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#ABCfinanza: come scegliere le azioni per i propri investimenti? Ecco le strategie

Investire in azioni è una scelta relativamente semplice. Ma un secondo dopo si insinua la madre di tutte le domande per ogni investitore: come si valuta un’azione?

Verità assolute non ce ne sono e chiunque vi proponga dei metodi infallibili per l’investimento (su internet è pieno di queste affermazioni) mente sapendo di mentire.

Ogni investitori ha il proprio approccio, che di norma può variare da un metodo meramente qualitativo a uno esclusivamente quantitativo, o da un mix dei due con un pizzico di pragmatismo determinato dall’esperienza. Se avete partecipato a qualche nostra live chat (gratuite ovviamente) o se siete assidui frequentatori del sito, vi sarete resi conto che anche tra gli utenti di Advise Only convivono diverse anime e ogni utente ha il proprio metodo di analisi. Vediamo di confrontare tra loro diverse strategie d’investimento.

come investireAnalisi fondamentale

L’analisi fondamentale parte dall’analisi dei dati di bilancio di una società (ricavi, margini di profitto, flussi di cassa) per cercare di individuare quello che può essere definito il “giusto prezzo”. L’analisi fondamentale può seguire due approcci.

  • Il confronto tra i dati storici e le valutazioni di mercato (tipicamente il prezzo, oppure la capitalizzazione di mercato). Il rapporto tra il valore di mercato e un valore fondamentale (o di bilancio) si definisce multiplo, una misura di come il mercato valuta l’impresa in rapporto a quel determinato fondamentale. Tra i multipli più comuni che potete trovare in circolazione ci sono: il prezzo/utili (o P/E), il  prezzo/patrimonio netto, il dividend yield oppure il prezzo/flusso di cassa operativo (ce ne sono molti altri).
  • Effettuare previsioni sui risultati futuri della società, partendo dai dati di bilancio. L’obiettivo è ricavare quello che potrebbe essere il prezzo futuro, mettendolo a confronto con il prezzo attuale. Questo approccio è tipico degli analisti finanziari che, per lavoro, analizzano nel dettaglio una società, fanno delle previsioni (ricavi, margini, utili) e da queste ricavano il “prezzo atteso” o “target price”.

Tenete presente che entrambi gli approcci hanno pro e contro. Sebbene i multipli siano facili da calcolare, essi possono trascurare il potenziale (positivo come negativo) futuro della società. Al contrario il secondo approccio è molto sensibile all’affidabilità delle previsioni (che, come sappiamo, non sono mai infallibili).

Analisi momentum

L’analisi momentum si concentra sull’idea di inerzia di mercato: si compra quando i prezzi salgono e si vende quando i prezzi scendono. Troppo semplice? È vero, può sembrare banale, eppure c’è una fortissima evidenza empirica che dimostra come questa semplice strategia produca buoni risultati. La ragione alla base del funzionamento di questo tipo di indicatore è che gli operatori tendono a imitarsi, a “seguire il gregge” e le mode del momento.

Di solito, per calcolare il momentum si utilizza la semplice variazione di prezzo a 12 o 6 mesi, ma si può usare anche la variazione degli utili (si parla allora di “earnings momentum”).

Secondo questa strategia d’investimento, nel caso in cui si dovesse decidere tra uno o più titoli, viene privilegiato quel titolo con maggiore momentum.

Analisi tecnica

L’analisi tecnica ha un approccio completamente differente dall’analisi fondamentale e forse meno “ambizioso”. Innanzitutto, si disinteressa della ricerca del giusto prezzo e si concentra sui fattori non razionali della domanda e dell’offerta come la paura o l’effetto gregge. L’obiettivo di un analista tecnico è dunque quello di essere dalla parte giusta del mercato al momento giusto.

In sostanza, con l’analisi tecnica si cerca di intuire i movimenti futuri dei prezzi analizzando principalmente modelli grafici e statistici. Tipicamente chi si cimenta con l’analisi tecnica pretende di anticipare i movimenti dei prezzi di mercato considerando indicatori come: medie mobili, volumi di trade, trend di mercato oppure svariate figure geometriche.

Un tipico esempio di strategia di questo tipo consiste nel comprare un titolo/indice o settore quando l’ultimo valore è superiore alla media mobile a 10 mesi e vendere nel caso opposto.

Altri approcci

Oltre alle più comuni metodologie di analisi ve ne sono altre, di pari dignità (non esistono verità assolute in questo campo): ad esempio, si può citare la pura analisi macro, che considera esclusivamente fattori come il PIL, consumi o debito pubblico; l’approccio contrarian (chiedete a Alessandro Ruocco) oppure, tra le più originali, l’utilizzo di reti neurali (se volete capire come funziona chiedete a MarketMind Research, che sul nostro sito ha sviluppato un’app tutta da provare: MarketMind) oppure leggete questo post.

Dalla teoria alla pratica

Il mondo è bello perché è vario, e la finanza non fa eccezione, anzi. La (grande) bellezza di Advise Only è che, con un semplice click, potete:

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Scritto da

Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale.

Ultimi commenti
  • Complimenti per l’articolo! Snello, elegante e preciso. Da parte mia uso l’analisi fondamentale per decidere cosa comprare/vendere, e l’analisi tecnica per decidere il quando. Questo per gli investimenti. Invece per il trading la sola ananlisi tecnica!

  • Mi associo a quanro detto da Massimo sull’articolo. Bella introduzione riepilogativa semplice e chiara. Grande Jacopo!

  • Grazie ragazzi!! 🙂

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