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Grafico della settimana: la Trade “cold” War mette in ginocchio la tecnologia

La tecnologia accusa il colpo della Trade War

La prima tornata delle trimestrali negli Stati Uniti si avvia alla conclusione e i risultati si mantengono ancora positivi. Delle società componenti lo S&P 500, il 76% ha riportato un utile per azione migliore delle stime e superiore alla media degli ultimi cinque anni. Analogo il dato in termini di ricavi, dove il 59% delle società ha sorpreso al rialzo gli analisti.

Il dato delle trimestrali fa sorridere, quindi, ma le azioni sempre più mirate della “Trade War” in corso iniziano ad avere sempre più conseguenze sul mercato, almeno in alcune sue nicchie. L’ultimo e più eclatante episodio riguarda Huawei: dalle indiscrezioni delle ultime settimane alla decisione di questo weekend, il colosso della telefonia cinese è finito nella “black list” statunitense.

Huawei è accusata di spionaggio per conto del governo cinese, con i suoi prodotti che costituirebbero una minaccia per la sicurezza nazionale, visto che potrebbero essere impiegati per costruire le reti su cui passano dati sensibili. Come diretta conseguenza, anche società del calibro di Google e alcune delle principali aziende di micro componentistica hanno immediatamente ibernato ogni rapporto con la società di Pechino.

Qual è stata la risposta del mercato? Il grafico sottostante, che rappresenta la performance mensile dell’indice delle società americane operanti nel settore dei microchip, parla chiaro: -13% nel solo mese di maggio, peggior calo dalla crisi del 2008. Analogo discorso per Google (Alphabet) e altre big tecnologiche, in “profondo rosso” nelle ultime settimane, in linea con gli indici azionari cinesi (in media -11% per entrambe le asset class da inizio maggio).

 

GDS Trade War tech | amCharts

 

Trade War a 360 gradi

In principio, a essere interessati dalle tensioni commerciali sono stati prevalentemente i settori più a carattere industriale, poi è toccato pure all’automobilistico e all’aeronautico (settori cui l’Europa risulta più esposta) e alla fine è arrivato anche il turno della tecnologia.

Il settore tecnologico è stato uno dei più performanti sul mercato negli ultimi anni, e le società che ne fanno parte hanno spinto al rialzo la maggior parte dei listini mondiali. Riflettendosi su questo comparto – rispetto agli altri settori menzionati poco fa, che sono importanti ma sicuramente meno pervasivi e di impatto più contenuto – le turbolenze sul fronte commerciale potrebbero avere conseguenze decisamente a più ampio raggio sui mercati e sull’economia.

 

Cosa aspettarsi dal futuro?

Notizia delle ultime ore è quella di un (apparente) ammorbidimento del dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, il quale ha dato l’ok a una proroga temporanea di 90 giorni, che “concede agli operatori il tempo di prendere altre misure” e permetterà a Huawei di continuare a inviare aggiornamenti e fornire assistenza agli attuali possessori dei suoi smartphone. Come dire: bastone, ma anche un po’ carota. Che è un po’ la linea seguita finora dalle due parti nelle trattative. D’altro canto, a nessuno converrebbe andarsene sbattendo la porta.

Tornando a Huawei: la deadline è fissata al prossimo 19 agosto. Ciò che accadrà dopo è tuttora avvolto nel mistero. Quel che è certo, però, è che questo ennesimo capitolo dell’estenuante faida commerciale tra Cina e Stati Uniti non fa che aumentare l’incertezza, in primis sull’esito finale del conflitto stesso e di riflesso sulla stabilità economica mondiale, sempre più legata a filo diretto alle prese di posizione dei leader delle due superpotenze. Ci aspetta un happy ending o siamo di fronte alla “Guerra Fredda” del terzo millennio?

 


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    Sembra evidente che la “guerra” sarà tra le superpotenze USA/CINA con Putin alla finestra per sfruttare le occasioni che si presenteranno nelle varie fasi. La Cina non gravata da “condizionamenti” etici si muove con pragmatismo e si assicura materie prime (overweight di Africa) non riconosce le sentenze dei tribunali internazionali-vedi quella sul conflitto Mar della Cina- considerando il fatto una questione interna.L’Europa alimenta ogni giorno la sua immagine di “espressione geografica” invece che di continente. La guerra continuerà con alterne fortune , i cinesi tiferanno per Biden (anche se preferirebbero De Blasio o la Warren) e la tecnologia continuerà ad essere l’arma più usata.

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