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#ABCFinanza: la creazione di moneta e il ruolo delle banche centrali

A chi spetta il compito di creare moneta?

La BCE sta riducendo il peso del suo programma di Quantitative Easing e per capire quali sono le conseguenze per i mercati e per gli investitori è necessario fare un passo indietro e provare a capire meglio le dinamiche monetarie.

L’ultima volta che vi ho parlato dell’argomento spero di avervi convinto e di aver fatto chiarezza su tre caratteristiche distintive dei sistemi monetari moderni:

  1. quando si parla di moneta si parla per lo più di depositi bancari;
  2. la creazione o la distruzione di moneta è prerogativa delle banche commerciali, attraverso la concessione e l’estinzione dei crediti;
  3. il “potere” delle banche centrali è limitato.

Per quanto possa sembrare strano, le banche centrali non creano moneta perché rispetto alle banche commerciali non possono creare alcun “nuovo deposito”; in nessun modo le riserve di una banca centrale entrano nelle tasche di imprese e cittadini. Perciò, quando una banca commerciale crea un nuovo deposito, il bilancio della banca centrale non si muove. In altre parole gli istituti centrali non hanno alcuna influenza diretta sulla creazione di moneta.

come una banca centrale crea un nuovo deposito

Potenzialmente, le banche commerciali possono emettere tutta la moneta che vogliono. In realtà questo non avviene perché la capacità di nuovo credito è limitata. Un’interessante paper della banca centrale inglese individua tre vincoli principali che influenzano l’erogazione della moneta:

  1. le banche devono fare i conti con il mercato, con i rischi operativi e con la regolamentazione. Le banche commerciali non possono prestare denaro all’infinito. Come tutte le aziende, per stare in piedi a fine anno i ricavi devono essere superiori ai costi. Dal momento che il cuore dell’attività bancaria consiste nell’indebitarsi a breve per finanziare a lungo termine, o si è in grado di essere competitivi (business model e gestione dei rischi operativi) oppure a fine anno il conto economico sarà negativo;
  2. le decisioni che spingono le imprese e le famiglie a richiedere il credito. In termini di creazione di moneta fa una bella differenza se il nuovo credito serve per ripagarne uno vecchio oppure per finanziare delle nuove spese. Nel primo caso, la creazione del nuovo credito va a compensare la distruzione di moneta generata dal vecchio credito. In questo modo lo stock di moneta non cambia. Nel secondo caso, invece, il nuovo credito potrebbe finanziare dei nuovi consumi che andrebbero a modificare le previsioni di crescita ed inflazione, in aggiunta alla sostenibilità finanziaria dello stock di debito;
  3. le decisioni di politica monetaria della banca centrale. Le banche centrali cercano di influenzare il costo del denaro fissando i tassi d’interesse a breve termine (nella zona Euro si parla di corridoio dei tassi d’interesse). In condizioni normali, le decisioni della banca centrale si ripercuotono sui tassi interbancari e lungo la curva dei tassi d’interesse influenzando le decisioni di credito della banche e delle imprese e cittadini.

Dalla teoria alla pratica: l’erogazione di credito nell’Eurozona

Da qualche anno a questa parte, gli aggregati monetari (conosciuti con le sigle M1,M2 e M3) sono tornati a crescere ad un buon ritmo ed il credito ha pian piano ricominciato anche a circolare tra le imprese e le famiglie. I tassi di crescita sono ancora distanti dai livelli pre-crisi ma qualcosa si muove.

Stando all’indagine trimestrale sul credito bancario condotto dalla BCE, in questa fase non sembrano esserci enormi impedimenti sul fronte del credito:

  • per quanto riguarda i rischi operativi e l’accesso al mercato, il sistema bancario europeo non ha particolari problemi di liquidità. La regolamentazione è un freno all’erogazione di nuovo credito ma è più che bilanciato dagli effetti positivi della competizione. In poche parole le condizioni sull’offerta di credito rimangono abbondantemente accomodanti;
  • dal lato della domanda, le necessità di credito rimangono alte su tutti i fronti (imprese e famiglie). I bassi tassi d’interesse sono un forte incentivo, ma non è l’unico: le imprese chiedono nuovi prestiti per effettuare investimenti e la domanda di credito da parte delle famiglie sembra essere trainata anche da una maggiore voglia di spesa da un miglioramento di fiducia sui consumi;
  • fino ad ora la politica accomodante della BCE ha prodotto più benefici che altro. Il QE ed i tassi negativi hanno ridimensionato i margini d’interesse, allo stesso tempo hanno migliorato la liquidità delle banche e contribuito all’aumento dei volumi di credito.

Nei sistemi monetari moderni, le banche centrali svolgono un ruolo essenziale nell’oliatura del sistema creditizio, e per fare al meglio il loro lavoro hanno l’esigenza di capire quali “ingranaggi” si inceppano nel naturale processo di erogazione del credito. Fatto questo, le banche centrali cercano di correre ai ripari con gli strumenti che hanno a disposizione.

A volte, però, i tradizionali attrezzi del mestiere non bastano, ed è qui che entra in gioco la fantasia, o se vogliamo le politiche monetaria non convenzionali. Ma questa è un’altra storia.


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Scritto da

Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale.

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