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Come nasce un contratto a termine… sul bergamotto

I derivati, quegli strumenti finanziari “brutti e cattivi”, nascono per soddisfare esigenze comuni e del tutto ordinarie. Ad esempio mantenere sotto controllo il prezzo del bergamotto durante l’inverno.


Sono in molti ad odiare gli strumenti derivati: futures, opzioni, contratti a termine (o forward), swap, CDF, e via dicendo. Già, perché i derivati sono spesso visti come una forzatura artificiosa del mondo degli investimenti. Sono legati all’idea di speculazione, di elevato rischio e, spesso, di attività losca. In effetti, alcuni disdicevoli episodi finanziari (come i famigerati derivati del Monte dei Paschi di Siena e la crisi dei subprime statunitensi) hanno contribuito ad alimentare queste convinzioni popolari.

La finanza del bergamotto

Ma la realtà è che i contratti derivati sorgono spontaneamente dall’attività commerciale umana. I derivati nascono infatti per soddisfare esigenze molto semplici e per nulla legate alle speculazioni ad alto rischio. Ora ve lo mostro con un esempio reale avulso dal mondo della finanza.

Nei giorni scorsi mi è arrivata la newsletter di un’azienda che vende online frutta e verdura. Trovandoci ora all’inizio della stagione del bergamotto (per chi non lo conoscesse, è un fantastico agrume mediterraneo, tipico della Calabria), nella newsletter mi propongono quanto segue:

bergamotto

In sostanza, mi prospettano di ricevere per tutta la stagione autunnale e invernale un certo quantitativo di bergamotto a un prezzo fissato oggi. Essendo il prezzo bloccato per tutta la stagione, se aderisco alla proposta non subirò gli effetti delle oscillazioni di mercato (per esempio, l’anno scorso durante l’inverno il prezzo del bergamotto è salito molto). Ebbene, signori, che cosa abbiamo qui? Un contratto a termine. Sul bergamotto. Ovvero un forward nuovo di pacca sul bergamotto, un bel derivato… sul bergamotto.

L’origine di forward e futures

E vi dirò di più. Se il contratto in questione fosse standardizzato per ammontari e scadenze, e gestito tramite una Borsa (che in buona sostanza annulla il rischio controparte, cioè il rischio che io paghi ma poi non riceva il bergamotto pattuito), be’, avremmo un contratto futures.

I contratti forward e i futures su indici azionari, tassi d’interesse, divise, commodities e ogni altra forma di attività finanziaria sono nati proprio così. In modo naturale, e non per speculare aggressivamente, o destabilizzare un mercato. Non c’è nulla di male nei derivati in sé. Possono solo essere utilizzati male. Ad esempio creando prodotti eccessivamente complessi, incomprensibili per i più, allo scopo principale di annegare all’interno del prodotto commissioni elevate – tipico utilizzo malsano dei derivati.

Ma non è colpa dei derivati, bensì di chi li utilizza per biechi fini.


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Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

Ultimi commenti
  • Salve.Complimenti all’autore per la sintesi e il simpatico riferimento. In effetti la “finanza del bergamotto” è vecchia di quasi 4.000 anni; la menziona già Aristotele (Politica, a-11, 1259 a.c.), narrando di Talete di Mileto, e di come la sapienza del filosofo possa tradursi in abilità speculativa.
    L’aneddoto delle olive di Talete è noto in finanza, e usato come incipit in molti articoli e pubblicazioni, vedi per esempio
    https://www.tokos.it/olive-tulipani-draghi-e-monete/,
    oltre naturalmente a far scervellare gli studenti del Ginnasio; mi fa piacere apprendere, grazie a Raffaele Zenti, che l’idea è sempre attuale, in agricoltura come in finanza!
    Marco Vinciguerra

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