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La Spagna sfida l’Italia (anche a calcio). E se fossimo noi a pagare i suoi campioni?

Ormai è risaputo che l’epicentro della profonda crisi che si è abbattuta in Europa sono i “Paesi periferici”, altrettanto noto è ormai anche il significato dell’acronimo PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna).

In questi mesi si è parlato molto della recessione italiana, moltissimo delle Grecia e dei suoi problemi governativi e della ristrutturazione del debito (da ultimo la sua possibile uscita dall’Eurozona) e abbiamo di recente parlato su questo blog dell’Irlanda e del suo referendum sul fiscal compact.

La Penisola Iberica non è stata di certo dimenticata, né tantomeno la sua situazione economica è stata presa sottogamba: nelle ultime settimane tutte le testate, europee e non, si sono interessate alle difficoltà che sta affrontando il sistema bancario spagnolo. Poco meno di due settimane fa la Comisión Nacional del Mercado de Valores (CNMV), l’ente che regola e vigila sul mercato azionario in Spagna, ha sospeso le quotazioni di Bankia, una delle più importanti e grandi banche del Paese, nata nel 2010 dalla fusione di sette istituti finanziari spagnoli. La sospensione del titolo era diventata necessaria “a causa di particolari circostanze” legate a ipotesi di aiuti per 15 miliardi di euro. La notizia ha destato molte preoccupazioni, soprattutto dal momento che a metà maggio la banca era già stata in parte nazionalizzata, non per una decisione strategica, ma per problemi finanziari. Contemporaneamente, a conferma che purtroppo “piove sempre sul bagnato”, il 16 maggio Standard & Poor’s ha declassato 16 banche spagnole e ha tagliato il rating del Paese da “A” a “BBB+”, anche Fitch non ha perso tempo e ha downgradato la Spagna da “A” a “BBB”.

In un’intervista rilasciata il 5 giugno il Ministro del Bilancio spagnolo Christobal Montoro, chiedendo all’Unione Europea fondi per le banche spagnole, ha sottolineato che non era necessaria una “quantità eccessiva, non trattandosi di un salvataggio”. L’Unione Europea comunque (Merkel a parte!) si era dimostrata abbastanza disponibile, arrivando a considerare addirittura cifre a 11 zeri!

Non è la prima volta che negli ultimi anni una Paese europeo si trova a dover affrontare momenti di seria difficoltà, né tantomeno è la prima volta che l’UE interviene per aiutare uno dei suoi “pargoli”… ma allora, qual è il problema?

Beh, la notizia è che sarà proprio Bankia a finanziare i due club calcistici iberici più indebitati (ma anche tra i più titolati al mondo) campioni anche nei conti in rosso: il Real Madrid con € 660 milioni di debiti e il Barcellona con i suoi € 548 milioni.

Verrebbe da pensare: il calcio, e noi Italiani lo sappiamo benissimo, non è solo uno sport, ma può essere anche una grandissima passione, quindi se si può aiutare le società per avverare i sogni di vittoria e la “magia” del pallone, ben venga. Certo… però magari non con i soldi delle nostre tasche! Simpatie a parte per le squadre dei CAMPIONI DEL MONDO, perché mai dovremmo accettare che, indirettamente, il pacchetto di aiuti da parte dell’UE alla Spagna vada a gonfiare lo stipendio milionario dell’ex interista Mourinho o del Pallone d’Oro Messi? Per inciso non sono milanista e, detto molto francamente, tifo per una squadra che non potrebbe di certo permettersi un difensore come Thiago Silva.

Adesso, per una delle poche volte negli ultimi mesi, mi ritrovo anche io tra coloro che tendono ad “attaccare “il calcio, per quello che è diventato. Inoltre, per la prima volta, sono d’accordo anche con il Bayern Monaco, il quale GIUSTAMENTE parla di concorrenza sleale dei club spagnoli. La più titolata squadra tedesca ha tutti i conti in ordine, mentre Real Madrid e Barcellona, per quanto abbiano vinto più di ogni altro, solo di tasse arretrate e oneri sociali devono un miliardo al Regno di Spagna. Perché dovremmo pagarglieli noi?

Dall’Ue hanno sollecitato più volte una rottura del triangolo Liga-politica-finanza… ma, se così fosse, chi potrà permettere a Cristiano Ronaldo il suo stipendio di quasi 15 milioni di euro? Dovrà andare a cercar fortuna in qualche altro Paese, forse negli Emirati Arabi, ultimo trend del momento?

(A proposito di calcio e di Spagna: domenica pomeriggio forza azzurri! 😉 )

Scritto da

Laureta in Amministrazione, Finanza e Controllo all’Università Bocconi, ha un background abbastanza vario e sfaccettato: Liceo Classico e laurea Triennale in Economia per l’Arte, la Cultura e la Comunicazione. È sempre stata affascinata dal mondo dei “numeri”, ma apprezza anche un bel film, un concerto o una mostra fotografica. Ama leggere e tende a correggere o cercare soluzioni di miglioramento per ogni testo. Jack Sparrow ha detto di lei “opera nella comunicazione rimanendo un tramite per/con la finanza”.

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