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Grafico della settimana: come cambia l’azionario USA

Se avete sempre pensato ai mercati azionari come a un’entità immutabile, specchio di un mondo a sé stante, allora sappiatelo: avete commesso un grosso errore. La loro composizione muta nel tempo, così come cambia la società. E, se i mercati azionari non sono in grado di spiegare interamente la società moderna, sono certamente in grado di darci un punto di vista interessante sui grandi cambiamenti in atto.

Abbiamo deciso di rappresentare il mercato degli Stati Uniti, da considerarsi ancora come il più influente a livello mondiale. Più precisamente, abbiamo scelto di visualizzare il peso dei primi quattro settori dell’indice, che da soli valgono più del 60% del totale.

Cosa ci racconta il grafico?

Emergono chiaramente tutti i mutamenti vissuti negli ultimi anni dai Paesi Sviluppati.

  • Innanzitutto, il settore tecnologico è quello predominante. Dopo il picco del 2001, a ridosso della bolla dot.com, l’indice settoriale è tornato con prepotenza in auge a seguito della crisi finanziaria del 2008 e oggi da solo pesa più del 25% del totale dell’S&P500. Non un caso se pensiamo al ruolo della tecnologia anche solo nella nostra quotidianità.
  • A cedere lo scettro alla tecnologia è stato il settore finanziario, che dalla crisi del 2008 ha visto il suo peso diminuire costantemente.
  • Significativa la presenza dei settori legati alla salute e ai beni di consumo, a conferma della fase demografica in corso soprattutto nei Paesi Sviluppati, dove è sempre più evidente l’innalzamento dell’età media della popolazione favorito dall’accesso alle cure (e che a sua volta innesca una maggiore richiesta di dispositivi di sanità e consumo). Di fatto, uno dei Megatrend di questa nostra epoca.

Un nuovo film scorre sullo schermo

Insomma, se nella prima decade degli anni 2000 il mercato vestiva ancora i panni del broker stile Buddy Fox di “Wall Street”, oggi è ben rappresentato da “The Social Network” di David Fincher (2010), con il suo esercito di genialissimi nerd e di società piccole, medie e grandi legate al settore tecnologico: insomma, dalla ventiquattrore all’iPad.


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