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Diversificazione di portafoglio: uno sguardo cinico – Parte I

Con l”aria di crisi che aleggia sull”area Euro ed i mercati finanziari nervosi e volatili, tutti ambiamo ad avere un portafoglio ben diversificato. Ma la diversificazione di portafoglio è indubbiamente un concetto sopravvalutato. E del quale spesso si abusa: di conseguenza, è anche un concetto maltrattato.

Vediamo innanzitutto di che si tratta: cioè, che cos’è la diversificazione di portafoglio? E’ una tecnica basilare di costruzione e gestione di un portafoglio d’investimenti. In breve, significa ripartire il capitale in una ragionevole varietà d’investimenti, nella speranza che non vadano tutti male contemporaneamente.

Il principio ha evidentemente le radici nel buon senso, prima che nella teoria di portafoglio, e quindi risale alla notte dei tempi. Il Talmud, raccolta di leggi ebraiche creata oltre 2000 anni fa, suggerisce di dividere il denaro in tre parti: un terzo in immobili, un terzo in azioni e un terzo in riserve liquide. Nel primo atto de “Il mercante di Venezia”, scritto alla fine del XVI secolo, Shakespeare fa dire ad Antonio che la sua ricchezza è “ripartita su differenti vascelli, in differenti luoghi ed è destinata a maturare in tempi diversi”. E nel 1738 il grande matematico svizzero Daniel Bernoulli affermava con precisione che “…è consigliabile suddividere i beni esposti al rischio, anziché metterli a rischio tutti insieme contemporaneamente”. Insomma, l’idea di diversificazione viene da lontano ed è ben radicata in tutte le culture.

Il concetto di diversificazione è intimamente legato a quello di correlazione: una misura di quanto due o più investimenti si muovono “insieme”. Sarebbe più corretto parlare di comovimenti – la correlazione è solo un modo, e nemmeno il migliore, di misurare i comovimenti – ma non importa, non stiamo qui a sottilizzare. Per cogliere immediatamente il concetto di correlazione, diamo uno sguardo ai due grafici sottostanti: nel primo sono rappresentati i prezzi (quotazioni giornaliere su Borsa Italiana, Fonte Bloomberg, ribasate a 1 a inizio periodo per renderle confrontabili) di due ETF altamente correlati, Lyxor ETF DAX (azioni Germania) e Lyxor ETF FTSE 100 (azioni UK); nel secondo due poco correlati, ETFS Physical Silver (argento) e Lyxor ETF MSCI GREECE (azioni Grecia). La prima coppia nell’ultimo anno ha avuto correlazione 0.80, la seconda coppia 0.08.

Affidandoci per motivi di brevità ad una definizione intuitiva, che è quanto serve per afferrare il concetto principale, diciamo che la correlazione oscilla tra 1 e -1: se è 1 significa che le due attività si muovono in massima sintonia, se è -1 tale sintonia si esprime in negativo: se una sale, l’altra scende. E in mezzo a questi due estremi ci sono tutte le sfumature…

Da una rapida disamina ai grafici risulta abbastanza evidente che attività poco correlate sono candidate ideali per costruire un portafoglio diversificato: se una va male, magari le altre vanno bene, o quantomeno meglio. Ed è per questa ragione che i gestori di portafogli analizzano (qualitativamente o quantitativamente) le correlazioni tra diversi investimenti, privilegiando quelli che hanno bassa correlazione. Questo è il principio. La pratica può riservare sgradite sorprese.

Il problema della diversificazione è che spesso diminuisce proprio nel momento del bisogno. Guardate la tabella riportata a seguire.

Come è costruita? Ho considerato diverse coppie di categorie d’investimento e, per ciascuna coppia, ho calcolato la correlazione in due differenti situazioni: mercati positivi e mercati negativi (vale a dire turbolenti e sotto stress). La discriminante tra questi due regimi nei quali si possono trovare i mercati finanziari è fornita da un indice pubblicato da Bloomberg, il Bloomberg US Financial Conditions Index, che assume valore negativi in situazioni di crisi finanziaria, mentre è positivo nelle situazioni più tranquille. Ho utilizzato dati settimanali di fonte Bloomberg, relativi al periodo 10/5/96 – 29/5/11, ciascuno nella sua divisa d’origine.

Analizzando la tabella si nota ad esempio come le azioni Euro e le azioni giapponesi abbiano una correlazione di 0.38 con mercati positivi, che sale molto (del 50% circa) quando i mercati diventano negativi e turbolenti (va a 0.56). In modo analogo, sale anche la correlazione tra azioni Euro e quelle USA, quelle cinesi, quelle indiane, quelle brasiliane e l’indice dei metalli preziosi. Altre coppie di attività mantengono invece sempre correlazioni basse (cioè non troppo distanti da 0), sia con mercati positivi che negativi, addirittura manifestando riduzioni di correlazione quando i mercati sono sotto stress. Parliamo di tutte le coppie che includono l’oro, le obbligazioni governative a medio lungo termine (i BTP a 10 anni) e le obbligazioni a brevissimo termine (BOT). L’analisi è molto ridotta, ma dà un’idea di come vanno le cose.

Infatti, riassumendo i risultati mostrati nella tabella, possiamo dire che:

  • le correlazioni tra molti investimenti sono asimmetriche – sono relativamente basse quando tutto va bene, ma aumentano quando le cose si mettono male, cioè nelle crisi finanziarie; in altri termini la paura è più contagiosa dell’ottimismo;
  • esistono poche tipologie d’investimento che “tengono botta” – soltanto l’oro e i titoli di Stato di paesi considerati solidi sembrano offrire protezione ai risparmi, stando all’analisi delle correlazioni svolta.

Siamo arrivati al nocciolo del discorso: quando i mercati finanziari diventano turbolenti, l’investitore spesso si ritrova con un portafoglio non così ben diversificato come vorrebbe. Magari, dopo aver ripartito i propri investimenti maggiormente rischiosi in azioni di varie aree del globo, il risparmiatore si imbatte in un momento di panico dei mercati e si ritrova con la performance del portafoglio polverizzata, perchè tutti gli investimenti si sono mossi nella stessa direzione. Negativa. Si direbbe che, come un amico traditore, la diversificazione sparisca nei momenti di necessità.

Ma è proprio così? Oppure siamo di fronte ad un enorme equivoco? E soprattutto che cosa fare in pratica sui propri portafogli personali?

Sono sicuro che una rapida occhiata alla lunghezza di questo articolo vi convincerà che la risposta è destinata a finire in un post futuro…

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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