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Nouriel Roubini a Milano: la crisi, i rischi e le ricette per un’economia globale

Martedì scorso ero al Politecnico di Milano per ascoltare una conferenza inusuale: Cassandra. Beh, non era proprio la figlia di Priamo, quella in grado di prevedere il futuro ma di restare tragicamente inascoltata, era Nouriel Roubini.

L’economista nel 2005 aveva visto giusto, ma non fu creduto: aveva intuito che c’era una bolla speculativa sul mercato immobiliare americano che avrebbe presto affondato l’economia. Lo chiamarono, appunto, “Cassandra”. Nel 2008 seppe prevedere la crisi dei mutui sub-prime negli USA. Fu irriso. Lo chiamarono “Dr Doom” e “Permabear”, ma aveva ragione.

Non bastasse questo, anche la storia personale di Nouriel Roubini è alquanto intrigante: un “melting pot” vivente. Nato in Turchia da genitori iraniani, ha vissuto a Teheran, Tel Aviv e poi a Milano, dove si è laureato alla Bocconi. Poi ha conseguito il Ph.D. in economia internazionale alla Harvard University. Parla inglese, italiano, ebraico, farsi e francese. Ora è cittadino americano e, negli USA, ha fondato una società di consulenza di analisi economiche. Ha un curriculum imponente: ha lavorato per il FMI, per il Dipartimento di Stato USA, ha fatto parte dello staff del presidente Bill Clinton e insegna per prestigiose università americane e inglesi. Il suo blog, insieme a quello di Paul Krugmann, è il più visitato tra quelli economici. È molto amato in rete e i suoi tweet sono sempre seguiti dai trader.

breve riassunto della conferenza di Milano dell'economista americano

All’incontro di Milano, chi si aspettava un ennesimo anatema sulle sorti dell’economia globale, è rimasto deluso. Anche se, a dire la verità, ha cominciato elencando quelli che secondo lui sono i possibili elementi di fragilità per la crescita globale:

  1. Economie avanzate: deficit di bilancio e paesi troppo indebitati;
  2. USA: incognita sulla gestione fiscale del nuovo governo, che dovrà risolvere il “fiscal cliff”, il “debt ceiling” e il consolidamento di medio/lungo termine del debito;
  3. Cina: crescita sbilanciata, caratterizzata da troppo risparmio, pochi consumi privati e troppo export;
  4. Mercati emergenti: nuovi paesi acquistano potere geopolitico, ma introducendo anche riforme anti-mercato, politiche industriali statalistiche e non liberiste;
  5. Rischi geopolitici: tensioni tra Iran e Israele, la Siria ma anche tanti altri paesi del Medio Oriente e dell’Asia, dove sono in corso dispute territoriali.

In Europa, secondo Roubini, la situazione è molto migliorata rispetto a luglio 2012, quando era molto probabile una rottura dell’euro. Il merito lo attribuisce agli sforzi della BCE, ai successi ottenuti con gli strumenti introdotti per aiutare gli stati e le banche europee e all’atteggiamento fattivo della Germania.

La sua ricetta per risolvere la crisi in Europa è, anch’essa, in cinque punti:

  1. Evitare un eccesso di austerità. Dare più tempo agli stati per raggiungere il pareggio di bilancio per non scoraggiare ulteriormente la crescita.
  2. Spingere la Germania ad una politica fiscale espansiva. La crescita della locomotiva d’Europa servirà da stimolo per tutta l’Eurozona.
  3. Pressare la BCE per una politica monetaria più accomodante: serve più liquidità anche in Europa, così come sta avvenendo egli USA.
  4. Raffreddare l’euro, in questo momento troppo forte, tanto da svantaggiare le esportazioni.
  5. Stimolare grossi investimenti in infrastrutture.

Tutto questo potrà essere realizzato solo con una maggiore integrazione all’interno dell’Europa. Secondo Roubini, se l’Europa non si avvia ad una progressiva unione politica e fiscale, è destinata al collasso. Non ci sono alternative: più unione o disintegrazione.

Roubini ha chiuso con una esortazione condivisibile:

“Il migliore investimento che possiate fare è quello in Human capital. In un mondo globale è importante che siate in grado di misurarvi a livello globale. Dovete munirvi di competenze adeguate, indebitatevi piuttosto, ma investite in Capitale Umano”.

Cassandra aveva una maledizione divina, ma anche un dono: sapeva vedere il futuro. A noi la scelta se crederle o meno.


Visto che siamo sul blog di Advise Only, sito di finanza personale seguito da molti risparmiatori in cerca di informazioni e idee di investimento, una domanda scontata ma doverosa: “Qual è il portafoglio di investimento di Roubini?

Quello di un investitore prudente (prudent investor). Poche le indicazioni:

  • Mai mettere tutte le uova in un solo paniere: diversificare il più possibile
  • Considerare l’investimento nei paesi emergenti, dove la crescita è forte
  • Attenzione agli shock sistemici, che fanno aumentare la correlazione tra i mercati. L’unico rimedio agli shock è la liquidità.

PErchè non provare a costruire un portafoglio di investimento sulla piattaforma di AO? È semplice e gratis! Vai al sito.

Scritto da

Romagnola di Rimini, fiera mamma di tre bambini, di cui due gemelli. Laureata in economia aziendale presso l’Università Bocconi, ha esperienza più che decennale sui mercati dei capitali. Responsabile Debt Capital Markets nel gruppo Allianz e specialista per le operazioni di finanza straordinaria in banche d’affari italiane ed estere (Deutsche Bank, Banca Leonardo, Caboto, Compagnia Finanziaria). Esperta di emissioni obbligazionarie e cartolarizzazioni, ha una “inspiegabile” passione per l’analisi finanziaria e i mercati finanziari. Scrive di macroeconomia e temi economici per quotidiani e riviste nazionali e internazionali. Membro della “Italian CFA Association”, ICFAS. Ha un’esperienza nella Serie A italiana di Basket ed è una giocatrice di Bridge. Si riconosce nel motto di Albert Einstein: “If you can''t explain it simply, you don''t understand it well enough”.

Ultimi commenti
  • Pasquale Rossi

    Ciao Laura, anch’io ero al Politecnico per ascoltare Roubini. Parlando d’integrazione politica, oltre che di una completa integrazione delle politiche economiche, Roubini ha ripetuto uno dei criteri dell’approccio tradizionale della Teoria delle Aree Valutarie Ottimali. Tali criteri servono a valutare l’ottimalità e quindi la convenienza per un paese o un gruppo di paesi di far parte o rimanere all’interno di un’area valutaria. Non è qualcosa di nuovo ma economisti illustri e premi Nobel avevano utilizzato questa teoria nel 1997 per spiegare quello che di fatti sta succedendo nell’eurozona. Tuttavia, come abbiamo discusso sulla community finanziaria di Advise Only, questo criterio risolverebbe il problema della crisi a valle proprio perchè, a monte, l’area valutaria comune vede coesistere economie tra loro strutturalmente diverse e non omogenee.

  • Laura

    Io non credo che sia tutto da buttare. Il sogno di una europa unita e’ impegnativo ma non per questo da accantonare. Sara’ faticoso come tutte le unioni fra uomini, ma preferisco puntare su un progetto ambizioso anche se con tanti sacrifici. Le differenze ci sono, ma la nostra storia e’ europea nel profondo. La cultura europea e’ un valore, non lasciamola in pasto ai mercati finanziari.

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