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Perchè le società che comprano azioni proprie rendono di più delle altre?

Il grafico che vi proponiamo mostra l’indice S&P500 Total Return (linea arancione) a confronto con l’Indice S&P500 Buyback (linea bianca). Questo indice è stato progettato per misurare le prestazioni di una selezione di titoli, tutti con lo stesso peso, con i più alti indici di “buyback ratio” del S&P500.

Il “buyback ratio” (o rapporto di riacquisto) è definito come il rapporto tra denaro utilizzato nel riacquisto di azioni ordinarie della società nei quattro trimestri precedenti, diviso per la capitalizzazione totale di mercato delle azioni ordinarie in circolazione all’inizio del periodo di riacquisto. In poche parole il rapporto tra azioni proprie comprate dalla stessa società sul totale delle azioni in circolazione.

Le azioni di queste società hanno ottenuto un rendimento cumulativo di quasi 3 volte superiore a quello del generico S&P500 negli ultimi 20 anni, come si può vedere dal grafico.

buyback

Ecco alcuni esempi di titoli azionari presenti in questo insieme:

  • Coca Cola. Isin: US19122T1097
  • JOHNSON & JOHNSON, US4781601046
  • GameStop Corporation, US36467W1099
  • Time Warner Cable Inc., US88732J2078
  • Life Tecnologies, US53217V1098

Perché queste azioni sono andate meglio?

Se una società riacquista azioni proprie, lo fa perché crede in se stessa e perché ha i mezzi liquidi per farlo. Questo di solito è indice di valore, che prima o poi si riflette nelle performance.

Dunque il “buyback ratio” può essere un indicatore da tenere particolarmente in considerazione quando si vuole valutare un titolo azionario.

 

Volete cimentarvi nella creazione di un portafoglio secondo questo indice? Sul nostro sito è possibile, ed è più semplice di quanto possa sembrare, provateci!

Scritto da

Alessandro Ruocco è un Consulente d'Investimento Indipendente. Diplomato in Lingue Straniere e laureato in Scienze Biologiche con specializzazione in Etologia, dopo la laurea ha deciso di fare della passione per la Borsa ed i mercati il suo lavoro, ottenendo nel 2000 un Master di Consulenza. In ambito finanziario/economico è specializzato in asset management azionario e con ETF, preferibilmente sui mercati esteri. Tratta e guarda con diffidenza valute e commodities, lascia ad altri obbligazioni e bond vari, non tratta, e mai tratterà, strumenti derivati di nessun tipo. Come Consulente Indipendente non ha conflitto d'interesse con i clienti, in quanto non tratta direttamente i loro soldi. Ottimista per definizione, sopporta poco e male l'eccessivo pessimismo che i media compiacenti stanno diffondendo a piene mani sui mercati. È fortemente convinto che il mondo si salverà, nonostante esistano individui come ZeroHedge e Roubini.

Ultimi commenti
  • È vero, spesso il ricorso al Buy Back è indice “di valore”, ma metterei in guardia da facili entusiasmi. Se
    guardiamo esclusivamente le quotazioni azionarie ineluttabilmente, a patto che ci sia stato annullamento delle azioni, si determinerà un incremento dei valori
    azionari nonchè dell’EPS, ma questo, secondo il mio parere, non implica necessariamente un incremento del valore intrinseco della società per i seguenti motivi:

    1) la società riduce liquidità utile per eventuali investimenti e acquisizioni (in determinate situazioni incrementa persino i debiti!), rinunciando spesso a opportunità che si potrebbero presentare sul mercato;

    2) in alcune circostanze potrebbe determinare un declassamento della società (penso che non sia il caso di imprese con grandi disponibilità liquide). Di contro tali operazioni potrebbero migliorare gli indici di redditività del capitale investito nel qual caso il giudizio non potrebbe che essere positivo;

    3) può significare che il managment non sappia più come investire i denari e ritenga opportuno favorire l’investimento nella stessa società per mancanza di alternative più redditizie (o anche perché non sia tanto capace o magari è più semplice vivere di rendita). Come azionista mi chiedo, se come alternativa non sarebbe più corretto distribuire gli utili e nel qual caso far decidere esclusivamente all’azionista se reinvestire nella stessa società o indirizzare tali risorse ad investimenti alternativi Quest’ultima critica deve essere esaminata tenendo in considerazione che le operazioni di Buy Back, cos’ì come la distribuzione di utili, formalmente nascono da decisioni dell’assemblea dei soci, ma sappiamo anche quanto influenti siano i top manager nelle public company nel condizionare gli stessi soci;

    4) bisognerebbe analizzare come viene retribuito il managment. Se tali compensi sono fortemente
    ancorati all’incremento dell’EPS sarei parecchio dubbioso sull’operazione di buy Back a fronte dell’influenza che esso provoca sull’utile per azione. Vedrei più che un “incremento di valore” una “distruzione di valore intrinseco” per gli azionisti, diversa sarebbe la mia opinione se per esempio il parametro sia “l’utile d’esercizio” che in un’operazione di Buy Back rimarrebbe inalterato ceteris paribus.

  • bisognerebbe vedere il confronto tra corso azionario delle societa ad alto tasso di buyback e il rapporto prezzo/utili durante lo stesso periodo. Perchè le operazioni di buyback fanno aumentare l’utile per azione e di conseguenza anche il prezzo dovrebbe salire per manterere il rendimento del titolo costante.

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