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Pochi giorni al voto Usa, cosa cambierà per gli investitori italiani?

Biden vs Trump

Mancano ormai pochi giorni all’election day del 3 novembre 2020, e la sfida tra i due candidati alla Casa Bianca – il presidente repubblicano Trump da un lato e il democratico Biden dall’altro – è quanto mai aperta. La campagna elettorale procede a suon di colpi di scena – dal contagio di Trump e della moglie Melania alla morte della giudice della corte suprema Ruth Bader Ginsburg, fino agli scambi di accuse tra i candidati in occasione del dibattito televisivo di settembre.

Per ora i sondaggi indicano Biden in vantaggio, ma, per come è strutturato il sistema elettorale statunitense, non è ancora detta l’ultima parola: tutto dipenderà da un numero limitato di stati, i cosiddetti “swing states”, quelli cioè in cui nessun candidato o partito ha un sostegno predominante.

 

Quali ricadute per i risparmiatori?

Ma chi, tra Biden e Trump, farebbe meglio all’economia mondiale, ai mercati finanziari e, più in piccolo, al portafoglio degli investitori italiani?

L’ex vice di Obama punta su robusto programma di spesa pubblica in grado di spingere crescita e consumi, con risorse ottenute cancellando parte dei tagli fiscali varati da Trump. Più tasse dunque, mal digerite dai mercati. Ma Biden ha in programma anche importanti investimenti in infrastrutture e supporta una revisione del Green New Deal. Prevede infine di incentivare l’Obamacare e la riforma dei farmaci da prescrizione.

Il presidente Trump dal canto suo ha incardinato la sua campagna elettorale su legge e ordine, la disputa con la Cina e la non idoneità al ruolo di Biden. In buona sostanza, è intenzionato a proseguire sulla strada intrapresa nei quattro anni del mandato in scadenza: conferma della tassazione ridotta, difesa dello shale oil nel nome dell’indipendenza energetica, deregulation finanziaria. Entrambi i candidati dovranno poi affrontare la questione di lungo termine delle crescenti disuguaglianze.

 

Occhio alla politica estera

Ma è forse sul piano della politica estera che le presidenziali statunitensi sono più interessanti per il piccolo investitore italiano. Se dovesse vincere Biden potrebbe cadere il paradigma “America First”, cavallo di battaglia di Trump, con un ritorno a un mondo multipolare e globalizzato. In Europa questo si tradurrebbe in un miglioramento delle relazioni internazionali tra Washington, Londra e Bruxelles, di cui beneficerebbe anche l’Italia. Anche i rapporti con Pechino potrebbero diventare meno tesi – non amichevoli sia chiaro, e sempre in un’ottica di confronto, ma se non altro non all’insegna dello scontro continuo.

Chiunque sia il vincitore, non è invece credibile che si assista a un cambiamento significativo delle politiche monetarie in corso, così come è improbabile un’inversione di rotta sul deficit, perché una significativa stretta sui conti porterebbe a un aumento generalizzato della pressione fiscale anche sulle fasce meno abbienti, un passo che un’amministrazione democratica non farebbe mai.
 

 

Cosa significa tutto questo per i mercati?

Nel breve termine è molto probabile un aumento della volatilità man mano che la data del 3 novembre si avvicina.

Dopo il voto invece, Big tech, difesa, finanziari ed energia da carbone potrebbero beneficiare di una vittoria di Trump, mentre energie rinnovabili e infrastrutture potrebbero rivelarsi vincenti sotto Biden.

Al netto di qualche impatto marginale sui settori però, è probabile che il voto non influenzi in modo importante i trend generali di mercato, a maggior ragione in un anno particolare come il 2020. Se solitamente i gli investitori guardano alle elezioni Usa come a un momento in cui procedere con cautela infatti, quest’anno la recessione economica innescata dalla pandemia e i livelli senza precedenti di stimoli monetari e fiscali, hanno già determinato uno scenario di massima incertezza.

 

Market timing, una strategia pericolosa

Per concludere, una considerazione generale, che prescinde dalla situazione contingente: storicamente, che il presidente in carica vinca o perda, la volatilità indotta dalle elezioni tende ad avere una durata breve e a lasciare rapidamente il posto a mercati in rialzo. La storia mostra che la Borsa ha fatto bene indipendentemente dagli schieramenti politici.

Insomma, le elezioni tradizionalmente non hanno fatto alcuna differenza per i rendimenti degli investimenti a lungo termine. La tendenza degli investitori a stare alla finestra in attesa dell’esito del voto è dunque immotivata – anche perché tentare di azzeccare il market timing perfetto è praticamente impossibile: al contrario, la possibilità di perdersi parte della fase rialzista uscendo dal mercato in modo “strategico” è invece un rischio molto concreto.
 


 

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