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Grafico della settimana: l’Italia batte un nuovo record

L'Italia si rende protagonista di un nuovo record, in negativo, relativo al suo rischio default

Il balletto della maggioranza, la maldestra boutade sui minibot ed i botta e risposta tra il Ministro Tria e la Commissione Europea minano la credibilità del nostro Paese. Ciò si riflette inesorabilmente sui mercati finanziari: l’Italia è l’unico Paese dell’Eurozona ad avere titoli di Stato a due anni con rendimenti positivi.

 

GDS Italia Titoli di Stato | amCharts

 

E, purtroppo, non è un bel primato. Infatti, tale differenza di rendimento (o spread) tra noi e gli altri Paesi non è il frutto di maggiori aspettative d’inflazione o di crescita, bensì il frutto del maggiore rendimento richiesto dagli investitori per sopportare il rischio Italia. Analoga situazione la ritroviamo lungo tutta l’arco di scadenze dei titoli governativi italiani.

Negli ultimi tre anni il rendimento medio lungo tutta la curva è aumentato dell’1% circa, un movimento contrapposto al resto dell’Eurozona, i cui rendimenti invece sono calati in modo omogeneo. Persino la Grecia ha invertito la rotta: dalla conclusione del commissariamento da parte della Troika al ritorno sui mercati finanziari, il rendimento del decennale è calato dell’1,2% circa, e lo spread con il nostro BTP si è sempre più assottigliato (ora a “soli” 40 punti base, dai 1000 punti di inizio 2016).

Essendo l’Italia un Paese indebitato fin sopra i capelli, cosa pensano di noi i nostri creditori e che tassi d’interesse ci chiedono per continuare a prestarci quattrini è più che cruciale. Le debolezze del nostro Paese si riflettono sulle probabilità di default: attualmente il mercato attribuisce all’Italia una probabilità di default a due anni pari all’8%, contro il 2% della Spagna e lo 0,3% della Francia.

Dati che fanno più riflettere che sorridere.

 


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Ultimo commento
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    Quello che è più preoccupante dell’EU è il quadro generale dei tassi negativi della tabella, che confermano come man mano i fondi pensione, e non solo quelli, andranno a erodere la capitalizzazione portando alle varie situazioni di mancanza di copertura delle liabilities che man mano si stanno accumulando ( anche in Svizzera che gioco forza ha seguito l’esempio dei tassi negativi EU vede ora i fondi pensione che cominciano a chiudere in rosso…).
    La cosa suggestiva poi, in termini di investitori, è comprare dei titoli di stato di paesi indebitati ( come lo sono la Francia, la Spagna, la Grecia ecc.) con rendimenti certi negativi… al di là delle banche centrali e degli operatori istituzionali ( banche, assicurazioni, fondi pensione che comprano per policy…) e delle eventuali attività speculative di trading… qual è sarebbe la logica di pagare degli interessi… per prestare dei soldi?…

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