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Riassunto mensile di maggio: accordo in extremis sul debito Usa, fari puntati sui tassi

Tra i nuovi scricchiolii delle banche regionali e il braccio di ferro sull’innalzamento del tetto del debito Usa, le Borse hanno sofferto un po’ il mal d’America. Listini europei appesantiti inoltre da un’inflazione che ha dato segnali di persistenza con il dato di aprile.

In Cina, dopo il balzo iniziale la manifattura ha rallentato. Su Pechino il mercato vede incertezza derivante pure dalle tensioni politiche con gli Usa per la partita di Taiwan.

Fari puntati sui meeting di giugno delle banche centrali. Ma anche sull’andamento dell’economia, con i primi sintomi di rallentamento emersi principalmente da vari indici anticipatori.

 

I fatti salienti del mese di maggio

Il mese è iniziato con il salvataggio della banca statunitense First Republic, acquisita da Jp Morgan Chase, che ha consolidato ancor di più il primato di più grande banca d’America.

La Fed ha ritoccato il costo del denaro di un altro quarto di punto, portandolo nella forbice 5-5,25%. Ora potrebbe aprirsi il margine per una pausa nei rialzi, anche in considerazione delle crisi bancarie regionali.

Dopo i crolli di Silicon Valley Bank, Signature Bank e First Republic, anche PacWest è finita in difficoltà sulla notizia della ricerca di un compratore. Le crisi di liquidità regionali, secondo la Fed, provocheranno nuove strette monetarie incidendo sul Pil.

Il dato sul carovita, intanto, ha rallentato ulteriormente scendendo al 4,9% e ai minimi da due anni a questa parte.

Il vero evento saliente, però, è stato il braccio di ferro tra il presidente Usa Joe Biden e il presidente del Congresso Kevin McCarthy sull’innalzamento del tetto al debito. L’accordo è poi arrivato in extremis, con il voto favorevole della Camera nella notte italiana fra il 31 maggio e il primo giugno.

Sono arrivati un grappolo di dati macroeconomici importanti: l’economia statunitense nel primo trimestre è cresciuta dell’1,3%, sopra le attese. Mentre il Pil della Germania è calato di uno 0,3%, portando Berlino in recessione tecnica (due trimestri consecutivi in negativo).

Bene, invece, l’Italia che ha messo a segno un +0,6% nei primi tre mesi del 2023, portando la Commissione europea a ritoccare al rialzo le stime per l’intero anno (+1,2%), in scia a quanto già fatto dal Fondo monetario internazionale (+1,1%).

I dati dell’inflazione di maggio hanno visto i prezzi imboccare il crinale della discesa quasi ovunque: in Italia il dato più alto, con un +7,6% (dal +8,3% di aprile). Spagna al 3,2%, dal 4,1% di aprile, Francia al 5,9% (in lieve crescita su un mese fa) e Germania al 7,2% (7,4% ad aprile).

 

 

Il dato sui prezzi è particolarmente significativo perché determinerà le future mosse della Banca centrale europea. L’ultima riunione, il 4 maggio, ha visto la Bce portare il costo del denaro a quota 3,75% per i rifinanziamenti principali e 3,25% per i depositi.

In Giappone da un paio di mesi è iniziata l’era di Kazuo Ueda alla guida della banca centrale. Ebbene, la sua decisione di mantenere una politica monetaria accomodante per raggiungere il target dell’inflazione la 2% ha messo di buon umore i mercati.

Sempre in Asia si segnalano i Pmi contrastanti dalla Cina: quello stilato da Caixin-S&P Global ha segnato un miglioramento a quota 50,9, dai 49,5 del mese precedente.

Sul fronte ucraino, si sono registrati tentativi diplomatici sia dalla Cina che dal Vaticano, ma finora non hanno riportato successi significativi. Al netto di questo, il prezzo del gas ha continuato a scendere toccando in minimi da oltre due anni.

 

Come si sono mossi i mercati

In Europa il Ftse Mib ha perso il 3,79%, sotto quota 27mila punti. Giù anche il Dax tedesco, dell’1,6%, e il Cac40, del 5,2%.

Negli Usa l’S&P 500 è salito del 1,7%. Sugli scudi il Nasdaq, che ha guadagnato l’8,14%.

In Asia, il Ftse China A 50 ha perso il 6,8%. Va peggio però l’Hang Seng a Hong Kong (-8,35%). In Giappone, Nikkei su del 7,04%.

Sul fronte obbligazionario, il rendimento del bond decennale Usa è cresciuto al 3,67% (dal 3,53%). In Europa lo spread Btp/Bund è lievemente sceso, a 178 punti base. Su il rendimento del Btp decennale, al 4,07%, così come il Bund tedesco a 10 anni, a 2,29%. Oat francese decennale a 2,86%.

Per quanto riguarda le commodity, l’oro è scambiato a 1.960 dollari l’oncia, con un piccolo deprezzamento nel corso dell’ultimo mese. Il gas naturale europeo a fine mese si è attestato a 24 euro al megawattora, in robusto calo dai 38 del mese scorso. Il petrolio è sceso a 72 dollari al barile per il Brent (in calo da quota 80 dollari). Wti sui 68 dollari Usa.

Sul fronte valute perde valore l’euro sul dollaro, ora scambiato a 1,06 dollari.

 

Cosa monitorare nel mese di giugno 2023

I grandi protagonisti del mese di giugno sono i dati economici sulla crescita, ma anche e soprattutto le mosse delle banche centrali (in particolare Fed e Bce). Dovesse materializzarsi una decelerazione del passo dei rialzi, il mercato potrebbe prenderla particolarmente bene. In particolare, la Bce tornerà a riunirsi il 15 giugno, dopo la Fed (13-14 giugno).

In questo mese, inoltre, scadranno senza essere rinnovati 477 miliardi di Tltro, ovvero i finanziamenti agevolati della Bce alle banche, un’altra leva significativa in mano a Francoforte per restringere la liquidità disponibile. Questo potrebbe portare a nuove tensioni sul credito anche se, come ricordano spesso tutte le autorità, il sistema bancario europeo è solido e molto ben patrimonializzato.

Infine, sempre grande rilevanza alla guerra in Ucraina e sul come e se ci sarà l’annunciata controffensiva di Kiev. E, nel caso ci fosse, se porterà qualche risultato in grado di generare una svolta sul campo di battaglia.

 


 

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