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HomeECONOMIA E MERCATIECONOMIA, POLITICA E SOCIETA'Gli italiani hanno smesso di fidarsi dell’Europa e dell’euro. E tu? Partecipa al sondaggio

Gli italiani hanno smesso di fidarsi dell’Europa e dell’euro. E tu? Partecipa al sondaggio

Chi è fuori, preme per entrarci. Chi è dentro, preferirebbe starne fuori.  Riuscite a indovinare di cosa si tratta?

Dell’Unione Europea.

O almeno, così sembra suggerirci l’attualità politica internazionale.

Come saprete, in Ucraina da giorni i cittadini protestano in piazza contro la decisione del Governo (e il veto posto da Mosca), di non entrare in Europa.

Questa la cartina tornasole dei Paesi membri dell’UE restituitaci da Angelo Panebianco sul “Corriere della Sera” del 3 dicembre:

“Dell’Europa, ora che il bancomat risulta scoperto, in tanti pensano che non sia più una cuccia ma una prigione. Per giunta, l’Unione viene picconata ogni giorno, smantellata pezzo per pezzo. E, con essa, gli ideali che la sorreggevano. Come ha osservato […] Gian Arturo Ferrari, la decisione tedesca di far pagare i pedaggi autostradali ai soli non tedeschi […] ci dice sullo stato dell’Unione più di mille discorsi”.

Ma cosa ne pensano i cittadini dei Paesi membri? E come vede il Belpaese l’Europa e l’euro?

Gli europei e l’Europa in crisi

Il grafico che segue rappresenta la percentuale di europei che dichiarano di fidarsi dell’UE secondo le rilevazioni di Eurobarometro del maggio 2007 e 2013.

Percentuale di europei che si fidano dell’Europa

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È evidente che la fiducia nell’Europa è in calo dal 2007 ad oggi in tutti i Paesi membri, in particolare: Grecia, Spagna e Cipro.

Gli italiani e l’Europa

Il tema della fiducia degli italiani verso l’Europa e l’euro è stato recentemente indagato da una ricerca condotta tra il 2012 e il 2013 da Ipsos e Acri (l’associazione che rappresenta collettivamente le fondazioni di origine bancaria e le casse di risparmio).

Secondo lo studio, si fida dell’UE solo il 59% degli italiani: percentuale in calo dal 2009 e ai minimi dal 2005. Interessante notare che coloro che vedono di buon occhio l’Europa sono soprattutto over 65: quelli che insomma hanno visto l’Europa formarsi, all’indomani della seconda guerra mondiale (nel 1957 fu firmato il Trattato di Roma, che sancì la nascita della Cee, antesignana dell’Ue).

L’immagine dell’Europa si è appannata soprattutto di recente: nel 2011 e nel 2012, più del 40% degli italiani si fida meno dell’Europa rispetto all’anno precedente. La maggior parte di loro sono studenti o lavoratori autonomi.

Perché non ci fidiamo più dell’Europa

Secondo uno studio degli economisti Armingeon e Ceka, ripreso dal blog politico della London School of Economics, l’impatto delle politiche di austerità sull’euroscetticismo è stato modesto. In verità, la valutazione data dai singoli Paesi membri all’Europa dipende da quella data al loro Stato, tant’è che la fiducia verso l’Europa e verso il Governo del proprio Paese hanno un andamento simile, anche se il secondo se la cava peggio. Ciò è ancora più evidente replicando l’analisi dei due economisti per il periodo 2005-2013.

Fiducia dei cittadini europei nei confronti dell’UE e dei propri governi nazionali

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Gli italiani e l’euro

La moneta unica non riscuote maggior successo dell’Europa presso gli italiani: il 69% di loro è insoddisfatto, rileva lo studio Ipsos-Acri. Ma se l’euro oggi non è apprezzato dagli abitanti del Belpaese, non è detto che sarà così anche in futuro: il 57% è convinto che  la moneta unica si rivelerà un vantaggio per l’Italia nell’arco di un ventennio.

I più scontenti dell’euro oggi e i più pessimisti per il futuro risiedono al Sud e nelle Isole, mentre i più soddisfatti e ottimisti per il futuro sono al Nord. Tra i pessimisti rientrano anche molte persone che studiano o sono senza lavoro.

Come investire in base al vostro grado di fiducia nell’euro

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In Community troverete infatti un portafoglio per ogni scenario dell’Eurozona:

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  • Euro Tsunami, per i pessimisti, con un’opinione diametralmente opposta;
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Scritto da

Laureata in Management presso l’Università Bocconi nel 2012, con una tesi sull’inattività giovanile in Italia. Da studentessa, ha collaborato con i media universitari Radio Bocconi e Tra i Leoni e al di fuori delle mura accademiche con Campus (Gruppo Class Editori) e Real World Magazine (Gruppo Potentialpark). In Saipem si è invece occupata di accertamenti giuridici nell’area Risorse Umane. Dopo la laurea, è stata assistente ai programmi di politica, economia e finanza a Radio 24 (Gruppo 24 Ore), nonché redattrice economica di Arcipelago Milano. I suoi principali interessi sono economia e comunicazione online. La distraggono da grafici e dati solo arte, cinema, teatro e buone letture.

Ultimi commenti
  • La situazione e’ desolante…spero davvero che la percezione dell’europa unita sia solo mal filtrata dai pessimi achievement dell’establishment politico, non solo nostrano…

    • Se fosse così la fiducia non sarebbe in calo in tutta Europa, no?

      • Io vedo che tutti i politici, in qualunque paese, stanno facendo casini, chi da una parte, chi dall’altra. Nei paesi deboli, le troppe tasse sono un peso, nei paesi forti, i bassi tassi sono un peso. Quindi la politica (tranne forse in lussemburgo), non riesce a rispondere alle esigenze dei paesi, perche’ ognuno ragiona ancora come se fosimo entità distaccate e non vedono il disegno di insieme (o magari sono io che mi ostino in tal senso). Mi sembra che il mio ragionamento iniziale regga.

  • Io in realtà scinderei le due questioni Europa ed Euro. Uno non può essere favore ad una maggiore integrazione tra i paesi dell’area senza per forza dover usare la stessa moneta?

    • concordo

    • Giusto!!

    • Raffaele Zenti

      E’ che non essere mai entrati o uscire sono due situazioni ben diverse. Non c’è la certezza del risultato, ma ci sono i rischi (se ne
      era parlato qui
      http://it.adviseonly.com/blog/economia/italia-fuori-da-euro-dibattito-aperto-in-advise-only-che-ne-pensi/#.Uqr56uIli4o).
      e sono rischi grossi. E’ un azzardo parlare di uscita dall’euro in termini deterministici, o semi-deterministici (tipico degli economisti, non sempre ben ferrati su concetti probabilistici), dicendo succederà questo o quello. Si può solo parlare di rischi.

      Certo non è nemmeno pensabile un’eurozona che rimanga com’è adesso: è insostenibile, è una situazione intrinsecamente instabile.Deve cambiare in ogni caso. Il punto è farlo minimizzando i rischi.

    • E’ il contrario una maggiore integrazione tra i Paesi(pricipio di solidarieta’)è la condizione per una vera gestione e sopravvivenza dell’euro,ma con radici e interessi cosi’ diversi ,e’ molto difficile che si realizzi.Conseguenza si diventa euroscttici per non diventare eurosuccubi! Gli stati uniti d’europa sono per ora un lontano miraggio.

  • Non oso immaginare come sarebbe l’Italia se questa politica avesse operato anche sulla moneta ! siamo sicuri che i nostri politici sono più affidabili di Bruxelles ?

  • Leggete questo e poi ditemi ancora se c’è da fidarsi dell’Eurozona e dell’Euro (che non vuol dire Europa dei popoli)! http://paolobarnard.info/docs/ilpiugrandecrimine2011.pdf
    AVVERTENZA
    Questa è una inchiesta di rigore scientifico che si e’ avvalsa della consulenza di dodici economisti universitari internazionali. I loro nomi,le note e la bibliografia che attestano della serietà di questo saggio sono elencati in calce.
    Video: http://www.youtube.com/watch?v=s4zVP_esRVQ

    • C’e’ qualcosa che non capisco. Visto che lo stato spendeva molto piu’ di quanto incassava, e’ ovvio che dovesse indebitarsi per mantenere alto il tenore di vita e fare di noi la 7 nazione del mondo. L’abbiamo fatto con i soldi degli altri. Ma vogliamo fare la fine dell’argentina secondo costui?

  • una moneta unica come arma di distruzione di massa.questo e’ l’euro.Altro che armi chimiche in Siria.all’Europa e stato dato anche il Nobel per la pace.pensate a come stiamo messi.

    • Senza Euro credo che staremmo anche peggio.
      Avremmo avuto gli stessi guai, con in piu’ l’affanno della bolletta energetica. Le esportazioni italiane, essendo di qualità (si spera) e quindi numericamente esigue, non possono crescere parallelamente all’import.

  • Grazie al Euro i politici italiani non possono più spendere e svalutare a piacere come prima!

  • http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-04-06/polonia-fronte-azzardo-euro-081535.shtml

    Nell’EURO non dovevamo entrarci come ha fatto bene la Polonia!!!

    Adesso uscirne e svalutare forse sarebbe un bene, ma il passaggio sarebbe dolorosissimo per tutti, e visto che il tema del sito sono gli investimenti, una rottura dell’euro porterebbe una tempesta di volatilità sui mercati probabilmente tra le peggiori che si siano mai viste.

    Ma forse come si dice: “meglio una fine orribile che un orrore senza fine!”

  • Pasquale Rossi

    Euro, Austerità e Teorema dell’esaustione del prodotto.
    Non potendo svalutare, la strada percorsa è stata quella dell’austerità ma dato il PIL, il “teorema dell’esaustione del prodotto” ci dice che la quota salari diminuisce a favore di quella capitale…

    • Se tu noti c’e stata di fatto una svalutazione interna..case che costano il 20% meno..stipendi (chi lavora) ridotti..chi ha la fortuna di trovare lavoro, lo trova maggiormente part-time..inflazione allo 0,7..io per strada trovo una marea di macchine con targa svizzera che vengono da noi a fare la spesa..io sono della Brianza. .quindi ne vedo parecchie..non so tu dove abiti..ma l’Italia sta diventando terra di conquista..

      • Pasquale Rossi

        Hai letto il libro di Vladimiro Giacchè ASCHULUSS L’ANNESSIONE, il titolo fa venire i brividi…. Io ho appena iniziato a leggere ciò che mi ha incuriosito e spinto ad acquistare il libro è il riassunto quando dice : “Vladimiro Giacché svela come la riunificazione delle due Germanie abbia significato la quasi completa deindustrializzazione dell’ex Germania Est, la perdita di milioni di posti di lavoro e un’emigrazione di massa verso Ovest che perdura tuttora, spopolando intere città.
        La storia di questa unione che divide è una storia che parla direttamente al nostro presente. Essa comincia infatti con la decisione di attuare subito l’unione monetaria tra le due Germanie, prima di aver attuato la necessaria convergenza tra le economie dell’Ovest e dell’Est. L’unione monetaria ha accelerato i tempi dell’unione politica, ma al prezzo del collasso economico dell’ex Germania Est.
        Allo stesso modo la moneta unica europea, introdotta in assenza di una sufficiente convergenza tra le economie e di una politica economica comune, è tutt’altro che estranea alla crisi che sta investendo i paesi cosiddetti “periferici” dell’Unione Europea. Il libro di Giacché si conclude quindi con un esame approfondito delle lezioni che l’Europa di oggi può trarre dalle vicende tedesche degli anni Novanta”.

        • Sì solo che la Germania si è dimenticata che un tedesco dell’Est va a lavorare nell’ovest: parlano entrambi tedesco. Invece un Italiano, un Portoghese o uno Spagnolo che vanno a lavorare in Germania, impiegheranno almeno 10 anni per parlare un tedesco come quello che parla un bambino tedesco alle medie!
          Immagina un po’ che gran di opportunità di lavoro si prospettano.

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