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Grafico della settimana: La curva USA si inverte e la recessione è dietro l’angolo? Non così in fretta

L'inversione della curva dei tassi USA è veramente preludio di recessione?

Di tormentoni nel mondo della finanza ce ne sono molti, troppi. Da quelli più “cinematografici”, che vedono la Borsa come il ring in cui vari Gordon Gekko scommettono come nelle peggiori bische, a quelli più strettamente finanziari, dove si cercano e creano relazioni improbabili tra qualsiasi tipo di variabile pur di dare spiegazioni intelligibili ad un sistema (per lo più) indecifrabile e complesso come quello dei mercati finanziari.

Nelle ultime settimane si è parlato tanto, anche troppo, dell’inversione della curva dei tassi degli Stati Uniti, a detta dei più un segnale premonitore di una imminente recessione. Inversione perché il rendimento offerto dai titoli a breve termine ha superato quello offerto dai titoli a lungo.

 

GDS Curva rendimenti USA | amCharts

 

Accademicamente parlando, questa dinamica non è considerata naturale, dato che da manuale di economia i titoli a lungo termine dovrebbero rendere più di quelli a breve per via della scadenza più lontana. Tuttavia, non sempre è così e tanti sono caduti nella trappola del “trarre facili conclusioni”. Di cosa si tratta quindi?

Inquadriamo la situazione attuale. Negli ultimi anni la politica accomodante della Fed (il famigerato Quantitative Easing) ha mantenuto stabile e costante la domanda di titoli governativi statunitensi. Una sempre presente domanda ha contribuito a mantenere artificiosamente bassi i rendimenti dei titoli di Stato lungo tutte le scadenze, soprattutto quelli a più lungo termine, maggiormente interessati dal QE.

Secondo uno studio proprio della Fed, gli acquisti del QE hanno determinato un abbassamento del rendimento di 60 punti base in media negli ultimi anni. Ma non è solo una questione di QE. A contribuire a determinare il rendimento a lungo termine dei titoli obbligazionari troviamo anche le aspettative di inflazione, il livello dei tassi d’interesse e la crescita attesa. Tutte queste ultime variabili sono state riviste al ribasso recentemente, lasciando intendere sì, un rallentamento della macchina economica, ma i timori di una prossima recessione ci paiono decisamente eccessivi.

 


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