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AO Tutor Focus | Il punto di febbraio

Punti chiave

  • Le tre “P” della BCE. Malgrado la revisione al rialzo delle prospettive di inflazione, in scia a un tasso di crescita economica più brillante, i banchieri hanno giudicato “prematuro” modificare le linee guida per i prossimi mesi.

    Ciò significa prudenza nel modificare il tenore delle comunicazioni al mercato e pazienza e persistenza nella politica monetaria ancora per un certo periodo di tempo.

  • Lunga vita alla Abenomics, meno al QE. Notevole prova dell’economia giapponese, che ha registrato l’ottavo trimestre consecutivo di espansione e chiuso il 2017 con una crescita pari al +1,6%.

    In crescita anche l’inflazione, il cui dato core si porta allo 0,9% annuo. Un aspetto ben osservato dalla Bank of Japan che, tramite le parole del Presidente Kuroda, ha dichiarato di “iniziare a considerare l’uscita dall’attuale politica super-espansiva a partire dal 2019”, aspettandosi un continuo e graduale rialzo dell’indice dei prezzi verso la soglia target del 2%.

  • Bentornata normalità. Il mese appena trascorso è stato caratterizzato da due temi che ritroveremo nel corso di questo 2018: la correzione subita dal mercato azionario e il conseguente ritorno della volatilità. Due aspetti che riflettono il graduale ritorno alla normalità dei mercati finanziari, con la mano delle banche centrali in graduale ritirata sulle obbligazioni, e le azioni in rallentamento dopo la corsa degli ultimi anni.

Grafico del mese

Il 2018 è iniziato con una galoppata per i mercati, facendo sperare gli operatori per un altro anno di crescita no limits. Tuttavia febbraio ha portato con sé un bagno di realtà: la correzione è arrivata sul mercato, toccando tutte le principali asset class. Tutte. E adesso? Nulla di nuovo: dopo un crollo, i mercati recuperano.
 

Commento generale

Non ci siamo fatti impressionare a febbraio 2016 e non ci siamo impressionati neanche adesso. Senza cadere in tentazione, noi siamo tra quelli che pensano che le valutazioni delle principali classi di attivo (azioni, bond, materie prime e valute) siano a livello aggregato ancora decenti. Dunque, uscire da questo mercato non è (ancora) una buona strategia di gestione del rischio.

Allo stesso tempo siamo consapevoli che la pacchia sta per finire. Motivo in più per tenere alta la guardia. Il 2018 è un anno di transizione, perché la liquidità a lungo immessa dalla banche centrali verrà meno, per poi ridursi a partire dal 2019.

Se a questo macro-evento ci aggiungiamo che i tassi d’interesse di riferimento dovrebbero salire e che quindi il costo del denaro dovrebbe alzarsi, è evidente che rispetto al Bull Market degli ultimi anni qualcosa sta per cambiare.

Al momento i mercati finanziari hanno retto bene, ma di solito quando il costo del denaro sale (ed i prezzi delle obbligazioni scendono), le azioni ne possono risentire, perché si muovono variabili che ne influenzano il valore fondamentale.

Come è successo a febbraio. Tuttavia, se il costo del denaro sale meno rispetto alla crescita dei risultati operativi delle aziende, le azioni hanno buone probabilità di creare valore. Al momento, i dati sui margini offrono sufficienti margini di garanzia.

Nelle prossime settimane, i nodi da risolvere saranno:

  • chi comprerà le obbligazioni che vengono vendute dalla Fed?
  • l’aumento del costo del denaro può compromettere la crescita?
  • fino a che punto l’inflazione è destinata a salire?

Per quanto riguarda l’Italia, come abbiamo detto in un post, fino a quando il ciclo economico accelera e la BCE fa da scudo, i partiti possono prendersi una pausa (ecco perché non siamo granché preoccupati per l’esito elettorale, almeno per ora), ma prima o poi bisognerà tornare a fare i conti con la realtà.

Una diretta conseguenza di un simile contesto è rappresentata dall’andamento della correlazione tra bond e azioni: oggi ha tutta l’aria di tornare negativa (si veda il grafico seguente), motivo in più per non abbandonare il sano principio di diversificazione.
 

Snapshot mercati

I timori di mosse meno prudenti del previsto da parte delle principali banche centrali (soprattutto dal fronte americano) ha comportato la più significativa correzione sui mercati dal febbraio del 2016. Gli indici finanziari sia dei paesi Sviluppati che degli Emergenti sono crollati all’unisono, per poi comunque recuperare la maggior parte delle perdite.

Il nostro Ftse Mib si conferma ancora come il migliore tra gli indici europei, nonostante i timori di un possibile stallo politico dopo le elezioni politiche di domenica.

Anche sul fronte obbligazionario non emerge alcuna particolare turbolenza nei confronti del nostro Paese: a febbraio il rendimento del nostro BTP è calato del 6% circa, e ora offre l’1,9%. Stabile invece lo spread con l’equivalente tedesco, a quota 130 punti, in linea con la media degli ultimi cinque anni.

In generalizzato rialzo i rendimenti oltreoceano, dove il lento venir meno dell’operatività della FED (in pieno regime di Quantitiative Tightening) si sta riflettendo sul mercato.

A febbraio torna la volatilità anche sul mercato valutario: il FX Volatility Index (l’omologo del VIX per le valute, calcolato da Deutsche Bank) è salito del 12%. Un aspetto ben riflesso anche dall’andamento della nostra valuta che nelle ultime quattro settimane ha oscillato tra gli 1,25 e  i 1,21 dollari USA, chiudendo il mese in calo del 2%. Prosegue invece la fase di debolezza della valuta americana: il Dollar Index chiude in calo di circa l’1%. Infine il continuo incremento di produzione dello shale oil statunitense indebolisce il mercato del petrolio, che chiude febbraio in calo del 4%: l’OPEC ha dichiarato che non esclude una estensione del periodo di produzione a ritmi ridotti.

Valutazione per asset class

La combinazione congiunta di volatilità e correzione di febbraio non sposta eccessivamente le valutazioni dei mercati degli ultimi mesi. A pagare maggiormente le conseguenze degli ostacoli delle ultime settimane troviamo il fattore momentum dei mercati Sviluppati e delle commodities, mentre rimane saldamente positivo per gli Emergenti.

Complessivamente il mercato obbligazionario risulta ancora l’asset class più fragile, con il solo segmento Corporate in grado ancora di offrire qualche opportunità d’investimento. Dal fronte delle valutazioni si segnala il miglioramento del mercato azionario, che risente positivamente della correzione delle ultime sedute negative, e per quello delle materie prime, trainato dal settore energetico e dai metalli.
 

 
In conclusione quindi prediligiamo ancora il mercato azionario rispetto all’obbligazionario: le valutazioni relative risultano ancora in equilibrio e il momentum rimane per lo più positivo. Tuttavia preme sottolineare una dinamica che emerge dall’osservazione del mercato divisa per settori industriali.

Infatti, scomponendo il mercato globale in termini di settori difensivi e settori ciclici, questo risulta decisamente polarizzato: i settori ciclici, quelli che più riflettono l’andamento dell’economia, registrano valutazioni più care e un momentum positivo; al contrario, i settori difensivi presentano valutazioni “scontate”, ma un momentum ancora debole.

Siamo prossimi ad un punto di svolta sul mercato? Non lo crediamo, ma come emerge dal deciso crollo della correlazione tra azioni e bond, è importante ragionare in termini di diversificazione in fase di valutazione dei mercati.

[accordion title=” Come si legge il grafico?”] Con l’analisi multicriteria sintetizziamo in un’unica matrice gli indicatori quantitativi che ci permettono di fare una prima scrematura sulle opportunità di mercato offerte dalle varie asset class: azioni, obbligazioni e materie prime. Ogni asset class viene analizzata in base a quattro criteri:
  1. rapporto prezzi/fondamentali (criteri Value);
  2. momentum a breve e medio termine;
  3. analisi del rischio sistemico;
  4. contesto economico.

In base al punteggio finale ricevuto, le asset class vengono classificate dalla più interessante alla meno interessante. L’analisi multicriteria è solo uno dei tanti strumenti di analisi che utilizziamo per leggere i mercati.

Le scelte finali d’investimento vengono ponderate con l’analisi dello scenario di rischio prospettico e con un’overlay qualitativa (cioè ampie considerazioni non desumibili direttamente e semplicemente dai dati).
[/accordion]

I portafogli

La correzione del mese di febbraio inevitabilmente si riflette sulla performance recente dei nostri portafogli. Tuttavia, il deciso venir meno della correlazione tra azioni e bond ha premiato la nostra strategia di ricercare sempre un’adeguato livello di diversificazione tra le asset class presenti negli investimenti.

Un risultato reso possibile anche grazie alla diversificazione valutaria: la ripresa nelle ultime settimane del dollaro USA contro l’Euro ha arginato parzialmente le perdite complessive.

Dopo la recente modifica effettuata sui portafogli della categoria “Reddito”, che sarà riproposta a breve anche per la tipologia “Figli-reddito”, non abbiamo ritenuto necessario operare ora nuove modifiche.

Tuttavia nelle prossime settimane, conclusi gli appuntamenti elettorali in Germania e nel nostro Paese, e monitorando costantemente l’andamento delle valutazioni dei mercati, non escludiamo alcune modifiche di natura tattica ai nostri portafogli. Il tutto sarà prontamente comunicato ai clienti AO Tutor.

[accordion title=”Portafogli Obiettivo”]

I portafogli della tipologia “Reddito” sono stati rivisti di recente, sia strategicamente che tatticamente, tenendo sempre come focus di analisi l’obbiettivo principale di queste soluzioni: il rendimento cedolare. A breve comunicheremo le modifiche per la tipologia “Figli – reddito”. Per le altre soluzioni non abbiamo effettuato modifiche di asset allocation.

[/accordion] [accordion title=”Portafogli Tematici”]

Non abbiamo effettuato variazioni di asset allocation.


[/accordion] [accordion title=”Portafogli Tattici”]

Non abbiamo effettuato variazioni di asset allocation.

[/accordion] Avete altre domande? Avete bisogno di assistenza?
Scriveteci all’indirizzo: aotutor@adviseonly.com

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