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La Germania ha votato: cosa cambia per i mercati?

Le elezioni di domenica 26 settembre in Germania hanno segnato, di fatto, la fine dell’era Merkel dopo 16 anni di governo. Ma all’indomani del voto, la situazione non è ancora definita. Probabilmente, ci vorranno mesi prima di conoscere la composizione del nuovo governo e il nome del nuovo cancelliere.

Quello che si sa è che nessun partito potrà governare da solo: tutto dipende dalla formazione di una coalizione – e nel frattempo, il governo Merkel va ai “tempi supplementari”.

I mercati non amano l’incertezza, e l’attesa potrebbe determinare un po’ di volatilità. Ma, a caldo, la reazione al voto è stata comunque positiva: comunque vada a finire, le urne sembrano aver consegnato un risultato “di centro”, dunque all’insegna della stabilità. Che per i mercati, lo sappiamo, è sempre una cosa positiva.

 

Voto in Germania: cosa è successo?

I due partiti più grandi, cioè i social-democratici dell’Spd – guidati da Olaf Scholz – e i cristiano-democratici dell’Unione di Cdu e Csu, cioè il partito di centrodestra della cancelliera Angela Merkel – guidati da Armin Laschet – hanno ottenuto il maggior numero di voti e una sostanziale parità: rispettivamente il 25,7% e il 24,1% (in calo di 9 punti rispetto alle precedenti politiche).

Dovranno però creare una coalizione e, a quanto pare, manca la volontà politica di governare insieme com’è successo nelle ultime legislature. Niente Große Koalition dunque (anche se l’ipotesi non si può escludere del tutto): si va verso una soluzione a tre partiti.

Ecco perché la palla è nelle mani dei partiti di minoranza, nello specifico i Verdi di Annalena Baerbock e i Liberaldemocratici (Fdp) di Christian Lindner, rispettivamente terzi e quarti con il 14,8% e l’11,5% dei voti. Saranno loro a scegliere con chi allearsi, decretando in ultima analisi la formazione del nuovo esecutivo.

Quel che fa tirare un sospiro di sollievo ai mercati, a prescindere da tutto il resto, è l’uscita di scena del partito di estrema sinistra (Linke) che, alla luce dei risultati elettorali, non ha i numeri per entrare nella coalizione di maggioranza.

 

Il dopo-voto: che coalizione sarà?

Ora, le combinazioni possibili sono almeno cinque, ma, come abbiamo accennato, tutte quelle che contemplano una collaborazione tra i “rossi” dell’Spd e i “gialli” liberali di Cdu-Csu sembrano al momento poco probabili.

Lasciando dunque da parte le ipotesi della Große Koalition (GroKo) formata dai due partiti maggiori, della coalizione “Kenia” formata da Spd, Cdu-Csu e Verdi e della coalizione “Germania”, che oltre Spd e Cdu-Csu comprende anche l’Fdp, restano due gli scenari attualmente più accreditati.

 

Coalizione “Semaforo”, guidata da Olaf Scholz

Chiamata così per la combinazione del rosso dell’Spd, del giallo dei liberali e del partito dei Verdi, otterrebbe 416 seggi totali e vedrebbe l’Unione Cdu-Csu all’opposizione. È lo scenario più probabile al momento. “Una coalizione guidata dall’Spd dovrebbe puntare, insieme ai Verdi, su una maggiore spesa fiscale e sulla riforma del Patto di stabilità e di crescita dell’Ue, ma con una politica meno austera, mentre l’Fdp rimarrebbe attenta a mantenere le strette regole fiscali”, sostengono gli esperti di Candriam.
In questo scenario, dunque, la Germania aumenterebbe probabilmente investimenti e debito pubblico per imprimere un’accelerazione alla transizione verde e alla digitalizzazione. Secondo l’analisi del Sole 24 Ore, la politica fiscale userebbe tutta la flessibilità possibile per potenziare gli investimenti, pur mantenendosi dentro la cornice della disciplina di bilancio, puntando al ritorno al pareggio e alla riduzione futura del debito/Pil: traguardi di medio-lungo periodo che rassicurano i mercati.

 

 

Coalizione Giamaica, guidata da Armin Laschet

Frutto della combinazione tra il nero dei conservatori di Csu-Cdu, il giallo dei liberali e i Verdi, questa coalizione sarebbe guidata da Armin Laschet, che però non si trova in una posizione favorevole dopo il risultato deludente del suo partito, che alle urne ha perso molti punti. È una soluzione che, stando agli esperti, dovrebbe spingere insieme per una modernizzazione rapida dell’economia e dell’amministrazione, compresa la necessaria digitalizzazione, mentre il partito dei Verdi rimarrebbe attento nel monitoraggio della transizione climatica.
 
In ogni caso, notano ancora gli esperti di Candriam, “il risultato delle elezioni generali in Germania implica continuità in una politica finanziaria ed economica moderata poiché una probabile coalizione tripartita dovrebbe riunirsi attorno a un programma centrista. Ciò dovrebbe limitare i movimenti relativi sia delle azioni sia dei rendimenti del Bund”.

Certo, un po’ di maretta sui mercati è probabile, soprattutto una volta entrati formalmente nei negoziati di coalizione. “Durante questo periodo, (probabilmente a partire da ottobre) potrebbe presentarsi una fase di volatilità temporanea, se uno dei junior partner decidesse di allontanarsi dai negoziati, come accadde nel 2017”.

Per il resto, non possiamo fare altro che attendere.

 

Perché il voto in Germania è tanto importante?

Ora, se vi state domandando perché mai vi parliamo delle elezioni tedesche, ve lo spieghiamo subito. Il motivo è che non si tratta di una questione meramente nazionale: dopo 16 anni sotto la guida di Angela Merkel, a “perdere” una delle leader più popolari al mondo è tutta l’Europa. E l’atteggiamento del prossimo governo di Berlino influenzerà inevitabilmente – nel bene e nel male – tutto il Vecchio Continente e il suo percorso di ripresa economica, in questa fase post-pandemica a dir poco “sfidante”. Ma c’è un altro leader all’orizzonte che potrebbe prendere in mano le sorti europee, e non è Emmanuel Macron: “Se qualcuno può guidare l’Europa dopo Angela Merkel, questo è Mario Draghi”1, scrive Andreas Kluth di Bloomberg Opinion. Elezioni anticipate permettendo.

 



1. Dopo Merkel, toccherà a Draghi guidare l’Europa

 

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La scrittura è sempre stata la sua passione. Laureata in Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione all’Università Bocconi di Milano, è entrata nel mondo del giornalismo nel 2008 con uno stage in Reuters Italia e successivamente ha lavorato per l’agenzia di stampa Adnkronos e per il sito di Milano Finanza, dove ha iniziato a conoscere i meccanismi del web. All’inizio del 2011 è entrata in Blue Financial Communication, dove si è occupata dei contenuti del sito web Bluerating.com e ha scritto per il mensile Bluerating.

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