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Strategie di Factor Investing: il fattore value

Il Factor Investing sta cambiando il panorama degli ETF “Smart Beta” (o Alternative Beta) e aumentando le opportunità d’investimento dei risparmiatori italiani.

 

Tuttavia, l’aggiunta di strategie alternative al proprio portafoglio richiede una comprensione approfondita delle esposizioni fattoriali e delle loro proprietà. Per questa ragione nei prossimi post, passeremo in rassegna gli obiettivi e le strategie perseguite dai quattro fattori di rischio di UBS: valore (“Value”), volatilità (“Volatility”), qualità (“Quality”) e rendimento (“Dividend Yield”, o semplicemente “Yield”).

Il fattore Value: obiettivo e performance storica

“Desidero investire in società sottovalutate, evitando però quelle di scarsa qualità”

Con azioni “Value” si fa riferimento a quelle azioni che sono momentaneamente penalizzate dal mercato in quanto il prezzo è inferiore ad un ipotetico valore d’equilibrio. Il fattore Value è dunque quello serpeggiante nelle quotazioni dei titoli relativamente sottovalutati dalla Borsa e, per investire in esso, occorre innanzitutto individuare quei titoli con un prezzo basso se raffrontato ai fondamentali dell’azienda.

Nel corso degli ultimi 40 anni, il fattore Value è riuscito a generare un rendimento superiore a quello del mercato dell’ordine del 2,0% annuo: il premio al rischio Value, su base storica.

Stando agli indici MSCI, l’indice Value dei Paesi Sviluppati è cresciuto del 12% annuo (dividendi inclusi), contro il 10% dell’analogo indice a capitalizzazione.

Un po’ di storia e sviluppi dell’idea

L’idea del “Value investing” risale al lontano 1934 quando Benjamin Graham e David Dodd elaborarono alcuni principi guida[1], incoraggiando gli investitori ad investire in società che offrivano un cospicuo “margine di sicurezza”.

Nel corso degli ultimi 80 anni, il fattore Value è stato studiato e approfondito da accademici e professionisti di settore. Ad oggi esistono due grandi scuole di pensiero che giustificano il premio al rischio Value:

  • per i sostenitori della Teoria dei Mercati Efficienti (EMH), la performance superiore del fattore Value è giustificata da una maggiore assunzione di rischio;
  • secondo la Finanza Comportamentale, invece, questo premio al rischio esiste in quanto gli investitori non sempre prendono decisioni razionali.

La metodologia di UBS

Per quanto diversi studi abbiano dimostrato che i titoli Value tendono a sovraperformare gli altri titoli nel lungo periodo[2], ad oggi non esiste un’unica definizione su cosa contraddistingua un titolo Value da un altro.

In generale, i titoli Value sono quei titoli finanziari che hanno un valore fondamentale più elevato rispetto a quanto viene loro riconosciuto dal mercato ed è per questo che di solito sono contraddistinti da un rapporto prezzo / fondamentale basso.

Ma attenzione: uno dei rischi più ricorrenti nell’applicazione di strategie Value è quello di incorrere nelle cosiddette value trap, cioè in quei titoli che apparentemente sembrano Value perché hanno dei bassi multipli (rapporto prezzo / fondamentale), ma che in realtà non lo sono, in quanto il mercato non li sta sottovalutando per “errore” ma lo sta facendo per delle buone ragioni.

Ed è per questo che in UBS non ci limitiamo ad un approccio quantitativo, ma effettuiamo una selezione di pre-screening di qualità prima passare all’analisi fondamentale proprio per limitare il rischio value-trap.

Selezione titoli e costruzione del portafoglio

Dal nostro punto di vista, i veri investimenti Alternative Beta si scostano dai benchmark indicizzati alla capitalizzazione di mercato attraverso un processo standardizzato, trasparente e basato su regole di selezione titoli e costruzione del portafoglio:

  • Pre-screening con filtri di qualità per evitare la trappola del valore;
  • I titoli caratterizzati da rapporti di bassa valutazione – e che hanno superato i controlli di qualità – compongono l’universo di titoli value di UBS;
  • Ad ogni titolo viene assegnato un punteggio in base ai 4 parametri di valutazione;
  • A questo punto selezioniamo i titoli con punteggio più elevato.

Più in dettaglio, in UBS utilizziamo quattro criteri di analisi fondamentale per individuare i titoli Value inclusi nei nostri ETF, basati sui seguenti rapporti:

  1. prezzo/valore nominale – ossia prezzo del titolo corrente rapportato al valore nominale per azione nei 12 mesi precedenti;
  2. prezzo/utili – calcolato come rapporto tra il prezzo corrente del titolo e gli utili per azione nei 12 mesi precedenti;
  3. prezzo/fatturato – il prezzo corrente del titolo rapportato al fatturato per azione nei 12 mesi precedenti;
  4. prezzo/utili in contanti – è dato dal rapporto tra il prezzo corrente del titolo e gli utili in contanti per azione nei 12 mesi precedenti.

Sulla base di questi criteri individuiamo e selezioniamo le aziende con il punteggio più alto, per poi inserirle all’interno del paniere d’investimento replicato dai nostri ETF: in questo modo la strategia d’investimento Value è resa disponibile a tutti i risparmiatori.

[1] https://www.amazon.it/s/?ie=UTF8&keywords=security+analysis+graham&tag=slhyin21&index=aps&hvadid=89321090303&ref=pd_sl_1y6xorp6l0_b

[2] https://www.ubs.com/magazines/etf-insights/it/factor-investing/2015/value.html

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Scritto da

UBS ETF ha un lungo track record nella gestione di soluzioni indicizzate per i propri clienti. Nel 2001 UBS ha lanciato il primo ETF. Oggi UBS ETF propone un’ampia gamma di ETF su indici azionari, obbligazionari e alternativi quotati sulle principali Borse europee. Presente dal 2013 in Italia con un team dedicato di 3 persone, in Europa UBS ETF gestisce patrimoni per circa 38 miliardi di Euro e rappresenta il quinto operatore nel mercato degli ETF (Fonte: ETFGI al 31 dicembre 2018) con 92 prodotti quotati presso Borsa Italiana. UBS ETF fa parte di UBS Asset Management che è una delle principali società di gestione a livello mondiale, con un patrimonio in gestione di 682 miliardi di euro (al 31 dicembre 2018), di cui oltre 260 miliardi di euro in gestioni passive. Per maggiori informazioni www.ubs.com/etf.

Ultimi commenti
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    Spett. UBS,

    sarebbe da chiarire come mai il vostro ETF sull’indice MSCI EMU Prime Value (LU1215452928) dia fuori dei dividendi miseri comparati ad altri ETF sull’indice “MSCI EMU” classico.

    Leggendo il pdf dell’indice MSCI EMU Prime Value, che trovate qui: https://www.msci.com/documents/10199/b5ac7ed6-8a61-4abc-bcec-b8d2caff08ed

    l’indice “MSCI EMU Prime Value” ha un dividend yield al 30/12/2016 del 3.43%, più alto dell’indice “MSCI EMU” 3.18%

    Quindi in teoria il vostro ETF avrebbe dovuto dare un dividend yield mediamente più corposo di un ETF sull’MSCI EMU classico

    Invece il vostro “UBS ETF Factor MSCI EMU Prime Value UCITS ETF (EUR) A-dis – LU1215452928” ha dato appena € 0.37 di dividend lordi nel 2016 che sono parecchio più bassi come div. yield rispetto per esempio al “Lyxor MSCI EMU – FR0007085501”

    Prezzo Lyxor FR0007085501 al 30/12: € 44.34 >> Dividendi 2016 € 1.45 >> Yeld: 3.27%
    Prezzo UBS LU1215452928 al 30/12: € 15.59 >> Dividendi 2016 € 0.37 >> Yeld: 2.37%
    Grazie se vorrete spiegare.

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      Gentile Gianni, i dividendi del secondo semestre 2016 verranno comunicati a breve e staccati il 31 gennaio con accredito il 3 febbraio. Nel suo commento pertanto sta considerando solo quelli distribuiti nella prima parte del 2016.

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