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Che cosa sono le obbligazioni? E come funzionano? Parte 2

Cosa sono e come funzionano le obbligazioni bancarie

Nella scorsa puntata abbiamo visto che cosa sono le obbligazioni.

Ma cosa c’è dietro le quinte quando ci offrono un’obbligazione bancaria? Cioè: come funziona in realtà un collocamento obbligazionario di un obbligazione bancaria? Andiamo ora ad esaminarlo, in termini semplificati ma aderenti alla realtà nella sostanza.

Il procedimento

All’inizio di ogni anno o di ogni semestre il direttore commerciale di una banca assegna alla rete commerciale un budget di commissioni di collocamento da raggiungere nel periodo.

Ciò comporta che ad intervalli regolari la banca collocatrice contatti degli emittenti (tipicamente altre banche che desiderano finanziarsi) per capire chi sia interessato ad emettere delle obbligazioni da distribuire presso i propri sportelli.

Selezionati gli emittenti in base al rischio ed all’appetibilità commerciale del nome, a parità di altre condizioni il collocatore normalmente sceglie quello disposto a pagare il tasso di interesse più elevato sull’obbligazione di propria emissione.

Supponiamo che l’emittente su una obbligazione a 5 anni si dichiari disposto a pagare un tasso del 4,5% per anno.  A questo punto il collocatore dice all’emittente “Senti caro emittente, facciamo così, io le tue obbligazioni riesco a piazzarle anche con un tasso del 3,50%, quindi 1% all’anno me lo trattengo io come commissione di collocamento (in totale circa il 5%) che mi sconterai dal prezzo di emissione e tu paghi una cedola sull’obbligazione del 3,5%. “

Presi questi accordi che non hanno nulla di scorretto e sono ampiamente documentati sul Prospetto Consob, l’emittente emette delle obbligazioni che trasferisce al collocatore a 95 euro ciascuna, il collocatore poi le vende a 100 euro l’una. Come un negoziante che compra all’ingrosso e rivende al dettaglio a prezzi più elevati.

Quindi alla fine:

  • l’emittente ha raggiunto il suo scopo di raccogliere dei fondi pagandoli circa il 4,5% all’anno (3,5% all’anno più 5% anticipati che sommati su 5 anni fanno circa un costo complessivo di 4,5% all’anno);
  • il collocatore, pure, raggiunge il suo obiettivo, guadagnando le commissioni di collocamento pari al 5% dell’ammontare collocato.

Spesso accade che a causa dell’alto carico commissionale le obbligazioni bancarie abbiano rendimenti inferiori a quelli ottenibili sui titoli di Stato emessi dal paese presso il quale la banca ha sede.

In un mercato normale ciò NON dovrebbe succedere. Invece nella realtà accade tutti i giorni. Ciò è dovuto alla cosiddetta asimmetria informativa, cioè al fatto che la banca è in possesso di informazioni che il pubblico non conosce (e quindi ne trae un vantaggio per sé). Vero è che sul Prospetto, che ogni cliente dovrebbe leggersi prima di acquistare una obbligazione, le commissioni e le comparazioni con titoli di Stato similari sono esplicitate, è un obbligo di legge. Tuttavia nella realtà quasi nessuno lo legge mai (sbagliando). E quindi la banca collocatrice approfitta di questa “pigrizia” dei sottoscrittori consigliando per le loro scelte d”investimento il prodotto su cui essa guadagna di più, non necessariamente quello che rende meglio e che quindi è più adatta al risparmiatore.

Tutto chiaro?

Immaginiamo questa situazione: una signora vende una casa ed intasca 100.000 euro. Va dall’addetto titoli della filiale della sua banca e gli chiede che obbligazione comprare, volendo la signora ricevere delle cedole periodiche ad integrazione della propria pensione.

Se l’impiegato rispondesse “un BTP a 5 anni” la banca guadagnerebbe circa lo 0,40% come commissione di negoziazione per l’esecuzione dell’ordine di acquisto sul mercato secondario, se invece risponde “la nuova obbligazione a 5 anni che stiamo attualmente collocando” il guadagno commissionale per la banca sarebbe di ben altra entità attestandosi intorno al 2,5% (il che vuol dire che nel primo caso la banca guadagna 400 euro, nel secondo caso 2.500 euro).

Se la signora sapesse comparare il rischio ed il rendimento dei due titoli farebbe una scelta diversa: comprerebbe il BTP. Ma, come abbiamo detto, esistono le asimmetrie informative.

Questo esempio spiega molto bene perché i consigli andrebbero chiesti solo a consulenti realmente indipendenti a non a chi guadagna dalla vendita dei propri prodotti, è come immaginare che un venditore di jeans Levi”s mandi un cliente in un magazzino H&M dicendo: “I loro jeans sono uguali ai nostri ma costano un terzo!”. Vi sembra forse realistico???


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