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HomeECONOMIA E MERCATIGRAFICO DELLA SETTIMANAIl grafico della settimana. L’S&P 500 oltre quota 1400: e adesso?

Il grafico della settimana. L’S&P 500 oltre quota 1400: e adesso?

L’indice azionario S&P 500 è andato sopra quota 1400: un evento raro, un evento storico per i mercati finanziari.

Noi di Advise Only pensiamo che sia utile andare indietro nella storia e capire quali erano le condizioni del mercato USA nelle altre occasioni in cui l’S&P 500 ha superato la barriera 1400, e che cosa è successo dopo.

Nel far ciò utilizziamo poche e cruciali informazioni, riportate direttamente sul grafico:

  • il livello dei P/E, cioè il rapporto prezzo/utili dell’aggregato di aziende che costituisce l’indice, un indicatore di valutazione del mercato – a parità di altre condizioni, più basso è il P/E, più le azioni sono “convenienti”; se ne parlò in questo post;
  • il Dividend Yield, cioè il rendimento offerto dalle azioni grazie ai dividendi – a parità di altre condizioni, più alto è il Dividend Yield, più le azioni sono “convenienti”;
  • il rendimento delle obbligazioni USA a medio-lungo termine – a parità di altre condizioni, più alto è tale rendimento, più sono appetibili le obbligazioni rispetto alle azioni;
  • le successive performance dell’indice S&P 500, e più precisamente nell’anno successivo, nei tre anni successivi e nei cinque anni successivi.

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Morale: è stata superata una soglia importante e, in passato, quando questo è avvenuto, l’S&P 500 è salito ancora un po’, per poi piegare verso il basso in modo deciso.

Forse nel passato le condizioni in cui ciò è accaduto erano più “tirate” in termini di asciutti indicatori di valutazione del mercato; oggi lo sono un po’ meno, ma vi sono problemi del tutto nuovi; uno per tutti il problema del debito dei Paesi sovrani.

Ci aspetta forse un’altra bolla speculativa?

 

Nota

Per il calcolo del rapporto prezzo/utili, gli utili sono quelli realizzati, aggregati per le società statunitensi presenti nell’indice S&P 500, depurati dall’effetto del ciclo economico utilizzando una media mobile a 5 anni (metodo Graham & Dodd), il prezzo è il valore dell”indice S&P500 stesso. Sempre a partire dal valore dell”indice S&P 500 vengono calcolati i rendimenti quinquennali, lordi, denominati in USD. Si tratta di elaborazioni AdviseOnly su dati di fonte Bloomberg. Dati mensili, in USD, periodo dicembre 1995-marzo 2012.

 

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

Ultimi commenti
  • A Marzo 2012 era così e adesso la situazione è pure peggio, div yeld USA ancora più bassi (ETF high dividend USA danno ormai meno del 2% ai prezzi attuali), P/E non l’ho guardato ma sarà ancora più alto.
    La mia domanda è: nei portafogli in community ho vito che avete solo minimamente sottopesato l’equity USA, presumo coerentemente con queste analisi. Ma perché non ridurlo del tutto o toglierlo? Questo è ciò che non capisco.

    • Raffaele Zenti

      Per vari motivi…
      1) Le valutazioni non sono tutto (e comunque sono elevate ma non tiratissime), c’è anche il Momentum (cioè l’inerzia contenuta nelle buone performance passate, che continua ad attirare investitori – noi abbiamo un approccio Value-Momentum).
      2) Perché, a livello qualitativo, come hai visto, la soluzione inevitabile dell’impasse fiscale negli USA, nonché il ritardo nel tapering hanno ancora avuto (e forse avranno ancora) effetti positivi.
      3) Per questioni di diversificazione.

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