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Arriva MiFID II: la rivoluzione della consulenza finanziaria

MiFID 2 è realtà: quali sono le maggiori novità per la consulenza finanziaria?

L’Europa e le regole per il mercato finanziario

Antefatto: nel 2004, il Parlamento Europeo ha emanato un set di regole finalizzato alla creazione di un mercato finanziario integrato. Tali regole sono contenute nella Markets in Financial Instruments Directive, meglio conosciuto come MiFID.

Tuttavia, a seguito della crisi subprime del 2008 negli Stati Uniti e di quella della zona Euro del 2011, è stato necessario operare una revisione per aggiornare e migliorare le regole vigenti. Ecco allora che il Parlamento europeo nel 2014 ha dato l’ok alla MiFID II, che il 3 gennaio 2018 entrerà in vigore in tutti gli Stati membri dell’Unione.

La “vecchia” MiFID I

La precedente normativa è entrata in vigore nel 2007 e racchiude un insieme di regole comuni all’interno dell’Unione Europea riguardo alla tutela degli investitori, all’attività delle società di finanziamento e al funzionamento dei mercati. Il tutto con un preciso obiettivo: costruire un mercato con regole uniformi tra i vari soggetti che lavorano nel mondo finanziario europeo, con il fine di tutelare il più possibile i risparmi e gli investimenti di ogni risparmiatore. L’efficacia di tutto questo complesso di regole dipende (ovviamente) da come queste sono applicate e dai sistemi di controllo adibiti per la vigilanza. Ogni Paese ha infatti un po’ di spazio di manovra nell’attuazione delle normative europee, come spesso accade quando si tratta di direttive comunitarie.

La normativa MiFID è “amica” di chi investe i propri risparmi: offre infatti grande trasparenza e rende l’investitore il più possibile finanziariamente consapevole, sottolineando l’importanza della relazione personale con il consulente. Consulente che è obbligato a essere rigoroso nel proporre soluzioni d’investimento adeguate ai reali bisogni e alle caratteristiche del suo cliente.

Queste caratteristiche saranno il risultato di quello che è conosciuto come test di adeguatezza, basato su un questionario che valuta le caratteristiche del cliente, delineando i suoi obiettivi finanziari, anche di ordine temporale, la sua conoscenza e l’esperienza per quanto riguarda gli investimenti, e la sua attitudine a fronteggiare i rischi. Si tratta di un primo passo utilissimo di avvicinamento consapevole al mondo finanziario.

Il test di adeguatezza è infatti un’arma in più a favore (soprattutto) dell’investitore. Questo perché, nel momento in cui sorge l’inevitabile necessità di affacciarsi nel mondo del risparmio e degli investimenti, è necessario stabilire quale sia il punto di partenza sul quale costruire un buon investimento. Rispondendo ad alcune semplici domande, viene delineato il profilo del cliente, utile a lui stesso per avere un’idea di quanto è finanziariamente preparato, e alla banca per potergli offrire i prodotti più adeguati.

Grazie alla normativa MiFID è quindi possibile accedere a servizi d’investimento più conformi alle esigenze dei clienti, più chiari sui costi, con un’informazione sugli investimenti più semplice e, comunque sia, completa.

Cos’è la MiFID II?

L’obiettivo di MiFID II è quello di aggiornare e completare la precedente MiFID I (che a seguito delle crisi dell’ultimo decennio ha evidenziato la necessità di alcune migliorie), sviluppandosi maggiormente sul tema della trasparenza informativa e della tutela per l’investitore.

  • Modifica del concetto di “consulenza finanziaria”. La nuova normativa è volta principalmente a delineare le caratteristiche del servizio di consulenza offerto, che deve essere il più possibile allineato con le effettive esigenze finanziarie del cliente. Inoltre un nuovo e rivoluzionario aspetto della MiFID II presuppone la specificazione della natura del servizio di consulenza offerto: cioè se questa avviene sotto forma indipendente o meno. In altre parole, gli eventuali conflitti d’interesse tra consulente e cliente, che da sempre gettano un’ombra sul mondo del risparmio gestito italiano, dovrebbero essere più evidenti.
  • Maggiore trasparenza informativa sui costi degli strumenti finanziari. Con MiFID II diverrà obbligatorio effettuare una rendicontazione dettagliata di tutti i costi, sia in valore assoluto che in percentuale, di ogni singolo strumento e transazione finanziaria, in modo da rendere comprensibile l’impatto sulla performance dei costi dell’investimento. Questo processo deve essere garantito per tutta la durata dell’investimento, in modo da rendere consapevole l’investitore dei costi effettivi da lui sostenuti.
  • Maggiore trasparenza sulle transazioni proposte all’investitore. Le operazioni dovranno essere riportate in forma scritta, archiviate e opportunamente motivate. Infatti il consulente sarà tenuto a effettuare un’analisi costi/benefici per ogni operazione di cambio di prodotto, dimostrando che i benefici dall’operazione proposta superano i costi. Molto spesso, fino ad oggi, il cambio di prodotto (lo switch) veniva proposto per vendere un prodotto con costi di commissione più alti, chiaramente a beneficio del consulente o dell’intermediario. Da gennaio sarà più difficile.
  • La valutazione dell’adeguatezza degli investimenti sarà rafforzata. Questo aspetto era già presente in MiFID I, ma con la nuova normativa sarà ulteriormente rafforzato. Infatti, come riporta direttamente la normativa: “Se un’impresa di investimento offre la gestione di portafoglio o ha informato il cliente che effettuerà periodicamente una valutazione di adeguatezza, la relazione periodica conterrà una dichiarazione aggiornata che spieghi perché l’investimento corrisponde alle preferenze, agli obiettivi e alle altre caratteristiche del cliente.”  Inoltre la valutazione dell’adeguatezza dovrà essere effettuata nel continuo. Questo significa che occorre verificare regolarmente che una soluzione d’investimento proposta a un cliente continui ad essere adeguata col passare del tempo. Il che non è scontato: i mercati oscillano, i rischi cambiano, caratteristiche, bisogni ed esigenze dei clienti anche. Ciò che era adeguato ieri potrebbe non esserlo domani.

Come si evince dai punti sovrastanti, la normativa MiFID II punta a essere un valido supporto nelle decisioni d’investimento dei risparmiatori, offrendo una maggiore tutela e trasparenza e aprendo alla possibilità di accedere a servizi d’investimento maggiormente in linea con le effettive esigenze dei clienti, più chiari sui costi e con un’informativa più semplice (ma pur sempre completa) sugli investimenti proposti. Nei confronti dei consulenti invece, MiFID II chiede di essere rigorosi nel proporre soluzioni d’investimento adeguate ai reali bisogni e alle caratteristiche di clienti.

La MiFID II vista dal mondo finanziario

Come spesso accade quando ci si muove verso una maggiore trasparenza, ci sarà una parte dei consulenti e degli intermediari che sapranno trarne un grande beneficio, potendo mettere in mostra le proprie abilità di gestione e soprattutto la loro buonafede.

Un’altra parte, invece, quella che fino ad oggi si è mossa tra le luci e le ombre generate da una burocrazia e da un linguaggio (forse) volutamente troppo complicato, si vedrà obbligata a rivedere il proprio metodo di lavoro. E magari dovrà rispondere a domande scomode di quei clienti messi di fronte a costi e decisioni davvero poco chiari.

Quello di MiFID II è un tentativo lodevole di semplificare la comunicazione e la condivisione di informazioni tra il mondo finanziario e il cliente finale. Se è la storia a dirci che ce n’era un disperato bisogno, sarà sempre la storia a dirci se MiFID II sarà stato un intervento di successo.


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