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Piacere, siamo i Nobel per l’Economia 2013

Siamo abituati a vedere la parola “finanza” e l’aggettivo “finanziario” associati a qualcosa di negativo: la crisi.

Il 14 ottobre 2013 la “finanza” è stata il filo rosso che ha collegato tre uomini: Eugene Fama, Lars Peter Hansen e Robert Shiller. Tutti e tre hanno ricevuto il Nobel per l’Economia 2013 dalla Royal Swedish Academy e un premio di $ 1,2 milioni. Il motivo? “Aver gettato le basi per capire come si comportano i prezzi delle attività finanziarie”, ha dichiarato l’Accademia di Stoccolma al momento della proclamazione dei vincitori.

Già, ma chi sono costoro? E soprattutto: che impatto hanno avuto sui mercati le loro teorie?

Un ritratto dei Nobel per l’Economia 2013

Eugene Fama: il teorico dogmatico

Classe 1939, di origini italiane, insegna Finanza all’Università di Chicago. È il più anziano dei tre, considerato dagli economisti “il padre della finanza moderna”. Le sue principali teorie riguardano i mercati efficienti e  l’attribuzione di un prezzo a un’attività finanziaria, attraverso il modello del CAPM (Capital Asset Pricing Model). Secondo la teoria dei mercati efficienti, i mercati ricevono tutte le informazioni che possono influenzare il prezzo di un titolo, che cambia di conseguenza. Sarebbe quindi  una perdita di tempo cercare di prevedere la direzione  di tali variazioni. Da questa premessa discende che:

  • le azioni hanno un andamento casuale (random walk), che impedisce agli investitori di prevedere i movimenti di prezzo e di trarne profitto nel breve periodo, ossia nell’arco di un anno;
  • le bolle speculative non esistono. Intervistato nel 2010 da un giornalista del New Yorker, Fama affermò: “Non so nemmeno cosa vuol dire una bolla. Sono parole diventate di moda”.

Fama è fortemente criticato da coloro che non credono al comportamento iper-razionale dell’homo economicus e hanno un approccio più pratico.

Robert Shiller: il realista

Classe  1946, docente di Economia all’Università di Yale. È il più famoso dei tre, dato che il suo nome è associato all’indice dei prezzi delle case S&P/Case-Shiller. L’indice, elaborato a sei mani dagli economisti Shiller, Case e Weiss nel 1991, misura i prezzi delle case nelle 20 principali aree urbane degli Usa.

Shiller negli anni ‘80 dimostrò che è più facile prevedere i prezzi nel lungo periodo che nel breve termine e che i prezzi delle azioni sono più variabili rispetto ai dividendi di quanto preveda la teoria dei mercati efficienti. Questo vale anche per le obbligazioni.

Shiller è infine uno dei critici più illustri alla teoria dei mercati efficienti del collega Fama, cui oppone la sua finanza comportamentale. Secondo questa visione, gli investitori possono essere irrazionali ed è proprio questo loro atteggiamento di “euforia irrazionale” a generare bolle speculative. Shiller a fine anni ’90 evidenziò il livello abnorme delle quotazioni azionarie in tempi non sospetti e con metodi semplici. Uno di questi,  reso celebre dal libro Euforia irrazionale di Shiller, è stato ripreso qualche anno fa in questo blog.  Nell’articolo noi di Advise Only prevedemmo un rendimento delle azioni USA intorno al 10%. Da allora (aprile 2011-ottobre 2013), l’indice azionario USA S&P500 ha ottenuto una performance dell’11,2% senza dividendi e del 13,4% considerando anche i dividendi.

Lars Peter Hansen: quello che fa i conti

Classe 1952, insegna Economia  e Statistica all’Università di Chicago. Ha elaborato il metodo generalizzato dei momenti: tecnica molto attendibile per stimare relazioni economiche rappresentabili con modelli matematici.

 

Dalle teorie alla pratica

Ma la vera questione è: quanto influiscono le teorie di codesti premi Nobel sui mercati finanziari?

Più di quanto possa sembrare a prima vista.

Fama ha dato un assist formidabile alla nascita dei fondi indicizzati e degli ETF con la sua teoria dell’andamento casuale dei mercati azionari. Il ragionamento degli investitori è stato il seguente: perché pagare i gestori di portafoglio per elaborare strategie se l’andamento delle azioni è imprevedibile? Tanto vale copiare un indice di mercato.

Shiller ha probabilmente avuto il maggiore impatto nella quotidianità dei mercati. Fa parte infatti degli ideatori dell’indice dei prezzi delle case pubblicato da S&P l’ultimo martedì di ogni mese, che, come una cartina tornasole riflette l’andamento dei prezzi del mercato immobiliare. Shiller è anche colui che ci ha spiegato i meccanismi irrazionali che scatenano le bolle speculative. Del resto, non è certo ragionevole attendersi un continuo rialzo di mercato in presenza di una bolla, eppure è proprio quello che accade sistematicamente: dalla (discussa) bolla dei tulipani del Seicento a quella dei mutui subprime del 2007.

Hansen ha elaborato metodi applicati anche nella verifica sul campo del comportamento dei mercati finanziari.

Complessivamente, gli studi dei tre Nobel 2013 hanno permesso di capire meglio il funzionamento dei mercati finanziari. E scusate se è poco.

Scritto da

Laureata in Management presso l’Università Bocconi nel 2012, con una tesi sull’inattività giovanile in Italia. Da studentessa, ha collaborato con i media universitari Radio Bocconi e Tra i Leoni e al di fuori delle mura accademiche con Campus (Gruppo Class Editori) e Real World Magazine (Gruppo Potentialpark). In Saipem si è invece occupata di accertamenti giuridici nell’area Risorse Umane. Dopo la laurea, è stata assistente ai programmi di politica, economia e finanza a Radio 24 (Gruppo 24 Ore), nonché redattrice economica di Arcipelago Milano. I suoi principali interessi sono economia e comunicazione online. La distraggono da grafici e dati solo arte, cinema, teatro e buone letture.

Ultimi commenti
  • Davide Valsecchi

    La butto lì: sarà un caso che tutti e tre insegnano negli USA?
    Con questo non voglio dire che gli Stati Uniti si comprino i premi, quanto piuttosto che sanno offrire sempre insegnamento di altissimo livello, no?

    • Raffaele Zenti

      “…la seconda che hai detto”: università di eccellenza, sistema non privo di pecche ma capace di premiare i meritevoli. Anche la demografia, ovvero il numero di abitanti, gioca a loro favore, penso (ma non è cruciale).

      • Davide Valsecchi

        Giusto, ho sempre sostenuto la teoria dei “grandi numeri USA”, soprattutto per quanto riguardava le Olimpiadi.
        Ma questa è un’altra storia, perché anche UK, pur essendo infinitamente più piccolo, ha università di eccellenza che noi possiamo solo sognare.

        • Raffaele Zenti

          Infatti, è un fattore secondario. Ma nel caso UK non sottovalutare, comunque, l’estensione del Commonwealth e il ruolo di centro culturale e luogo di formazione del “ceto colto” che la Gran Bretagna ha rivestito – e riveste ancora oggi.

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