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BollettinoAO | L’euro rende incerto il cammino della BCE, la FED ridimensiona la crescita degli Stati Uniti

La BCE vede dell’incertezza nell’apprezzamento dell’euro che rischia di indebolire la ripresa dell’inflazione. Gli Stati Uniti crescono, ma per la FED non è abbastanza. C’è fiducia sulla crescita dell’Italia.


Quali sono stati i fatti salienti della settimana?

  • L’incertezza della BCE.  Come era ampiamente atteso dal mercato, la riunione della BCE è stata per lo più incentrata sul recente apprezzamento dell’euro. Il Presidente Mario Draghi ha dichiarato che “l’andamento della moneta unica rappresenta una fonte di incertezza“. Infatti, il rafforzamento dell’euro sta avendo un effetto restrittivo sulla crescita dell’ inflazione, le cui stime sono state corrette al ribasso per il prossimo biennio. Per quanto riguarda il Quantitative Easing in corso, bisognerà attendere la prossima riunione del 26 ottobre per avere indicazioni più precise sul piano di uscita.
  • Beige Book e FED. La pubblicazione del Beige Book da parte della FED ha alimentato nuovi dubbi sulla crescita degli Stati Uniti. Infatti, nonostante solo la settimana scorsa la crescita del PIL del secondo trimestre è stata corretta al rialzo, il report descrive un’economia che avanza ad un ritmo “tra il modesto e il moderato“, con un’inflazione e un tasso di crescita dei salari ancora deboli. Inoltre è stata espressa preoccupazione sull’andamento del mercato automobilistico, in progressivo calo oramai da diversi mesi. La FED nel mentre si prepara ad iniziare le manovre di riduzione del proprio bilancio: nuove indicazioni le avremo dalla prossima riunione del 19-20 settembre.
  • L’Italia cresce. La nota economica dell’ISTAT ha confermato quanto osservato la settimana scorsa: l’Italia cresce, e la crescita la possiamo leggere in modo omogeneo su tutti i settori dell’attività economica del nostro Paese: infatti, sono segnalati in aumento gli investimenti e i consumi sia delle famiglie che delle imprese. Anche gli indici di fiducia sono da segnalarsi in miglioramento, in particolar modo per il settore manifatturiero e dei servizi.

Grafico della settimana

Una piccola curiosità finanziaria: c’è una stagionalità nell’andamento dei mercati? Per rispondere a questa domanda abbiamo analizzato 53 anni di rendimenti mensili di uno degli indici azionari più importanti al mondo, lo S&P500, il principale indice americano. I dati parlano chiaro: i mesi primaverili e invernali risultano i migliori (storicamente parlando), al contrario di quelli estivi, dove soprattutto settembre risulta il peggiore.

Come si sono mossi i mercati

È stata una settimana negativa per le principali piazze finanziarie mondiali, dove ha pesato l’escalation bellica sul fronte asiatico. Anche il nostro FTSE MIB chiude in negativo, rimanendo comunque uno degli indici migliori da inizio anno (+13,4%). A livello settoriale si segnala il positivo rialzo del settore energetico, trainato dalla ripresa del petrolio, in scia con i crescenti timori di uno scontro militare. Note negative per il settore delle telecomunicazioni e per quello finanziario, su cui ha pesato “l’attendismo” di Draghi che ha rimandato al prossimo ottobre la comunicazione di indicazioni più precise sul piano di uscita dal Quantitative Easing.

Dal fronte obbligazionario non si registrano movimenti particolari: in lieve calo i rendimenti offerti sia sul segmento corporate che governativo e contestuale rialzo dei prezzi (presenti nella tabella sottostante). Lo Spread tra il nostro titolo decennale e il titolo governativo tedesco risulta in linea con la media dell’ultimo periodo, a quota 165 punti.

Prosegue la fase di debolezza del dollaro USA: se contro l’euro “non c’è partita”, con la nostra moneta unica in rialzo dell’1,5% anche questa settimana, anche contro la sterlina inglese e lo yen giapponese è confermata la fase di deprezzamento. Per le materie prime, continua la risalita dell’oro, in qualità di bene rifugio, insieme alla ripresa del petrolio con il Brent tornato a quota 55 dollari al barile.

In agenda

Ecco i principali dati macroeconomici che saranno pubblicati nel corso della prossima settimana (fonte: Bloomberg).

Europa – Per l’Eurozona saranno comunicati i valori della produzione industriale del mese di luglio, attesa in crescita sia su base mensile che su base annuale. Da Germania, Spagna e Francia avremo indicazioni sull’inflazione del mese di agosto, mentre dall’Italia attenzione al dato della produzione industriale del mese di luglio, attesa in calo dello 0,3% su base mensile.

Regno Unito – Anche per il Regno Unito saranno comunicate indicazioni relative all’inflazione del mese di agosto, attesa in crescita allo 0,4% su base mensile. Inoltre per giovedì è attesa la riunione della Bank of England, da cui tuttavia non si aspettano annunci rilevanti riguardanti la politica monetaria.

USA – Oltre ai soliti dati settimanali sul mercato del lavoro, dagli Stati Uniti avremo indicazioni relative all’inflazione del mese di agosto, insieme all’andamento della produzione industriale e all’indice di fiducia sullo stato di salute dell’attività economica dell’università del Michigan, atteso in calo a 96,5 punti, dai 96,8 precedenti. Sarà inoltre rilasciato l’indice Empire relativo al settore manifatturiero, atteso anch’esso in calo.
Giappone e Emergenti – Per il Giappone, dopo la revisione al ribasso sul PIL, attenzione al dato della produzione industriale. Quest’ultima sarà comunicata anche per Russia, India e Cina; inoltre dalla Banca Centrale della Russia è atteso un taglio di 50 punti base del tasso d’interesse principale, ora fermo a quota 9%.


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