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Italia e non solo: S&P fotografa le tendenze dei rating sovrani nel 2024

Che 2024 sarà? Due nuovi report di S&P Global Ratings guardano ai trend per i rating sovrani dell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa), prendendo in considerazione sia i mercati sviluppati sia quelli emergenti.

 

Mercati sviluppati: gli outlook negativi superano quelli positivi

Gli outlook negativi sui rating dell’Europa sviluppata, dice S&P, superano quelli positivi con un rapporto di 2:1. Per alcuni grandi Stati europei il consolidamento fiscale in programma sta rallentando, in presenza di una modesta propensione alle riforme e di un aumento del costo del debito.

E tuttavia, grazie a economie più agili, quasi tutti gli Stati sovrani dell’Eurozona in passato interessati da programmi di assistenza finanziaria hanno fatto passi da gigante per ridurre drasticamente il rapporto debito/Pil, come testimoniano gli outlook positivi di S&P sui rating di Portogallo e Cipro.

Il calendario elettorale del 2024 comprende Portogallo, Slovacchia, Belgio e Regno Unito, con le elezioni del Parlamento europeo fissate per giugno.

 

Sugli outlook i mercati emergenti appaiono messi meglio

Per i 55 Paesi emergenti dell’area Emea l’andamento dei rating si è stabilizzato, anche se le economie di frontiera continuano a dover fare i conti con gli alti costi del debito e la carenza di riserve estere.

L’inflazione sta diminuendo e i Paesi emergenti con rating più elevato hanno un migliore accesso ai mercati del debito commerciale. Al 14 dicembre 2023, gli outlook positivi superano quelli negativi con un rapporto di 3:2, sebbene i rating medi rimangano di quasi un notch al di sotto dei livelli pre-pandemia.

 

E per quanto riguarda l’Italia?

L’outlook stabile bilancia la visione di S&P di un consolidamento di bilancio più lento di quanto previsto, anche a causa dell’aumento dei pagamenti degli interessi sul grande debito pubblico, a fronte del significativo stimolo economico che i fondi Ue dovrebbero fornire.

Di seguito, il punto di vista dell’agenzia di rating.

 

Potremmo abbassare il rating nel caso in cui la traiettoria di bilancio del governo si discostasse in modo significativo dagli obiettivi prefissati. Un’attuazione solo parziale delle riforme economiche e di bilancio, in particolare quelle legate all’erogazione dei fondi UE, comporterebbe rischi per la crescita economica e le finanze pubbliche, e di conseguenza eserciterebbe una pressione al ribasso sul rating.

Potremmo alzare il rating se i risultati di bilancio dovessero migliorare, per esempio grazie all’attuazione di politiche di riduzione del deficit o di una crescita economica più forte del previsto, che porti a un calo del debito pubblico in percentuale del Pil.

 

Staremo a vedere.

 


 

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