto dell’eurozona?

Ricorderete forse quando a fine 2013, la Germania finì nel mirino del ministero del Tesoro Usa che nel suo report semestrale sulle valute, identificava nel modello tedesco, basato sulle esportazioni, il maggiore responsabile della debolezza della ripresa dell’eurozona.

L’anemico tasso di crescita della domanda interna in Germania e la dipendenza dall’export hanno ostacolato il ribilanciamento in una fase in cui molte economie dell’area euro sono sotto forte pressione per tagliare la domanda e comprimere l’import. Il risultato è un effetto deflazionistico nell’area euro e nell’economia mondiale

La risposta di Berlino non si fece attendere, con una nota del ministero dell’Economia.

Il surplus commerciale è il risultato della forte competitività dell’economia tedesca e le critiche americane sono quindi incomprensibili

Sulla questione è intervenuto anche il Fondo Monetario Internazionale, che ha sempre incentivato la Germania a stimolare la propria domanda interna per aiutare i Paesi della periferia dell’eurozona, facendo notare che l’ampio surplus commerciale tedesco avveniva a spese dei Paesi del Sud Europa.

All’interno di questa disputa, la Commissione europea ha deciso di avviare un’analisi approfondita sui potenziali squilibri in 16 paesi, tra cui la Germania.

Gli squilibri macroeconomici europei

Già nel 2012, la Commissione aveva messo sotto osservazione potenziali squilibri macroeconomici di paesi dell’Unione verso i quali raccomandare delle correzioni.

Infatti nel 2011, in esecuzione dell’articolo 121, comma 6 del Trattato sul funzionamento dell’unione europea (Tfue), la Commissione ha prodotto una Procedura per gli squilibri macroeconomici, che monitora gli squilibri macroeconomici, tra cui rientrano:

  1. la media mobile su tre anni del rapporto tra saldo delle partite correnti e Pil;
  2. la posizione finanziaria netta sull’estero;
  3. la variazione degli ultimi 5 anni della quota di mercato delle esportazioni;
  4. la variazione sugli ultimi tre anni delle retribuzioni pro-capite (nominali);
  5. la variazione del tasso di cambio effettivo reale, basato sui prezzi al consumo e riferiti a 41 Paesi industrializzati;
  6. il rapporto fra debito privato e Pil;
  7. il flusso di credito erogato al settore privato, in percentuale del Pil;
  8. lo scarto fra variazione annua dei prezzi delle case e dell’indice dei prezzi al consumo;
  9. il debito pubblico in percentuale al Pil;
  10. la media mobile su 3 anni del tasso di disoccupazione;
  11. variazioni anno su anno del totale delle passività del settore finanziario.

Ogni indicatore ha delle soglie di accettabilità. La procedura prevede che la Commissione e il Consiglio europeo possano emanare delle raccomandazioni per i Paesi che stanno accumulano squilibri, e dove queste raccomandazioni non siano seguite, avviare una procedura di correzione.

In caso di esito negativo, la procedura prevede sanzioni per i Paesi inadempienti. Senza entrare nel merito delle soglie stabilite sugli indicatori e del tardivo adempimento da parte della Commissione Ue di monitorare gli squilibri macroeconomici, vediamo nel dettaglio come si comporta la Germania rispetto a questi indicatori.

La Germania rispetta tutti questi indicatori?

vediamo in tabella gli indicatori UE riferiti all’anno 2013, in cui la Commissione Europea ha presentato il suo terzo Alert Mechanism Report (ARM) sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici. In verde, sono riportati gli indicatori compresi nelle soglie e in rosso quelli che le infrangono.

 

Indicatore

Soglia

Grecia

grecia

Portogallo

portogallo

Irlanda

irla

Italia

itapng

Germania

germa

Spagna

spagna

Media mobile a 3 anni del rapporto tra saldo delle partite correnti e  Pil

+6% / -4% del Pil

-3.9

-2.5

1,1

-0.9

6,7

-0.7

Posizione finanziaria netta sull’estero

-35% del Pil

-121.1

-116.2

-104.9

-30.7

42.9

-92.6

Variazione del tasso di cambio effettivo
reale

+/- 5% per i paesi dell’eurozona e -/+
11% per i paesi non appartenenti alla zona euro

-4.4

-0.6

-3.9

0.0

6.4

-0.4

Variazione degli ultimi 5 anni della
quota di mercato delle esportazioni

-6%

-27.3

-5.3

-4.9

-18.4

-1.9

-7.1

Variazione sugli ultimi tre anni delle
retribuzioni pro-capite (nominali)

+9% per i paesi dell’eurozona e +12% per
i paesi non appartenenti alla zona euro

-10.3

-3.0

1.3

4.1

-10.7

-4.6

Scarto fra variazione (a/a) dei prezzi
delle case e dell’indice dei prezzi al consumo

0,06

-9.3

-2.5

0.3

-6.9

103.5

-9.9

Flusso di credito erogato al settore
privato, in percentuale del Pil

0,15

-1.1

-2.4

-5.7

-3.0

1.2

-10.7

Rapporto fra debito privato e Pil

1,33

135.6

202.8

266.3

118.8

1.8

172.2

Rapporto tra debito pubblico e Pil

0,6

174.9

128.0

123.3

127.9

76.9

92.1

Variazioni anno su anno del totale delle
passività del settore finanziario

0,165

-16.3

-5.3

1.0

-0.7

-6.3

-10.2

Media mobile su 3 anni del tasso di
disoccupazione

0,1

23.3

15.0

14.2

10.4

5.6

24.1

Totale parametri UE non rispettati

 

5

4

4

3

3

5

Come possiamo vedere dalla tabella, la Germania, che ipocritamente ma autoritariamente obbliga gli altri paesi membri ad aggiustamenti unilaterali nel rispetto dei trattati, a sua volta viola 3 parametri su 11.

In conclusione, la lezione di Keynes sembra non essere stata ascoltata in Germania. Se infatti è vero che la Procedura per gli squilibri macroeconomici mostra degli eccessi in diversi Paesi membri, è necessario che il riequilibrio avvenga con il concorso sia dei paesi ‘debitori’ che ‘creditori’.

Scritto da

Dopo l'importante esperienza lavorativa in AdviseOnly, dove ha ricoperto il ruolo di portfolio advisor e analista macroeconomico, è entrato in Cassa Depositi e Prestiti. Ha conseguito la Laurea in Economia Politica all'Università degli Studi di Roma I "La Sapienza", trascorrendo alcuni periodi di studio all'estero ed il Master in Finance (II livello) presso l’Università di Torino (CORIPE Piemonte). La sua principale passione è l'economia.

Ultimi commenti
  • La Germania non è mossa dal supremo spirito “europeo”, dalla nobile generosità o dall’istinto innato per il soccorso del più debole.
    La Germania fa i suoi interessi.
    Strano vero?!?!?!?
    La Germania può imporre in modo unilaterale decisioni e posizioni agli altri paesi europei perchè è l’economia più forte. Italia, Francia e Spagna (….lasciamo stare la Grecia …) quanti errori hanno fatto in termini di politica industriale e ritardi (assenza?) di riforme ?
    Perchè la Germania dovrebbe aiutare paesi come l’italia che sperperavano soldi mentre la Germania era impegnata in un titanico sforzo economico e sociale di integrazione della Germania dell’est?
    A parte la riforma delle pensioni….mi potete elencare le riforme “strutturali” realizzate (ed operative) dagli ultime tre governi?
    Siamo tutti deboli con la Germania perchè vogliamo esserlo ed in fondo, ai nostri politici….conviene.
    Per quanto riguarda la tesi dell’articolo, che non condivido, è come dire ad un bambino che è il 1° della classe…..”sei bravo …. ma non va bene così, perchè non aiuti gli altri” …. no, lui è bravo perchè studia e fa i compiti a casa….mentre gli altri scendono in cortile a giocare a pallone……!!

    • Pasquale Rossi

      Fabrizio la Germania è costituita da diversi soggetti i cui comportamenti presi singolarmente sono razionali ma nel complesso possono sembrare irrazionali. Anche l’Italia ha le sue colpe, per l’assenza di una politica volta alla crescita. Ma non si può negare il ruolo importante nel generare gli squilibri interni all’ eurozona, delle politiche di ‘svalutazione competitiva’ in gergo beggar my neighbour (‘politica che impoverisce il vicino’) messe in campo dalla Germania in questi anni, in piena violazione dei trattati.

  • Credo che animare questo anti-germanismo sia irresponsabile e controproducente perché distrae dai problemi, alimenta alibi a non fare, illudendoci che senza la Germania, senza l’euro saremmo più ricchi e soddisfatti e molti – ahime – ci credono. Via i crucchi e poi si magna tutti alla grande come ci narrano molti politici cantastorie. Trovo desolante che AdviseOnly, che stimo, si allinei a questa cantilena purulenta.
    La realtà è che con o senza euro (peggio senza), con o senza Germania, se non fossimo in grado di competere in una economia che si è globalizzata, deriveremmo via via nel terzo mondo.
    Se noi abbiamo sprechi immani nella gestione del Paese la colpa non è della Germania.
    “Incolpare” poi la Germania del fatto che abbia un surplus commerciale è come incolpare i produttori di alcolici per gli alcolizzati. Se la Germania non esportasse Audi, Bwm, ecc gli italiani e i Greci (sic), comprerebbero la Panda? Che sciocchezza!

    PS: per l’Italia il rapporto debito pubblico/PIL è 133, non 123 – cresce come la marea con la luna piena.

    • Raffaele Zenti

      Per la cronaca, la tabella è riferita al 2013, anno al quale si riferiscono le infrazioni, ed è assolutamente corretta, a meno che non vengano messi in discussione i dati della Commissione Europea; ecco la fonte ufficiale: http://ec.europa.eu/economy_finance/indicators/economic_reforms/eip/#/headline/?selected_year=2013

      Poi, fermo restando che ciascuno ha le proprie personali opinioni sulla Germania e i tedeschi, come azienda AdviseOnly non ha nessun “anti-germanismo”. Si tratta solo di osservare i fatti e verificare, numeri alla mano, l’incoerenza, tra rigidità di pensiero quando si tratta degli altri, e tendenza all’accomodatemento quando si tratta di sé stessi. L’austerity, è comunque una stolida creatura teutonica, figlia del paranoico Buba-pensiero: il fallimento e l’assurdità della strategia (nel mondo reale, non nel mondo astratto popolato di categorie aristoteliche), pare che sia sotto gli occhi di tutti. Che poi l’Italia sia mal governata da almeno 30 anni, manchi di politica industriale, sia un Paese strangolato dalla burocrazia, con una casta politica inamovibile e per lo più inetta o corrotta, ecc, ecc, beh, questo è un altro fatto sul quale i numeri cantano.
      Sfortunatamente, i problemi si sommano.

      • Lei mi conferma che in due anni il debito/pil é aumentato di 10 punti. Colpa dell’austerity? In realtà il bassissimo costo degli interessi sul debito che ci miracola l’essere parte della EU se li mangia la mano pubblica. Austerity vuol dire capire che la ricreazione è finita e che non ci sono pasti gratis perché di questo passo, euro o non euro si va in malora. Fanno male a ricordarcelo e a fare pressioni affinché si metta mano alla deriva? Quale alternativa vede Lei? Alzare le pensioni, il reddito di cittadinanza, assumere nella PA, costruire ponti e autostrade, pulire le spiagge?
        Infine vorrei dirle sui parametri che un conto è avere un debito del 130% e un altro sconfinare per eccesso di positività della bilancia commerciale. Infatti questa è una virtù non un difetto. Gli indicatori economici non hanno tutti lo stesso peso, ovviamente.

        • Raffaele Zenti

          E’ anche colpa dell’austerity se è cresciuto il rapporto debito/PIL: il ratio debito/PIL è legato positivamente (nel sendo di derivata prima>0) ai tassi d’interesse, e negativamente a crescita, inflazione e avanzo primario (consiglio questo agile post: http://it.adviseonly.com/blog/crescita-economica-o-default-italia/).
          Ergo, poiché l’austerity non ha certamente influenzato positivamente né la crescita economica, né l’inflazione (e lasciamo perdere l’avanzo primario), allora ha certamente “aiutato” a far lievitare il rapporto debito/PIL.
          Il che non significa che si debba essere spendaccioni. Ma la stolida rigidità teutonica non è efficace in queste condizioni.
          Quanto all’eccesso di positività della bilancia commerciale, se per un Paese isolatamante considerato è forse una virtù (ma si può discutere anche su questo), in un Unione monetaria è certamente un problema. E se ci sono dei vincoli in tal senso, come anche su altri parametri, è perché la cosa è dichiaratamente riconosciuta come un problema, non crede?

          • L’austerity consiste nella riduzione della spesa pubblica , a partire dalla corruzione e dagli sprechi, accompagnata dall’aumento di produttività. Lei sostiene che combattere ciò aumenta il debito e/o riduce il PIL?
            Sui parametri ho semplicemente detto che non hanno tutti lo stesso peso, alcuni sono più importanti, molto più importanti. Noi sforiamo in peggio su quelli di maggior peso mentre la Germania sfora in meglio su quelli di minor peso. Trattare i parametri EU come una check-list da concorso ministeriale non fa corretta divulgazione.

          • Raffaele Zenti

            L’austerity è ciò che dice lei nell’immaginario europeo di qualche anno fa (ormai forse non ci credono manco più i tedeschi, solo che per ragioni politiche-elettorali devono continuare sulla strada tracciata). In pratica, ci insegna la storia recente, l’austerity è principalmente depressione dei consumi, pressione fiscale e pochi investimenti. Che implicano bassa crescita e deflazione. Variabili che, se guarda quell’equazione del debito vs PIL, hanno un impatto perverso sul rapporto. Quella è una delle poche relazioni esatte (un equazione alle differenze) in economia: non c’è scampo, è vera per definizione.
            A differenza di altre relazioni. In testa quella sul debito pubblico/PIL come valore fondamentale per la sostenibilità del debito: il debito è sostenibile fino a quando i mercati finanziari ritengono che lo sia…
            In un’unione monetaria il debito è assai più importante. Come tutti gli altri parametri che servono per mantenere bilanciati i rapporti tra Paesi. Inclusi quelli che viola la Germania.

          • La ringrazio per la risposta. L’indubbio aumento della pressione fiscale non è una conseguenza diretta dell’austerity bensì delle scelte politiche. É infatti assai più semplice aumentare le tasse che ridurre le spese dello Stato. Quando lei legge che i vitalizi degli ex consiglieri della regione Sicilia godono di fatto della reversibilità ai discendenti anche per chi è stato consigliere per un mese oppure che il ns ambasciatore negli USA guadagna il doppio di Obama non penso che le venga in mente che si debba aumentare il debito pubblico per mantenere queste prerogative. Similmente la depressione dei consumi è causata dall’insicurezza. Gli italiani stanno accumulando come non mai cataste di risparmi. In sintesi il problema, a mio avviso, non é l’austerity bensì la lentezza con cui si mette mano alle riforme strutturali a causa delle resistenze di molte parti politiche e delle lobby da loro tutelate. Essere quindi contro l’austerity equivale a non voler cambiare nulla, resistere al cambiamento, nella illusione che si possa far girare indietro la ruota del tempo avendo come riferimento l’economia del novecento.

          • Raffaele Zenti

            Non sono d’accordo che essere contro l’austerity significhi non voler cambiare nulla. E’ un’identità un po’ troppo facile questa: austerity= riduzione sprechi e ridimensionamento costi dell’amministrazione pubblica.
            Riforme strutturali e lotta agli sprechi sono da fare. Ma con quelli non riparte l’economia: i malati non si curano con i salassi. L’austerity, come la definita Mario Sminerio (in un libro che consiglio caldamente), è una “cura letale”.
            E se non riparte l’economia non si riduce il ratio debito/PIL.
            Comunque,

          • Leggerò senzaltro il libro che raccomanda. Tuttavia il Paese ha necessità di aumentare la competitività e questo avverrà solo cambiando l’efficienza della piattaforma Paese si cui si basano le imprese (sane) per affrontare ogni giorno la sfida dei mercati globali. È un cambiamento culturale intriso di meritocrazia, pragmatismo ed efficienza. Il mondo è cambiato: perform or out. Con orgoglio dovremmo porci l’obiettivo di risalire nelle classifiche mondiali che ci vedono su tutti i criteri fra gli ultimi nei paesi del primo mondo. Basta piangerci addosso trovando sempre un cattivo, una scusa esterna per le nostre manchevolezze.

  • Colgo l’occasione, dai dati presentati nell’articolo, per chiedere anche qui una cosa che non riesco a capire. Tra tutti i parametri con cui si valuta l’andamento economico di un Paese, ovviamente ce ne sono alcuni più pesanti, e a questi pochi appartiene il rapporto debito/PIL, per l’Italia al 127,9.
    Perché si continua, in tutte le fonti d’informazione, compresa AdviseOnly che è fatta di esperti, a scrivere che la Germania ha un rapporto debito/PIL del 76%?
    Questo parametro per la Germania è intorno al 100%, altro che storie, in quanto gli investimenti della KfW sono garantiti dallo Stato, e vanno quindi conteggiati nel debito pubblico.
    L’economia tedesca è in forma e quindi nessuna delle imprese finanziate in questo modo salterà, costringendo lo Stato tedesco a pagarne i debiti esattamente come se fossero suoi? Benissimo, mi fa piacere per loro, ma le cose potrebbero cambiare per noi come per loro, quindi perché in Europa ci dobbiamo bere la favola del debito pubblico tedesco ‘basso’, cioè quasi pari al 60% previsto dai trattati?
    Hanno anche loro un debito pubblico molto lontano dal parametro, come tutti o quasi.
    Ringrazio anticipatamente chi mi spiegherà dove sbaglio.

    • Pasquale Rossi

      Ciao Al premetto che non ritengo la crisi essere colpa del debito pubblico quanto principalmente del debito privato (estero), quindi si dovrebbe dare la giusta rilevanza al primo degli indicatori ma non alle sue soglie asimmetriche. Dico questo perchè parlare di solo debito pubblico/PIL significa guardare agli effetti della crisi; con questo non voglio ovviamente dire che dobbiamo disinteressarci di questo rapporto. Riguardo la tua osservazione, i dati riportati in tabella si riferiscono all’anno 2013 fonte ufficiale qui http://ec.europa.eu/economy_finance/indicators/economic_reforms/eip/#/headline/?selected_year=2013.

      • Grazie Pasquale, concordo sul fatto che situazioni complesse vanno guardate su più parametri.
        Poiché però ci si siede tutti allo stesso tavolo per decidere le soluzioni, e ne viene fuori un Fiscal Compact che ci costringerà a sforzi aggiuntivi per decenni per aggiustare quello specifico parametro (debito/PIL), ebbene quegli sforzi dovrebbe farli anche la Germania, per il motivo che ho detto. Scommetto che, messa così, l’austerità piacerebbe molto meno anche a loro.
        A proposito della fonte del dato, l’Unione Europea, loro sanno che la Germania fornisce sul punto un dato falso, ma il chiarimento viene per così dire rinviato perché ‘vendere’ al mondo l’idea che la prima economia dell’Eurozona abbia rischio zero ci avvantaggia tutti in termini di tassi.
        Per chi vuole approfondire, basta informarsi su come funziona la KFW.

  • Giusto rilevare queste incongruenze teutoniche, bisogna però dire che non tutti i parametri hanno lo stesso valore. Sarebbe come pensare che un’influenza è uguale a un cancro solo perché entrambe sono malattie. Vorrei però capire cosa vuol dire concedere più autonomia ai greci perché se dovessimo dare ulteriori prestiti (che non saranno mai ripagati) per aumentare le pensioni ai quarantenni o per non far pagare le tasse agli armatori beh, su questo non sarei molto d’accordo. (quest’ultima considerazione vale anche per noi purtroppo).

lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.