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HomeCAPIRE LA FINANZAFINANZA PERSONALEGli italiani e le polizze: la conoscenza non è “assicurata”

Gli italiani e le polizze: la conoscenza non è “assicurata”

Quanto ne sanno gli italiani di assicurazioni? Non più di quanto ne sappiano di finanza. Quindi, ancora abbastanza poco. È quanto segnala la relazione annuale sull’attività svolta nel 2020 dall’IVASS, l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni1.

“Nel 2020”, si legge nella relazione, “è proseguito il test di alfabetizzazione assicurativa, commissionato all’Università Bicocca-Milano e a Doxa e finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico”.

Un’iniziativa “rivolta a un campione rappresentativo della popolazione italiana composto da 2.000 individui di età superiore ai 18 anni”, che “si propone di colmare l’assenza, anche a livello internazionale, di un sistema di misurazione del livello di conoscenze e competenze assicurative e dei risultati di una strategia volta a rafforzarle”.

 

Cosa è emerso dall’indagine?

Quel che è venuto fuori è che:

• gli uomini hanno livelli di alfabetizzazione assicurativa più alti rispetto alle donne;
• i giovani e gli anziani sono i meno alfabetizzati e i più sotto-assicurati;
• il Nord è più alfabetizzato rispetto al resto dell’Italia.

Come è emerso anche in diverse indagini sulle conoscenze finanziarie degli italiani condotte dalla Consob, l’indice aumenta man mano che sale il grado di istruzione degli intervistati, in particolare di quelli con almeno un diploma di scuola superiore.

 

Assicurazioni nella selva dei nostri “bias”

Anche qui, per chi ci segue la musica è già nota: da parte degli intervistati c’è un eccesso di fiducia nelle proprie conoscenze. È la famigerata “overconfidence”, che genera un certo dislivello tra quello che crediamo di sapere e quello che davvero sappiamo, come mostrano i dati che riportiamo qui di seguito.
 

 
Non è finita qui. Il 69% degli intervistati ritiene infatti di non avere bisogno dei consigli dell’assicuratore né di doversi affidare a fonti informative esterne, facendo emergere quello che in finanza comportamentale è noto come “bias dell’autonomia”: l’illusione, cioè, di essere i principali agenti delle proprie vite, laddove un grado molto elevato di autonomia percepita determina grande o grandissima sicurezza e poco o niente stress.

Un eccesso di fiducia, insomma, che si coniuga all’overconfidence con effetti potenzialmente letali per il proprio portafoglio: l’assicurato è spinto infatti a scelte poco efficaci e in realtà ben poco consapevoli.

 

Come si comportano gli italiani?

Ma sono venute a galla anche tante informazioni sui comportamenti italiani. Per esempio, anche se timorosi dei rischi che corrono, gli intervistati non sempre accedono alle relative coperture.

Non ci credete? Ecco qualche dato a supporto.
• I timori più sentiti per il presente o il futuro riguardano problemi di salute per malattie o infortuni nel 76,7% dei casi. Tuttavia, una polizza malattia è sottoscritta dal 10,6% degli intervistati e quella infortuni solo dal 20,2%.
• Il timore di calamità naturali è maggiore al Sud e nelle Isole rispetto al Nord, ma è proprio al Nord che si riscontra una maggiore sottoscrizione di queste polizze: 20% contro il 4,1% al Sud e il 3,5% nelle Isole.
 

Ma il punto di partenza è incoraggiante

La logica assicurativa – intesa come capacità di individuare i corretti collegamenti logici tra concetti in ambito assicurativo – si attesta su livelli “sufficientemente adeguati”, più alta per gli uomini e nelle fasce di età 18-34 anni e 35-54 anni, e positivamente correlata con il livello di scolarizzazione.

“Questo”, commenta l’IVASS nella sua relazione annuale, “suggerisce che il cittadino italiano, se accompagnato a maturare una conoscenza di base e dei prodotti, avrebbe la capacità di trarre delle conseguenze decisionali corrette”.

Il 65,9% dichiara di avere una buona propensione alla valutazione delle diverse offerte, più marcata negli uomini che nelle donne: si riduce all’aumentare dell’anzianità e cresce invece con la scolarizzazione.

 

Tutto chiaro per tutti? No, ecco perché

Ma il set informativo dei prodotti assicurativi e le clausole contrattuali sono abbastanza chiari? Strano ma vero, chi ha una minore scolarizzazione segnala un indicatore di comprensibilità maggiore rispetto agli individui più colti.

C’è un perché. La scarsa comprensibilità, l’opacità e la complessità delle polizze sembra essere rilevata di più da chi è più consapevole della sua importanza: perché dispone di strumenti interpretativo-culturali maggiori, perché è più abituato ad assicurarsi provenendo dal settore privato, oppure perché ha un certo grado di autonomia decisionale.

Chi non dispone di questi strumenti o non ha fiducia nelle sue competenze in materia assicurativa tende a rilevare meno criticità, insomma.

In ogni caso, la scarsa comprensibilità risulta tra le principali cause di mancata sottoscrizione della polizza (50%), subito dopo il costo (67,5%) e prima della sfiducia nei confronti delle assicurazioni (42,4%) e delle esperienze negative pregresse (28,7%).
 

 

Ghost insurance e ghost broking

Quante volte l’abbiamo detto? L’IVASS lo ribadisce: i vincoli alla mobilità a seguito della pandemia hanno modificato i comportamenti dei consumatori accelerando il ricorso ai canali digitali per la ricerca di beni e servizi; di pari passo, però, sono cresciuti i rischi di frodi informatiche, che hanno interessato anche il settore assicurativo.

Nel 2020, le segnalazioni di frodi informatiche “sono risultate in sensibile crescita e hanno riguardato per la maggior parte dei casi la promozione e l’offerta di polizze assicurative r.c. auto a prezzi particolarmente convenienti tramite siti internet non riconducibili ad agenti o broker”.

Il fenomeno, conosciuto a livello internazionale come “ghost insurance” o “ghost broking”, è particolarmente nocivo poiché, spiega l’IVASS, “in aggiunta alla truffa, causa importanti conseguenze per le vittime che, ingannate da allettanti prospettive di risparmio, si ritrovano senza la copertura assicurativa, incorrendo in multe, fermo amministrativo del veicolo e, in caso di sinistro, nel rischio di essere chiamati a pagare in proprio i danni causati”.

Come difendersi dalle trappole?

La truffa colpisce soprattutto il settore delle polizze r.c. auto obbligatorie, percepite come costose e semplici da acquistare via web. Attenzione: “I siti che offrono queste polizze utilizzano loghi e immagini del tutto simili a quelli di compagnie realmente esistenti o richiamano illecitamente i riferimenti abilitativi di intermediari regolarmente iscritti nel RUI (il Registro Unico degli Intermediari, n.d.a.)”.

Trappole per boomer? Non proprio: a cadere vittime di questa rete sono spesso giovani, abituati a navigare e a interagire su internet. Ma non per questo più attrezzati per difendersi da tutte le insidie.

 



1. Relazione annuale Ivass

 

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